Sondrio, 05 ottobre 2016   |  
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Referendum tra aspettative e realtà

La realtà è testarda e quando le decisioni riguardano il bene di tutti occorre saper fare i conti con il popolo, il grande assente dalle decisioni che dovrebbero riguardarlo.

referendum trivelle

“Tanto peggio per la realtà!” sembra abbia risposto il grande filosofo Hegel messo di fronte ad una contraddizione delle proprie previsioni. La frase mi è tornata alla mente considerando gli eventi referendari di questi ultimi tempi anche stimolato dalla lettura dell’articolo di Massimo Nava pubblicato sul Corriere della Sera del 4 ottobre. Di cosa stiamo parlando?

Innanzitutto del referendum cosiddetto Brexit che ha sancito la decisione della Gran Bretagna di lasciare l’UE. Poi del referendum svizzero che rifiuta la presenza dei lavoratori stranieri in Ticino. Del referendum ungherese voluto dal governo contro le regole europee sull’immigrazione che non ha raggiunto il quorum e infine quello forse più sorprendente, il referendum in Colombia che ha bocciato i termini dell’accordo tra il governo e le formazioni della guerriglia Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia).

Che cosa accomuna queste consultazioni pur così diverse per contenuto e area geografica? Il fatto che i risultati sono stati fortemente in contrasto con quello che molti si aspettavano. Ma chi sono questi molti?

Qui sta il vero problema. Infatti per i referendum Brexit, Ungheria e Colombia il risultato è andato contro le attese dei governi che lo avevano voluto; nel caso svizzero contro gli stessi immediati interessi economici del territorio.

Si aspettavano un risultato diverso evidentemente i governi ma anche tutto un sistema mediatico a livello europeo o addirittura mondiale (come per la Colombia) che li avevano sostenuti.

Emerge così quello che appare oggi uno dei problemi più gravi delle democrazie: la separazione tra le élite e il popolo. Non penso solo ai governi ma a tutto quell’articolato sistema di relazioni che comprende i media, le corporazioni economiche, i grandi poteri finanziari internazionali.

È quello che abbiamo visto accadere in queste settimane anche in Italia dove, a favore dell’approvazione del referendum costituzionale si sono succedute prese di posizione da parte di Confindustria, di finanzieri internazionali e perfino dell’ambasciatore americano.

La realtà tuttavia è testarda e quando le decisioni riguardano il bene di tutti occorre saper fare i conti con il popolo, il grande assente dalle decisioni che dovrebbero riguardarlo.

Colpisce particolarmente la bocciatura degli accordi in Colombia che servirebbero alla costruzione di un clima di pace dopo decenni di sofferenze. Tuttavia le parti in causa non possono non tener conto dei drammi vissuti in Colombia a causa del conflitto che ha portato lutti, sofferenze e povertà per moltissime persone. Sembrano averlo capito gli stessi guerriglieri (speriamo ex…) che pensano di migliorare quegli accordi.

Da tutti questi esiti referendari viene comunque un grande richiamo: la politica deve tornare tra il popolo e dal popolo riprendere energia per capirne necessità e aspettative reali ed essere capace di dare le adeguate risposte. Ha detto papa Francesco sull’aereo qualche giorno fa «quando succede che in un Paese qualsiasi ci sono due, tre, quattro candidati che non danno soddisfazione a tutti, significa che la vita politica di quel Paese forse è troppo politicizzata ma non ha tanta cultura politica (…) Ci sono Paesi che sono troppo politicizzati ma non hanno cultura politica, senza un pensiero chiaro sulle basi, sulle proposte».

L’ultima frase papa Francesco la riferisce in particolare all’America Latina, che ben conosce, ma credo che una politica «senza un pensiero chiaro sulle basi e sulle proposte» sia purtroppo di casa anche tra noi e i «due tre quattro candidati» che non sanno rappresentare un intero popolo possiamo facilmente individuarli anche nel nostro panorama nazionale, per non dire europeo.

C’è un gran lavoro da fare per chi abbia a cuore il bene del nostro Paese, un lavoro innanzitutto educativo capace di ascoltare e valorizzare e rappresentare il positivo che è largamente presente nel nostro popolo.

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