Sondrio, 03 febbraio 2018   |  
Cultura   |  Chiesa

A Morbegno una lezione sulla desolante cultura religiosa di molti giovani

Presentata nell'aula magna dell' Istituto Superiore Saraceno Romegialli la ricerca dell'Istituto Toniolo su “giovani e fede”. Il quadro che emerge è l'ignoranza delle fondamenta su cui poggia il Cristianesimo.

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“Giovani e fede in Italia” è stata la tematica affrontata nell’ultima lezione di Gennaio alla scuola permanente “ Insieme per conoscere” tenutasi a Morbegno presso l'aula magna dell' Istituto Superiore Saraceno Romegialli. Il tema è stato affrontato prendendo in considerazione l’indagine sulla fede dei giovani, promossa dall’ istituto “Giuseppe Toniolo” di Milano, la quale s'è basata su 150 interviste in tutta Italia a ragazzi di età 19-21 anni e 27-29 anni definiti “Millennials”.

Il responso di queste interviste è confluito nel volume “ Dio a modo mio, giovani e fede in Italia” edito da Vita e Pensiero, l'editrice dell'Università Cattolica..
Ha dato il proprio importante contributo alla realizzazione dell’ inchiesta Fabio Introini, ricercatore e docente presso la facoltà di Scienze politiche e sociali alla Cattolica di Milano che ha esposto ai corsisti presenti i dati più significativi dell’ indagine.

«La premessa è che i millennials sono una generazione che possiamo definire come la più sfortunata di sempre», ha esordito l'oratore, «che ha vissuto il periodo della crisi finanziaria ed economica, una generazione che però non si è arresa e ancora oggi non si arrende alla crisi cercando di uscire con le proprie forze da questa situazione.
Sono ragazzi che hanno voglia di tornare protagonisti, voglia di fare, mettersi in gioco e ritagliarsi un ruolo da protagonisti nella società».

Il relatore ha quindi iniziato a esporre alcuni dati concernenti l’ indagine.

Il primo dato emerso è che il post cresima segna spesso l’ inizio di un periodo di crisi e allontanamento dalla vita cristiana, dalla Chiesa, dall’ oratorio.
Nel periodo precedente all’ iniziazione cristiana sembra andare tutto bene: la famiglia segue i figli nel loro cammino di fede, ma, una volta ricevuti i sacramenti, si crea il distacco. Un distacco che può essere fisiologico nel senso che arrivati a quel punto si sente il bisogno di fare altro; intellettuale perché con il progredire degli studi si capisce che le cose possono essere viste anche da altri punti di vista; non restitutivo in quanto la famiglia non incentiva più a coltivare la propria fede e infine ci può essere un distacco traumatico dovuto, per esempio, a un lutto che spezza la linea della fede e mette in discussione tutte le certezze acquisite nell’ infanzia.

A seguito di questo allontanamento verso i 25 anni a volte si verifica un riavvicinamento da parte dei giovani all’ ambiente della comunità parrocchiale, magari incentivato dall’incontro con una persona “di spessore etico” che può essere un sacerdote, oppure dal verificarsi di un evento illuminante.

Dalla domanda “chi è Dio per i giovani?” è affiorato che «i giovani pensano e immaginano Dio all’ interno della relazione che stabiliscono con Lui, un rapporto intimo legato alla loro sfera emotiva. Non apprezzano le istituzioni come il Vaticano, la figura del sacerdote in particolare nel sacramento della confessione dove intende mediare il loro rapporto con Dio che deve essere appunto “ a modo loro”.

Riscuote invece il loro apprezzamento una figura come quella di madre Teresa di Calcutta, la preghiera personale e l’ idea della parrocchia dove fino all’ adolescenza hanno passato gran parte della loro vita sociale».

Quanto all'idea che i giovani hanno della Chiesa, l'indagine ha messo in luce che essi «riconoscono l’ attuale difficile posizione della Chiesa tra innovazione e tradizione, si informano sulle sue vicende principalmente attraverso tv e giornali che però ne parlano solo in occasione di grandi eventi o degli scandali».

A riguardo del modo che ha la Chiesa di comunicare i millennials credono che non debba assumere degli esperti in materia, ma che dovrebbe comunicare con la propria testimonianza, trovando soprattutto una coerenza tra quello che annuncia e quello che fa. Abbiamo chiesto loro anche un parere sugli ultimi due pontefici – ha spiegato il relatore – ed è emerso un grande apprezzamento per Papa Francesco, per la sua spontaneità, semplicità, povertà e coerenza a differenza di papa Ratzinger che ha dato loro un’idea di ricchezza, potere, distacco e incomprensibilità.

Il relatore ha poi tirato le conclusioni. «Volendo tracciare un quadro definitivo in generale di questa indagine». ha concluso Introini, «posso dire che i nostri giovani credono in Dio, pregano a modo loro, non vanno a Messa, nelle comunità parrocchiali cercano relazioni “ calde”, pensano che sia bello credere, confondono a volte la fede con l’ etica, faticano a comprendere il linguaggio della Chiesa e si chiedono a che cosa serva, conoscono poco Gesù e le Sacre Scritture». (Morris Bertolini)

 

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