Sondrio , 21 ottobre 2016   |  
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Referendum: se passa il Sì che cosa cambia per gli abitanti della montagna?

Dopo aver portato a casa un Sì convinto e motivato del noto costituzionalista argentino, Diego Armando Maradona, ora il Fronte del Sì mistifica, sconvolgendolo, il pensiero di Don Luigi Sturzo. Siamo alle comiche finali.

Diego Maradona

Diego Armando Maradona si sarebbe espresso a favore del "Sì" al Referendum costituzionale

Volentieri pubblichiamo questa lettera che, con soave leggerezza, mette i doverosi puntini sulla "u" di Würer, affrontando un argomento, quello del referendum costituzionale del 4 Dicembre, che tutto è fuorché un appuntamento elettorale da sottovalutare.  

Caro Direttore

il dibattito, o meglio la propaganda, sul tema referendario sta assumendo toni sempre più alti in termini di strepitio polemico, non certo di approfondimento dei contenuti, con un’affannosa corsa a raccogliere adesioni prestigiose al fronte del Sì alla riforma costituzionale. 

Dopo aver portato a casa un Sì convinto e motivato del noto costituzionalista argentino, Diego Armando Maradona, ora è la volta di Don Luigi Sturzo. Lo fa il ministro Graziano Del Rio che, in un’intervista di sabato al Corriere delle sera, se ne esce con questa affermazione «Partiamo da un dato: avere una Camera delle autonomie è un passo avanti enorme. Fa partire un federalismo ordinato, che elimina i contenziosi infiniti che si sono creati negli ultimi anni. È un’operazione culturale, nel segno di autonomisti come Einaudi, Sturzo e Cattaneo. È una semplificazione». 

Purtroppo,  il compiacente intervistatore si è limitato a registrare la risposta, passando alla domanda successiva, senza evidenziare la grossolana forzatura. Perché la riforma costituzionale che saremo chiamati a confermare  accentua un centralismo statalistico, penalizzando oltre misura i poteri delle regioni e le autonomie dei corpi intermedi che sono alla base del principio di sussidarietà: quanto di più lontano dal pensiero politico del fondatore del Partito popolare, don Luigi Sturzo. 

Lasciando ad altri l’eventuale smentita per quel che riguarda Einaudi e Cattaneo, per quanto attiene il fondatore del Partito Popolare, vorrei qui ricordare  queste due citazioni. La prima tratta dall’Appello ai liberi e forti del  18 gennaio 1919 :

"Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private;… vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l'autonomia comunale, la riforma degli enti provinciali, e il più largo decentramento nelle unità regionali». 

La seconda ripresa da un intervento al congresso di Venezia del Partito popolare del 23 ottobre 1921 in cui così definiva il ruolo della Regione che pur essendo “un unità convergente e non divergente dello stato….. deve essere un ente elettivo-rappresentativo, autonomo, amministrativo-legislativo, sommando in se stessa tutti gli interessi collettivi locali dentro i limiti del proprio territorio… dotato di finanza propria con facoltà di imporre tributi e che... statuisca leggi e approvi regolamenti tali da aver vigore nell'ambito del proprio territorio». Concetti riproposti e difesi anche nel dopoguerra all’entrata in vigore della costituzione repubblicana, dove semmai si accentuò il suo contrasto allo stato accentratore e “sempre più invadente” come da lui descritto in un articolo del 1955.

Conclusione, come direbbe il Cincinnato d’Abruzzo, "che c’azzecca” don Sturzo con questa riforma costituzionale? Si rassegni il buon Del Rio e si accontenti  di avere  come testimonial del Sì, Maradona e Benigni, ma lasci in pace don Sturzo e, forse, anche Einaudi e Cattaneo. (m.g.)

P.S. Per la serie "che c’azzecca" con la riforma costituzionale.

Si prenda questa dichiarazione del sen. Del Barba, rilasciata in margine alla presentazione del  manifesto “Montagne per il SI, SI per le Montagne” :“La Costituzione assegna alla montagna un posto particolare. Già l’articolo 44 comma 2 invita il legislatore a porre attenzione particolare alle terre alte. Con la riforma, il principio viene potenziato. Si fa riferimento all’area vasta. Molti aspetti della riforma valorizzano le autonomie locali e danno grande attenzione ai territori. Da oggi si attiva una forte rete di amministratori e di politici che operano sulle aree montane. Così, non si può più dire che la montagna scivola ai margini dell’attenzione politica”.

Qualcuno sa dire, in maniera concreta e puntuale, cosa  cambia per noi abitanti della montagna se passa la riforma?

 

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