Sondrio, 19 maggio 2020   |  
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Arrivano gli euro: Bonafede e il Governo sono salvi

di Alberto Comuzzi

Mercoledì al Senato si vota la sfiducia al Ministro della Giustizia. Sarà l'ennesimo balletto con qualche "a solo" di Italia Viva. Lo show deve andare avanti. “lo show deve andare avanti”“lo show deve andare avanti”

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Speriamo di essere smentiti, ma mercoledì 20 Maggio al Senato la mozione di sfiducia del centrodestra al Ministro della Giustizia sarà bocciata e Alfonso Bonafede rimarrà al suo posto.

La maggior parte dei deputati e dei senatori non vuole una crisi di governo e non certo per responsabilità verso il Paese.

A parte Fratelli d'Italia e la Lega che, se le cose rimarranno come stanno, alla prossima tornata elettorale aumenteranno il numero dei seggi, tutti gli altri gruppi parlamentari usciranno ampiamente ridimensionati.

Forza Italia, grazie alla tiepidezza del suo leader, Silvio Berlusconi, stranamente disposto a sostenere Giuseppe Conte (ma che genere di rapporti lo legano al Primo Ministro?), finirà per raccogliere una manciata di voti al Sud chiudendo definitivamente la stagione della presenza del suo partito al Nord.

L'appello delle ultime ore agli imprenditori ad occuparsi un po' di più anche della cosa pubblica, se sarà raccolto, come è bene augurarsi che sia, non porterà vitalità a Forza Italia per troppo tempo egemonizzata da un leader che non è stato in grado di riformare in senso liberale lo Stato quando ne ha avuto l'occasione.

Grande merito di Silvio Berlusconi è stato quello di bloccare la "gioiosa macchina da guerra" di Achille Occhetto, nel 1994, impedendo ai comunisti di prendersi l'Italia.

Purtroppo, però, le logiche della palude politica romana hanno finito per avvolgere in una fitta ragnatela Forza Italia che, nel tempo, ha perso l'originaria e innovativa forza propulsiva e s'è ridotta a ciò che oggi è, un partitino con un grande passato, ma senza futuro. Ecco perché i suoi componenti parlano di opposizione dura, ma serrano i ranghi e alle elezioni non vanno. Sono consapevoli che l'appannata leadership del loro leader ridurrà fatalmente il consenso elettorale, quindi i seggi a loro disposizione.

È lo stesso atteggiamento del gruppetto di onorevoli che sostiene l'ex rottamatore, il fiorentino Matteo Renzi, leader di un "partitone", Italia Viva, che, sulla carta è dato dai sondaggi al 3 per cento. Vedremo alle elezioni quanti voti prenderà, se si presenterà in autonomia e, soprattutto, dove li prenderà.

Renzi è un politico svelto: prima che i suoi competitori si muovano lui l'ha già fatto. È abile e dinamico, più spregiudicato del necessario. Un eccellente saltimbanco, ma anche in politica troppe piroette alla fine stancano il pubblico. S'è costruito una fedele corte, degna dei fasti medicei, ma l'elettorato moderato che vorrebbe rappresentare non lo può prendere in considerazione perché ormai conosce i suoi limiti. Di questo egli è consapevole e quindi la crisi di governo è un lusso che non si può permettere.

Analogo comportamento, nessuna intenzione di sfiduciare il ministro Bonafede, è quello dei deputati del Pd, che hanno tutta la convenienza a proseguire la legislatura, sia per continuare a piazzare nei punti chiavi dell'apparato statale uomini di fiducia, rafforzandosi elettoralmente (il sottobosco politico genera sempre consensi), sia per primeggiare agli occhi dell'opinione pubblica sugli sprovveduti Cinque Stelle, che mostrano carenze evidenti nella conduzione di governo come nell'amministrazione di enti locali.

Facile intuire la posizione dei Pentastellati, la maggior parte dei quali si è trovata in Parlamento vincendo alla lotteria messa in piedi da un comico genovese e da un informatico che qualcuno ha provveduto a battezzare "il Bill Gates della Brianza".

Leu e Più Europa naturalmente tremano alla sola idea che una qualsiasi legge elettorale rispettosa di un minimo di eticità democratica prevedesse che nel nuovo Parlamento ci si arrivasse in una compagine capace di raccogliere almeno il 5 per cento dei voti su base nazionale.

Il Governo quindi mercoledì non cadrà e molto probabilmente resterà in piedi fino al 2023. Non va poi dimenticato che dall'Europa sarebbero in arrivo un po' di miliardi di euro che i partiti della maggioranza, con grande senso di responsabilità, sentirebbero l'obbligo di amministrare, sempre a vantaggio del popolo, s'intende.

La questione seria per gli italiani che non attingono alla greppia assicurata dal presente governo è: quando le attuali opposizioni, vincendo probabilmente le prossime elezioni, avranno l'onere di condurre il Paese che cosa troveranno? Macerie, tante macerie e, come avrebbe aggiunto il nostro nonno, artigiano brianzolo, «senza neppure gli occhi per piangere».

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