Sondrio, 21 ottobre 2015   |  

Dio o niente. L'anima africana della fede

Il giornalista francese Nicola Diat a colloquio sulla fede con il cardinale africano Robert Sarah

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«Ho letto Dio o niente con grande profitto spirituale, gioia e gratitudine. La sua testimonianza della Chiesa in Africa, della sua sofferenza durante il tempo del marxismo e di una vita spirituale dinamica, ha una grande importanza per la Chiesa, che è un po' spiritualmente stanca in occidente. Tutto ciò che Lei ha scritto per quanto riguarda la centralità di Dio, la celebrazione della liturgia, la vita morale dei cristiani è particolarmente rilevante e profondo». In questo passaggio della lettera che il papa emerito BenedettoXVI ha inviato al card.Robert Sarah è riassunto  il libro-intervista  "Dio o niente. Conversazione sulla fede” , frutto del lavoro del giornalista francese Nicola Diat  pubblicato da Cantagalli (Siena 2015, pp. 374, euro 22,00).

Al di là del marketing editoriale,  che lo ha lanciato con grande successo in Francia e poi da noi in Italia,  estrapolando alcuni riferimenti specifici e forti al dibattito sinodale, il libro non è tanto la storia  di un figlio dell’Africa, che partendo da un piccolo villaggio della Guinea, Ourous, è oggi cardinale a Roma, ma l’autobiografia spirituale di un uomo fortemente attratto da Cristo. In quest’ottica va letta  la storia del figlio unico di una famiglia di contadini  che matura la propria vocazione a contatto con l'intensa spiritualità dei missionari spiritani, presenti nel villaggio, e che perviene al sacerdozio, a ventiquattro anni, nel 1969 in un contesto sociale e politico estremamente difficile come quello che si trovava a vivere la Guinea sotto la dittatura marxista di Sékou Touré.

In epoca di infatuazioni per certe declinazioni politiche della religione, il giovane prete non si lascia attrarre dalle lusinghe del potere e non nasconde la propria opposizione verso il regime marxista. Pur sapendo di fare un gesto non gradito al regime, Paolo VI decide, nell’aprile 1978, di chiamare  don Sarah all’episcopato; la sua consacrazione a vescovo avverrà però solo nel dicembre del 1979, per le resistenze del presidente Sékou Touré. Sarà il vescovo più giovane del mondo.

Da vescovo della capitale Conakry, i rapporti con il potere politico si faranno sempre più difficili e solo la morte del dittatore, nel marzo 1984, eviterà a mons. Sarah di essere giustiziato, comparendo il suo nome in una lista di persone da eliminare. Nel 2001 verrà chiamato da Giovanni Paolo II a Roma come segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Benedetto XVI lo sceglie come presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum nell’ottobre del 2010 e nel concistoro del novembre successivo lo crea cardinale; successivamente, nel 2014, Francesco lo ha destinato a presiedere il dicastero vaticano che si occupa della liturgia. Tutti questi papi sono ricordati con affetto e ammirazione, ognuno per il proprio carisma. 

Nell'opera, il card Sarah fa rivivere al lettore il percorso di una fede alimentata da una forte spiritualità - da vescovo ogni due mesi faceva un ritiro di tre giorni in assoluto digiuno -  che si respira leggendo le pagine dedicate alla formazione, alla preghiera, alla contemplazione, alla liturgia, alla pietà popolare fino alla mistica.

Alla luce di questa intensa vita spirituale assume un valore particolare anche la decisa difesa dei valori dottrinali (sulla famiglia, sull'aborto e l'eutanasia,  sul  gender e l'omosessualità, sui novissimi) perché si percepisce che non è il dottore della legge che parla (anche se il cardinale è anche uomo con un ricco curriculum accademico), ma l'uomo di fede. Una fede che affonda le sue radici in una cultura africana congenitamente aperta all'annuncio evangelico che gli fa "affermare con solennità che la Chiesa d'Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l'insegnamento di Gesù e del magistero".

E se il messaggio non fosse sufficientemente chiaro, ricorda, non senza una punta di sottile cristiana perfidia, che fu grazie a quanto deciso dalla Chiesa d'Africa e dal Concilio di Cartagine del IV secolo in materia di celibato sacerdotale, che il papa Pio IV, nel XVI sec, respinse le pressioni dei principi tedeschi che chiedevano il matrimonio per i preti. E la sua Africa, "la nuova patria di Cristo" come l'ha definita Paolo VI, anche oggi, come allora, farà la propria parte anche a fronte degli europei che " non credono più in quello che ci hanno donato". 

Leggendo "Dio o niente" si viene in contatto  con quell'anima africana  dove «si trova - secondo Benedetto XVI-  un tesoro inestimabile che rappresenta un immenso "polmone" spirituale  per un'umanità che appare in crisi di fede e di speranza». In questo senso si può dire che il libro del card. Sarah sia una vera e propria boccata di ossigeno, rigenerante della nostra fede stanca e accomodante, che da tempo ha abdicato al diventare per ogni cristiano " la forma, la  molla di tutta la sua vita privata e pubblica, personale e sociale.

 

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