Sondrio, 13 settembre 2016   |  
Opinioni   |  Economia

I 90 km sulla statale 36: la solita astuzia italiana

Poiché Anas non garantisce la manutenzione, abbassa i limiti di velocità. Ma se fino a ieri la strada sopportava i 100 km orari perché oggi non è più in grado di farlo? È aumentata la soglia di sicurezza e mancano nuovi parametri? Si proceda a realizzarli velocemente senza penalizzare il traffico che in gran parte è turistico, fonte principale di ricchezza del territorio.

galleriaMonte Piazzoinaugurazione

Statale 36, la galleria Monte Piazzo

Fino a ieri la statale 36, unica arteria che collega la Valtellina a Milano e al resto d'Italia, era percorribile a 100 km orari per il semplice motivo che la strada era stata progettata per sopportare quel limite di velocità.

Con l'usura del tempo e, soprattutto, senza le opportune manutenzioni che sarebbero spettate ad Anas, da oggi il limite è sceso a 90 km orari. Aspettiamoci fra qualche anno una ulteriore diminuzione a 80 Km perché Anas si cautelerà con lo stesso criterio: no manutenzione, no velocità adeguata per i veicoli.

Questi magnifici funzionari di stato che si accomodano su prestigiose poltrone di società pubbliche risolvono i problemi come quei sindaci che non facendo manutenzione di alcune strade comunali, per evitare contenziosi con automobilisti la cui vettura finisca in un buco per il cedimento dell'asfalto, fanno piazzare dalla polizia locale un bel cartello d'obbligo (quelli rotondi per intenderci) con transito a 10 km orari. In pratica una velocità che, a stento, una utilitaria riesce a tenere innescando la prima marcia. Così, se un malcapitato transita a 11 km all'ora, rimane suonato: è colpa sua perché non ha rispettato il limite.

È il classico provvedimento all'italiana: per pararmi il fondo schiena sai che faccio? Visto che la legge me lo consente (e se non me lo consente forzo la norma con qualche cavillo che un buon avvocato riesce sempre a trovare), abbasso il livello di prestazione e così va tutto a posto.

Non importa se, nella fattispecie la Valtellina, una delle province più laboriose d'Italia, verrà penalizzata. A me che me frega? Io sto a Roma, comodamente seduto sulla mia bella poltrona di burocrate e mi faccio gli affari miei. Devo compiacere a “quelli che contano” e che mi hanno messo su questa bella poltrona, qui a Roma.

I Valtellinesi chi? Ma se quei poveracci che stanno pure a Nord della Cispadania sono 180.000 che cavolo vogliono? Pretendono pure che si faccia manutenzione delle loro strade? Ebbè, ma non c'è più religione.

Se agli intoccabili burocrati romani qualcuno spiegasse che il costo, solo in termini economici, che dovranno sopportare la Valtellina e il Lecchese sarà di molto superiore a quello che un'azienda di Stato degna di tale nome, per statuto, dovrebbe affrontare mantenendo in buono stato le strade, forse non si accederebbe la lampadina in testa, ma li aiuterebbe ad essere un po' più solerti nel svolgere il loro compito.

In questa vicenda, a parte il senatore Crosio, unica voce tonante, stupisce la timidezza di istituzioni come le Province, che seppur ridotte nelle loro disponibilità finanziarie, dovrebbero però essere le vessillifere di una sacrosanta battaglia a sostengo dei propri territori. Presidenti Della Bitta e Polano, se ci siete, battete un colpo.

Un pizzico di energia tra voi, magari coinvolgendo qualche omologo monzese e della città metropolitana, non guasterebbe. Proprio voi che fate politica a tempo pieno dovreste sapere che non basta avere i diritti, in questo Paese. Occorre avere la forza per farli rispettare.

Allora unitevi e per il bene dei vostri amministrati sollevate la voce e, se occorre, pure un polverone fino nei corridoi dei palazzi romani. Le testate di Alpi Media Group, Valtellinanews e Resegoneonline (ma, siamo certi, anche molte altre) non vi farano mancare l'appoggio necessario.

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