Sondrio, 11 ottobre 2016   |  

Crisi impianti funiviari: «occorre un nuovo modello di turismo invernale»

Dopo anni di prosperità il settore turistico legato agli sci sta vivenfo momenti difficile, l'unica soluzione è reinventare l'offerta

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Nella nostra provincia, come in altre zone dove è presente il turismo invernale,  quello dei trasporti funiviari è un settore che vive attualmente una condizione di crisi strutturale e, nonostante ciò, è un settore irrinunciabile data la sua dipendenza quasi simbiotica con le altre imprese del turismo.

 

Secondo Michele Fedele della Cisl di Sondrio, «la crisi gestionale del settore degli impianti a fune è una naturale conseguenza della crisi di quel modello di turismo invernale che abbiamo conosciuto negli ultimi anni».

 

Il turismo invernale, legato all’attività sciistica, si è sviluppato in modo sostanziale a partire dagli anni ottanta, raggiungendo la fase “matura” all’inizio degli anni duemila per poi avviarsi, negli ultimi anni, verso una fase discendente. «Non è difficile immaginare le ragioni di tale discesa se si tiene in debito conto la costante diminuzione dei praticanti le attività sciistiche registrata negli ultimi anni - Commenta il rappresentante della sigla sindacale - I giovani, infatti, anche per via dei costi, sono meno attratti dagli sport invernali. Essi sono meno numerosi rispetto a qualche anno addietro, ciò anche per un dato demografico e, soprattutto, hanno meno disponibilità economiche, pertanto, risultano meno propensi ad essere “clienti” delle stazioni sciistiche». 

 

Al contempo, coloro che hanno conosciuto negli anni passati il turismo invernale di massa e che rappresentano oggi la generazione con maggiori disponibilità economiche, via via, anche per l’avanzare dell’età, riducono la pratica dello sci ma possono essere annoverati tra i turisti amanti della montagna seppur con un interesse meno legato alla pratica sciistica  e con un’attenzione rivolta verso altre gratificazioni che la montagna può offrire, quali: soggiorni benessere, termalismo, enogastronomia.

 

Attualmente, anche nelle nostre località turistiche, la pratica dello sci si mantiene con fatica grazie per lo più alla clientela proveniente dai paesi dell’est europeo, quali  Polonia, Repubblica Ceca e Russia, cioè paesi dove il turismo invernale di massa rappresenta ancora una novità.

 

«L’offerta dei servizi legati allo sci, ed in particolare quella degli impianti di risalita, risulta in eccesso rispetto alla consistenza numerica della clientela e ciò è ravvisabile soprattutto in Alta Valle, nelle località di Bormio e Valfurva, dove gli investimenti sugli impianti funiviari sono stati consistenti negli ultimi tempi anche in virtù dei campionati mondiali di sci alpino del 2005 - conclude Michele Fedele - Gli investimenti infrastrutturali di una certa consistenza hanno rilevanti costi per il loro mantenimento e non è più sufficiente il solo ricorso ai finanziamenti pubblici. Occorrono partecipazioni alla gestione “allargate”, magari di tipo consortile che coinvolgano in compartecipazione tutti i soggetti del settore turistico provinciale, ma queste devono stare dentro un piano turistico strategico capace di ripensare il modello di turismo invernale». 

 

Un nuovo modello di turismo, cioè, che valorizzi oltre alla neve anche altre risorse quali, ad esempio, quelle derivanti dall’enogastronomia e dal termalismo, anche attraverso adeguate operazioni di marketing. 

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