Sondrio , 24 agosto 2014   |  

Africa: un continente in movimento

Il libro, con prefazione di Romano Prodi, approfondisce le dinamiche di una delle aree più effervescenti del pianeta e aiuta a comprendere anche il fenomeno dell'emigrazione

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“Uno strumento prezioso per conoscere in modo completo ed equilibrato la realtà e i problemi di questo grande continente, potenziale protagonista del mondo che cambia” così Romano Prodi definisce nella prefazione “Africa –Un continente in movimento” di F. Bonaglia e L. Wegner- ed. Il Mulino pag. 240, € 18, un libro che dovrebbe essere letto da chi è interessato a conoscere le dinamiche del continente nero e obbligatoriamente da chi intende affrontare, scrivere o semplicemente discettare sul problema dell’immigrazione. Soprattutto da chi dovrebbe trovare soluzioni a un problema che rischia, per come è stato fin qui affrontato secondo una lettura ideologica ispirata al politically correct, di non trovare alcuno sbocco realistico. Troppo spesso, infatti, affrontiamo, a tutti i livelli, il problema dell’immigrazione con una buona dose di approssimazione, senza conoscere la realtà estremamente complessa del fenomeno.

Questo libro aiuta a conoscerne un aspetto non secondario quale quello della base da cui partono le migliaia di disperati che rischiano la loro vita per sottrarsi a guerre, persecuzioni o semplicemente a un futuro di miseria. Gli autori hanno, infatti, compiuto una puntuale radiografia dell’attuale situazione del continente africano, supportata da un ampio apparato statistico, mettendone in luce le enormi potenzialità, senza tacerne le croniche debolezze, sottraendosi così ai due estremi che caratterizzano spesso le analisi sul continente: l’afropessimismo e l’afroeuforia.

La ricerca condotta dagli autori conduce i lettori  alla scoperta di un continente estremamente variegato, dove coesistono enormi progressi compiuti con situazioni di povertà e vulnerabilità, dove strutture istituzionali “che non hanno spesso operato nell’interesse generale” continuano, al contrario, “a proteggere gruppi ristretti, in genere élite urbane a discapito del settore agricolo, con effetti negativi sul funzionamento dei meccanismi di mercato, l’allocazione delle risorse e le scelte d’investimento”. Ne è conseguito una concentrazione della ricchezza nelle mani di un’élite ( le centomila persone più ricche detengono il 60% della ricchezza dell'intera Africa) senza tradursi in posti di lavoro e migliori servizi lasciando, quindi, le fasce più povere in uno stato di disagio che può essere superato solo con “politiche mirate a promuovere una crescita più inclusiva…ed una migliore partecipazione e rappresentazione politica delle varie istanze –sociali, religiose, etniche- all’interno dei paesi”. 

Segnali positivi provengono, comunque, dalla forte crescita che, nell’ultimo decennio, ha caratterizzato diversi paesi ( nel 2012,  16 dei trenta paesi con la maggior crescita al mondo sono africani), in cui un migliore clima per fare impresa e programmi di liberalizzazione dell’economia hanno richiamato gli investitori esteri , privati ed istituzionali. Rimangono ancora sfide enormi “in termini di creazione di posti di impiego (soprattutto per una popolazione giovane in rapida espansione), lotta alla povertà (soprattutto rurale) e miglioramento della qualità della vita” e “l’esacerbarsi delle disparità di ricchezza” con sei dei dieci paesi più diseguali al mondo che si trovano nell’Africa subsahariana.

Esiste, d’altra parte, il grande patrimonio di ricchezze in risorse naturali, minerarie e idrocarburi, ma anche agricole che possono sostenere una nuova stagione di sviluppo la cui responsabilità, secondo gli autori, è tutta “africana”. Anche se non dovrà mancare il sostegno esterno dei soggetti internazionali – paesi donatori e istituzioni private- che dovranno semmai impostare il loro partenariato su nuove basi “che siano mutualmente convenienti”.

La conclusione dello studio non lascia dubbi in tal senso: “il successo dell'Africa dipenderà dalla qualità delle politiche pubbliche, dall'impegno dei governi a un uso responsabile delle risorse e dalla capacità dei cittadini di monitorare il loro operato. La lotta contro la corruzione è cruciale. La strada è quella di rinforzare le capacità del settore pubblico e di costruire una massa critica di cittadini informati, stimolando il dialogo su ciò che funziona in Africa e condividendo conoscenze sulle soluzioni alle sfide africane. Il futuro dell’Africa si basa sulla conoscenza, l’imprenditorialità e il buon governo”.

Concordiamo infine con quanto scrive Romano Prodi al termine della prefazione, quando sottolinea come “l’Africa del futuro è un grande opportunità per tutto il mondo” di cui non sembra accorgersi l’Europa che “pur essendo il più grande donatore e pur avendo legami economici assolutamente unici……..non sembra in grado di eleborare una politica capace di interpretarne il futuro”. L’incapacità europea di interpretare i segni dei tempi, per quanto attiene il presente e il futuro dell’Africa, non è estranea, a nostro avviso, alla mancanza di una politica lungimirante idonea ad affrontare anche il problema dell’immigrazione cercando di creare sul continente africano le condizioni, assenza di guerre e creazione di condizioni di vita degne a partire dal lavoro, che non obblighino migliaia di africani ad abbandonare i rispettivi paesi.

 

 

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