Sondrio, 24 aprile 2018   |  
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A Sondrio pochi giovani e senza certezze

Politiche giovanili: argomento di facciata, o reale strumento di risorsa territoriale? La parola ad un giovane sondriese lodevolmente attaccato alla propria città.

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Giovani valtellinesi in un'aula del Policampus (foto d'archivio)

Giovani in netta minoranza all'interno della popolazione sondriese per i quali non si intravedono sostanziali politiche di tutela e di salvaguardia. A Sondrio le persone al di sotto dei 40 anni sono solo il 36 per cento. E ciò ci pone in una posizione allarmante rispetto alla media nazionale, già seconda (solo dopo la Germania) tra le più vecchie d'Europa del 41%.

Altro dato preoccupante è il saldo naturale registrato nel 2016 che risulta essere di meno 437.
acclarato che l’attuale minoranza di giovani è destinata ad aumentare e ciò crea un tangibile squilibrio fra le generazioni: le più anziane (essendo le più numerose) sono quelle che, essendo maggioranza, detengono le sorti di una città, in particolare con il loro voto nelle prossime elezioni comunali del 2018.

E questo genera un pericoloso “animus agendi” nel politico contemporaneo che, per assicurarsi voti, attua in campo amministrativo strategie politico sociali volte a rispondere alle esigenze di un elettorato “maturo” e non più verde, con conseguenti scelte prioritarie in favore degli anziani.

Esorto a riflettere quanto questo possa essere poco lungimirante e intelligente, anche se tali nuovi visioni di city risultano essere tra le soluzioni più gettonate da molti.

La differenza fra una città come le altre e una all'avanguardia sta nel garantire oltre ai servizi base anche la possibilità di dare opportunità specializzate e settoriali. Sondrio non può rimanere provinciale e arretrata anche nel campo delle politiche giovanili. Non si può più aspettare e si deve fare presto il salto di qualità.

Per farlo è necessario però rendersi conto di quanto questa problematica sia reale.

La soluzione in realtà potrebbe già trovarsi dietro l'angolo e sta nel saper bilanciare le nostre risorse paesaggistiche e di svago free time con strategie razionali e collegamenti viabili più rapidi e agibili.

Aprire ponti che colleghino la città con i grandi centri nazionali ed europei che consentano un'interconnessione sinergica volta ad accrescere culturalmente la nostra natura in pieno rispetto delle nostre tradizioni.

L'agricoltura sostenibile e il turismo rispettoso sono “economic policies” che la storia ci insegna essere inclini al nostro paesaggio. Nuove collaborazioni con snodi accademici universitari di ricerca e innovazione e maggiori incentivi verso l'imprenditoria giovanile.

Maggiore sensibilità verso i problemi che attanagliano quotidianamente la comunità come la lontananza dalle aree metropolitane e la chiusura apparente di opportunità di crescita lavorativa e personale.

Il giovane deve avere la possibilità di avere le condizioni per una propria autonomia che gli consenta di costruire una famiglia.
Uscendo dal nido famigliare può diventare, finalmente, risorsa per tutti, e non un peso sociale. La sua autonomia comporta due riflessi positivi per la società: risparmio per le spese di mantenimento da parte dei nuclei familiari e creazione di nuova ricchezza che comporta l’immissione di nuovi proventi nel mercato che contribuiranno a favorire gli scambi, a totale beneficio dell’economia del Paese.

L’Italia in generale ha bisogno di questi poliedrici giovani che immettano soldi nel mercato, ma il pericolo e che il trend degli ultimi anni dimostri l'esatto contrario ed è sempre più alta la soglia di età per cui i giovani riescono ad abbandonare il nucleo familiare dei genitori per crearne uno proprio.

Vivere in una piccola città può avere degli innumerevoli vantaggi se si conoscono le vie per una valorizzazione delle proprie risorse.
L'associazionismo può essere una buona stampella della politica, qui si può sperimentare la vera cittadinanza attiva che si mobilita per migliorare il proprio territorio.

Pensare Smart, pensare giovane non aumenta solo la certezza di attrarre un pubblico più variegato, ma va anche incontro a un nuovo concept di anziano contemporaneo. Basti pensare come l'uomo della terza età sia cambiato moltissimo negli anni e cercare di garantire un futuro agli anziani di domani sarebbe un macroscopico errore proprio perché l'anziano di domani non sarà mai l'anziano di oggi, ora anch'egli tecnologizzato e non più dipendente da sistemi antiquati.

La politica secondo la stessa costituzione deve tutelare il soggetto più debole. Ricordiamoci che il futuro sta nei giovani e nei giovani di domani, investendo su di loro non si sbaglia, in primis perché avendo tutta una vita davanti avranno più tempo per ripagare il nostro investimento e secondo perché negli occhi dei giovani sta l'innovazione che non c'era nel passato.

Puntare sulle nuove generazioni vuol dire puntare sulla speranza e sulla spregiudicatezza di prendere decisioni fuori dall'ordinario. La politica è previsione e pianificazione del futuro e il nuovo futuro è giovane.

Ai meno giovani il più arduo compito: conoscere il tempo di farsi da parte ed aiutare le nuove leve a rivoluzionare consapevolmente il presente per un nuovo futuro, essere ponti e non muri per un nuovo avvenire.  (Massimiliano Greco)

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