Sondrio , 02 febbraio 2018   |  

Arriva l' etichetta origine su riso e pasta

Con circa 100 mila ettari coltivati, la Lombardia rappresenta più del 40 per cento di tutte le risaie italiane.

Nuove etichette riso e pasta

È quanto rileva la Coldiretti regionale in occasione dell’esposizione delle prime confezioni di riso e di pasta con l’indicazione della provenienza mostrate in anteprima dalla Coldiretti a Fieragricola Verona, a due settimane dall’entrata in vigore del decreto che metterà in trasparenza quello che i cittadini portano in tavola, facendo finalmente chiarezza su uno dei prodotti simbolo del made in Italy.

In Lombardia, spiega la Coldiretti su dati Ente risi,  la coltivazione del riso si concentra soprattutto nella provincia di Pavia, primo territorio risicolo d’Europa con oltre 81mila ettari seminati nel 2017, seguita dalle province di Milano (quasi 14mila ettari), Lodi (2.500) e Mantova (1.300). Sempre la Lombardia è la regina del Carnaroli con il 70 per cento della produzione nazionale.

L’etichetta darà ossigeno ai risicoltori italiani, “assediati” dagli arrivi di prodotto straniero spesso favorito dal regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Ciò ha causato una vera e propria invasione di prodotto dai paesi asiatici, da dove proviene ormai la metà del riso importato. Il risultato è che un pacco di riso su quattro venduto in Italia contiene prodotto straniero, con le quotazioni del riso italiano che per gli agricoltori sono crollate dal 58 per cento per l’Arborio e il Carnaroli al 37 per cento per il Vialone nano, senza peraltro avere effetti sui prezzi al consumo.

Un inganno che  sarà finalmente possibile smascherare con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza che per il riso scatta il prossimo 16 febbraio. Da quel momento dovranno essere riportate le diciture “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Qualora le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura “origine del riso”, seguita dal nome del Paese. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture “UE”, “non UE”, ed “UE e non UE”.

Situazione analoga per la pasta: oggi un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori ma dal 17 febbraio prossimo – spiega la Coldiretti - le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Una scelta applaudita dal 96 per cento dei consumatori che chiede venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti  e confermata in Italia anche dal Tar del Lazio che ha sottolineato come sia “prevalente l’interesse pubblico ad informare i consumatori considerato anche l’esito delle consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del paese di origine e/o del luogo di provenienza dell’alimento e dell’ingrediente primario”. L’iniziativa dell’Italia ha spinto la Commissione Europea ad avviare finalmente con quattro anni di ritardo una consultazione pubblica sulle modalità di indicazione dell’origine in etichetta come previsto dal regolamento europeo sulle informazioni ai consumatori n.1169/2011, entrato in vigore nel dicembre 2013. Adesso  occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobbies del falso Made in italy prodotto in Italia.

L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 Agosto 2004. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 19 Aprile 2017 l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 Giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 Ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre a partire dal 1° Gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Da aprile è in vigore l’etichettatura d’origine per latte e derivati. Dopo pasta, riso e pomodoro resta però ancora da etichettare con l’indicazione dell’origine 1/4 della spesa alimentare degli italiani dai salumi ai succhi di frutta, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio.

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