Sondrio, 07 ottobre 2016   |  
Opinioni   |  Politica

Se i cervelli fuggono dall'Italia è un male, se fuggono dall'Africa è un bene

I curiosi punti di vista e i misteri della politica, del buonismo un tanto al kilo e del politicamente corretto.

italiani 9ba3e7a9762c21573d4d568944d6615a1e5887 mv2

Caro direttore,

ieri è stato rilasciato uno studio della sociologa Delfina Licata, il «Rapporto Italiani nel mondo 2016» della Fondazione Migrantes della Cei,  da cui emerge che  sempre più italiani, soprattutto giovani, lasciano l’Italia senza più farvi ritorno. «Nel 2015 sono espatriati 107.529 nostri connazionali, il 6,2 % in più di quelli partiti l’anno prima: ebbene, di questi 107 mila, 39.410 avevano tra 18 e 34 anni...». Una vera e propria fuga di cervelli.

Immediate sono arrivate le reazioni del mondo politico, con contrapposte opinioni a seconda degli schieramenti. Mi limito a citare l’intervento misurato del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ammonisce: «Dobbiamo fare in modo che ci sia circolarità. I giovani devono poter andare all’estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia».

 Al riguardo vorrei richiamare l’attenzione sua e dei lettori su come un medesimo fenomeno, la fuga dei cervelli da un paese, possa avere chiavi di lettura diverse a seconda della prospettiva in cui ci si pone.

Se  il paese di partenza è l’Italia, la notizia “ fa male” al premier Renzi,  anche se a fronte delle partenze il patrimonio dei neo laureati italiani è minimamente intaccato stante l’altissimo numero di laureati esistente, e bisogna fare in modo che, è sempre Renzi che parla “i ragazzi che vogliono andarsene possono farlo, noi dobbiamo creare un clima che permetta loro di tornare».  

Spostiamoci ora in Africa, base di partenza dei migranti che arrivano sulle nostre coste. Quando un laureato o un tecnico intraprende un viaggio della speranza alla ricerca di opportunità in Europa, che gli stessi vescovi africani giudicano “inesistenti e illusorie”, priva il proprio paese della già scarsissime risorse professionali che sarebbero necessarie per creare le condizioni di sviluppo sociale che non renda più necessario partire.  

E’ appunto pensando a questo fenomeno che gli stessi  vescovi africani invitano i loro giovani a “utilizzare i  talenti e le altre risorse disponibili per rinnovare e trasformare il nostro continente perché l’Africa ha bisogno di voi”.

Non trova strana, per non dire ipocrita, caro direttore, questa logica dei due pesi e due misure con cui questo delicato argomento viene trattato, o meglio oscurato, nel confuso dibattito in essere sul fenomeno migratorio?  

Perché la fuga dei cervelli dall’Italia andrebbe disincentivato, perché impoverisce il paese, mentre quello da un qualunque paese africano andrebbe favorito prospettando chissà quali opportunità lavorative? Perché come dice il nostro premier “ noi dobbiamo creare un clima che permetta loro di tornare” e invece se qualcuno avanza timidamente la proposta di dirottare investimenti in Africa, in modo coordinato e controllato, per consentire  a quei giovani di far valer il sacrosanto “diritto a non emigrare“ ( Messaggio per la Giornata dei Migranti di Papa Francesco) viene additato, nella migliore delle ipotesi, come un povero illuso, quando non apertamente un razzista, anche se gli africani li va aiutare in Africa e non alla stazione di Como.  

Misteri della politica, del buonismo un tanto al kilo e del politicamente corretto. Cordiali saluti .

Martino Ghilotti

Complimenti, caro Ghilotti, di questo suo lucidissimo testo. È disarmante la miopia di chi avrebbe titolo per mettere in pratica quanto suggerito dal buo senso di cittadini come lei e che, al contrario, è solo occupato (e preoccupato) nel mantenere il “potere” conquistato. (A.Com.)

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

30 Marzo 2004 il governo Berlusconi II istituisce il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo degli istriani, fiumani e dalmati

Social

newFB newTwitter