Sondrio, 06 novembre 2020   |  

Amare la realtà per amare la verità

di Giulio Boscagli

Secondo Rémi Brague l'Islam è una religione che spinge coloro che si convertono a essa a uccidere il prossimo.

ASIAimages

Terrorista islamico (credit Asia news)

“Molto ragionamento e poca osservazione, conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. Questa affermazione di Alexis Carrell, medico Premio Nobel nel 1908, non è applicabile solo alla scienza di cui è stato maestro, ma rappresenta un criterio utile per leggere gli eventi del tempo che stiamo attraversando.

Se avessero utilizzato questo criterio gli analisti ei sondaggisti non avrebbero fatto le figuracce che sono sotto gli occhi di tutti nelle previsioni sulle elezioni presidenziali americane. È quello che succede quando all’osservazione della realtà si sostituiscono i propri desideri o le diverse ideologie.

È il criterio che dobbiamo utilizzare anche per valutare il ritorno del terrorismo di matrice islamista nel cuore dell’Europa, in Francia e in Austria.
Una prima considerazione che si impone è che i tre morti di Nizza, le due donne e il sacrestano, sono dei martiri. Non c’è dubbio infatti che siano stati uccisi in odio alla fede. Il loro uccisore prima di compiere il delitto si era recato a pregare nella moschea: il grido con cui ha accompagnato il suo gesto, il Corano ritrovato in chiesa lo attestano senza ombra di dubbio. Fugge dalla realtà chi parla genericamente di odio, di male, di terrorismo senza aggettivi.

Come ha recentemente detto al Foglio, Rémi Brague, filosofo profondo conoscitore dell’Islam: «L’islamismo è l’islam spinto all’estremo. L’islam da cui si traggono le ultime conseguenze. È una stana religione una religione che spinge coloro che si convertono a essa a uccidere il prossimo. Quando ci si converte al buddismo si può diventare vegetariani; quando ci si converte al cristianesimo si cerca di amare il prossimo come se stessi, il che non è facile. Alcuni convertiti all’islam pensano che si debba uccidete il prossimo in maniera precisa, sgozzandolo».

L’atteggiamento fondamentalista è certamente circoscritto, ma il fatto che dallo stesso libro sacro si possano trarre indicazioni contradditorie richiede attenzione e, appunto, uno sguardo libero alla realtà dei fatti. Quando i sondaggi, che ormai da anni si fanno in Francia, confermano che per le seconde generazioni immigrate islamiche la legge coranica viene prima ed è sopra alle leggi dello stato, si pone con evidenza un serio problema di convivenza sociale.

Problema che non può certo essere affrontato contrapponendo al fondamentalismo il relativismo che sembra ormai essere la cultura più diffusa in un Occidente che non ama la propria storia.

Nel suo intervento del 2005 al Senato Italiano il cardinale Ratzinger aveva evidenziato il problema: «C’è un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì, in maniera lodevole, di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se vuole davvero sopravvivere».

I fatti dei mesi scorsi quando, partiti dalle università americane, abbiamo assistito all’abbattimento di statue e al disprezzo di tanta storia da cui siamo stati formati (affermazione della cosiddetta “cancel culture”) non è che la conferma delle osservazioni profetiche di Ratzinger.

Di fronte al terrorismo islamista ma anche di fronte all’espansionismo neo-ottomano di Erdogan, l’Europa cerca di rispondere con l’arma della laicità alla francese, arma che appare alquanto spuntata.

Abbiamo infatti voluto costruire Stati in cui la religione, in particolare il cristianesimo, fosse relegato nel privato e ci troviamo disarmati di fronte a movimenti di persone per le quali invece la fede religiosa è componente fondamentale della propria identità personale e sociale.

Per questo non riusciamo a capire perché ci sia così grande scandalo nei Paesi islamici per le caricature di Charlie Hebdo, noi che abbiamo consentito ogni genere di irrisione ai simboli e ai valori della nostra fede giustificandoli con la libertà di espressione.

Dall’illuminismo ad oggi l’Europa ha fatto di tutto – in vari modi – per togliere Dio dallo spazio pubblico e così oggi si trova impreparata davanti a popoli per cui credere in un Dio trascendente è ragione di vita (e di morte).

Di fronte alla sfida dell’Islam l’unica strada possibile è quella di riscoprire ragioni per vivere insieme nel mondo contemporaneo. In questo senso va la recente enciclica di Francesco e il documento sulla Fratellanza umana firmato con il Grande Imam di al Azhar.

L’editoriale di padre Cervellera per Asia news, il sito che segue ormai da quasi un ventennio le vicende di quel grande continente, mi sembra riassumere in modo adeguato i problemi che abbiamo davanti.

«È necessaria un’integrazione dell’islam nella modernità, ma è altrettanto necessaria un’integrazione della ragione illuminista nel mondo della religione. È curioso che in Francia (e non solo) si difenda la libertà di espressione comprensiva anche della libertà di blasfemia. Mi hanno fatto impressione gli insegnanti che difendendo l’operato di Samuel Paty, difendevano i programmi della Repubblica, che “giustamente” mostravano gli errori delle religioni. "I musulmani – si dice – non se la devono prendere per le vignette.

Si fa satira anche sui cattolici e sulle altre religioni!". A me pare che il problema di fondo sia proprio qui: che in Francia – e ormai in molta parte dell’occidente – si mostri la religione solo come una sentina di errori, senza lasciarsi toccare dalla domanda se il credere in Dio da parte di miliardi di esseri umani abbia qualche legame con la verità.

Non bisogna dimenticare quanto nel Messaggio per la Giornata della pace 2011 Benedetto XVI ha scritto: che i nemici della pace sono da una parte il fondamentalismo religioso e dall’altra il relativismo, che disprezza le religioni e le emargina in un angolo. Il terrorista islamista, che fa della sua legge il suo idolo è pericoloso. Ma è altrettanto pericolosa la superbia positivista che disprezza la religione gettandola fra i rifiuti oscurantisti della storia. Le decapitazioni e le emarginazioni non rendono più umana nessuna società».

Che la questione degli attentati sia rapidamente scomparsa dal dibattito pubblico non è un bel segno della consapevolezza dei problemi.

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