Sondrio, 06 maggio 2018   |  
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Anche a Sondrio preoccupa il calo demografico

di Gianfranco Cucchi

Se non s'inverte il trend negativo di nascite la città, tra pochi decenni, vedrà ridursi il numero di abitanti del 25 per cento. Occorrono nuove politiche a tutti i livelli e, localmente, uno sforzo congiunto di illuminati amministratori e dinamici imprenditori.

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Il problema demografico è stato al centro di diversi programmi politici nelle recenti elezioni del Parlamento. Il sostegno alla natalità, alla famiglia e l’incremento dell’offerta di asili nido sono tutte proposte condivisibili.

Anche gli economisti lanciano l’allarme per il fatto che la riduzione della popolazione porta direttamente ad un calo inevitabile del Pil. Recentemente L’Istat ha messo nero su bianco i numeri: da qui al 2065 in Italia vi sarà una diminuzione di 6,5 milioni di abitanti, da 60,6 a 54,1 pari al 10% dell'intera popolazione. Entro il 2045, fra 27 anni, ci saranno 1,5 milioni di abitanti in meno.

Il saldo naturale, la differenza tra morti e nati in un anno, passerà da meno 200 mila a meno 300 e a meno 400 mila abitanti all’anno. Il fenomeno all’inizio sarà più accentuato al Sud e poi coinvolgerà anche il Centro-Nord.

La speranza di vita alla nascita si allungherà di 5 anni pari a 90 anni nelle donne e 86 anni nei maschi. Dati che fanno pensare al tipo di società che si prospetta per i nostri figli e nipoti. I diversi livelli politici devono fare la loro parte ed impegnarsi; comprese le amministrazioni comunali.

A questo proposito è interessante valutare il fenomeno per la città di Sondrio, chiamata al rinnovo del Consiglio Comunale. E per Sondrio, pur essendo nel profondo Nord, il dato è già preoccupante. Infatti dal 2013 al 2016 la popolazione è calata da 22.065 a 21.632 abitanti registrando un meno 460, pari ad una media di 115 abitanti all’anno.

Il saldo naturale nel quadriennio è di meno 381 con 995 decessi e 614 nascite (di queste il 10-15% sono immigrati). Ciò vuol dire che, se non si assisterà ad un inversione di tendenza, nel 2065 la popolazione calerà a 15.882 con una riduzione del 25 %.

Credo che un Comune, in particolare capoluogo, non possa non interrogarsi su questo fenomeno, che ha riflessi sociali ed economici, per portare il suo contributo.
Il tema centrale è quello dello sviluppo e del lavoro. In questi anni l’economia cittadina è andata in sofferenza per la riduzione dei posti di lavoro in particolare nel terziario, dei servizi, del commercio, dell’artigianato e della piccola industria.

Pensare a favorire il lavoro e la famiglia è un imperativo che le forze politiche debbono porsi con azioni di sostegno all’occupazione. I settori e le idee non mancano, ma sono indispensabili amministratori responsabili per attuarli.

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