Morbegno, 04 dicembre 2017   |  
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A Morbegno incontro sulla “guerra dimenticata”

A Morbegno incontro sulla “guerra dimenticata” Il dottor Enzo Gusmeroli ha raccontato la sua esperienza di medico in un ospedale di Emergency attivo in Afghanistan

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“ L’ aiuto nella sofferenza di una guerra dimenticata” è stato il tema di una toccante lezione alla scuola permanente “ Insieme per conoscere” di Morbegno, relatore il medico ortopedico dottor Enzo Gusmeroli, che ha narrato la sua recente esperienza di tre mesi nel Sud dell’ Afghanistan presso un centro chirurgico per traumi di guerra di Emergency.

«Atterato a Kabul mi hanno detto che ero destinato nel Sud a Lashkar Gah, zona gestita dai talebani – ha esordito il medico – nell' ospedale Emergency dove avrei operato. Il mio compito era di offrire cure mediche e chirurgiche gratuite di elevata qualità per vittime delle guerre e della povertà e di promuovere cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani in un posto dove si combatte ogni giorno.
La giornata tipo in ospedale prevedeva, la mattina un breefing con i colleghi della notte; la gestione del centro era affidata a personale locale mentre quello internazionale faceva da supporto.
All’ arrivo dei pazienti feriti si procedeva al lavaggio della persona, alla medicazione e a una lastra per verificare la collocazione di proiettili o di schegge e poi subito in sala operatoria dando la precedenza ai casi più critici.
Una cosa che mi ha molto colpito dei feriti che arrivavano era la loro abitudine oltre alla straordinaria capacità di sopportazione al dolore.

Da noi arrivava gente rimasta ferita per una bomba al mercato o all’uscita di una moschea con proiettili nel cranio, nel torace e anche mutilata.
A volte anche 30 pazienti in una volta sola giungevano al centro e venivano sistemati nei corridoi dove venivano affidati agli infermieri che verificavano le loro condizioni.
La diagnostica era molto veloce, solo esami del sangue e lastra, nessuna Tac o altro esame per approfondire la situazione.

La cosa più difficile da trattare erano le lesioni causate dalle mine antiuomo, il paziente si poteva risvegliare senza un arto, senza la vista e per una persona che vive in Afghanistan ciò sta a significare restare emarginato per tutto il resto della vita. A vedere queste cose restavo scioccato e non sapevo che cosa pensare».
Terminato il turno di lavoro il personale internazionale di Emergency rientrava al proprio alloggio dove si faceva vita comune.

«Tornare in alloggio non voleva dire comunque isolarsi dal lavoro – ha chiarito Gusmeroli – perché si era sempre collegati con l’ospedale tramite una radio ricetrasmittente. Dovevamo essere reperibili, sempre. Vi sono state notti in cui non ho chiuso occhio.

L’ unico giorno di riposo era il venerdì, il giorno di festa per la popolazione locale, di fede musulmana. Noi del personale internazionale passavamo la giornata nel nostro alloggio cercando di ritemprarci per qualche ora, magari leggendo e socializzando tra di noi».

Il dottor Gusmeroli s'è poi soffermato sulle sensazioni provate nei suoi tre mesi in Afganistan. «Sono partito con l’ idea del vado, faccio qualcosa per loro, aiuto se possibile a salvare qualche vita. Arrivato là ho avuto un impatto difficile, il primo dei 750 pazienti che ho assistito era saltato su una mina ed era senza gambe.

La prima settimana che sei lì fai da spettatore muto, ovvero assisti, guardi, cerchi di capire come vanno fatte le cose. Poi da spettatore diventi attore cosciente, ti rendi conto che sei tu che devi operare e che quel poco che puoi fare cerchi di farlo.

Tornato in Italia al termine della mia esperienza ho capito che dovevo diventare un attore narrante e cercare di far capire che cosa sia la guerra. Una guerra che noi vediamo nei film, ma solo là dove si combatte ti rendi conto di che cosa sia veramente. Molto preoccupanti sono i dati che confermano la proliferazione di armi che finiscono per colpire anche i civili, bambini compresi».

A fine lezione ha poi preso la parola il direttore della scuola GianPiero Dell’ Oca: «Ringrazio Enzo per questa toccante e molto sofferta testimonianza, ci ha fatto capire cosa sia la guerra e a che punto possa arrivare la stoltezza umana. Quello che succede in Afghanistan succede anche in tante altre parti del mondo anche se noi non veniamo informati». (Morris Bertolini)

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