Sondrio, 19 marzo 2015   |  

Si apre il processo di beatificazione di fratel Giosuè Dei Cas

Venerdì 20 marzo, alle ore 16.00, alla presenza del Vescovo Coletti e del postulatore generale dei comboniani padre Arnaldo Baritussio, si aprirà presso l’arcipretura di Sondrio, la fase diocesana di riconoscimento per il missionario nativo di Valdisotto che operò nei primi anni del Novecento in Sud Sudan

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Venerdì 20 marzo, alle ore 16.00, si aprirà a Sondrio, presso la sede dell’arcipretura, la fase diocesana del processo di beatificazione di fratel Giosuè Dei Cas, missionario comboniano nativo di Valdisotto che operò nei primi anni del Novecento in Sud Sudan, in quella che oggi è la diocesi di Wau.

Nel 1925 contrasse la lebbra, morbo letale che, sette anni dopo, lo portò alla morte. Fu comunque un periodo fecondo per l’azione pastorale del missionario, che operò nel lebbrosario di Kormalan e divenne il “parroco dei lebbrosi”. Nonostante la malattia non si sottrasse mai né al lavoro manuale, né alla cura delle anime tanto che, nel periodo di permanenza di fratel Giosuè a Kormalan, tutti i lebbrosi, convintamente e spontaneamente si convertirono al cattolicesimo.

Venerdì, a Sondrio, alla presenza del vescovo monsignor Diego Coletti e del postulatore generale dei comboniani padre Arnaldo Baritussio, si insedieranno il tribunale incaricato di valutare i documenti riguardanti la vita e le opere di fratel Giosuè, i teologi censori e la commissione storica.

Oltre al momento di apertura a Sondrio, sono in programma altre sedute del gruppo di lavoro presso la parrocchia di Piatta, dove Dei Cas nacque, presso il seminario comboniano di Como-Rebbio ed è previsto, anche se ancora in data da definire, un processo rogatoriale a Wau, in Sud Sudan.

«La figura di fratel Giosuè – osserva il postulatore padre Baritussio – può dire molto alla Chiesa di oggi, sollecitata a “essere in uscita” nei confronti dei più poveri e miseri».

«La nostra Chiesa diocesana – è invece l’osservazione del Vescovo Coletti – è chiamata a una forte assunzione di responsabilità di fronte alle molteplici testimonianze di fede e di sincera adesione al Vangelo di tanti suoi figli e figlie».

 

 

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