Sondrio, 22 maggio 2020   |  
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Assalto alla diligenza nel Far West italiano

di Alberto Comuzzi

Nel nostro Paese girano troppi soldi pubblici nelle mani di amministratori che sono palesemente incapaci di gestirli.

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Assalto alla diligenza (credit Veronafedele)

«Sono favorevole alla riduzione delle tasse sotto ogni circostanza e con qualunque scusa, per ogni ragione, non appena sia possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non sia le tasse, il problema centrale è la spesa. La domanda è "come tieni a bada la spesa dello Stato?" L'unico metodo efficace per tenerla a bada è controllare gli introiti dello Stato. Il modo per fare questo è tagliare le tasse».

Questa è una delle convinzioni a cui era giunto l'economista americano, premio Nobel per le Scienze economiche nel 1976, Milton Friedman (1912-2006). Proviamo per un istante ad immaginare se nel nostro Paese si potesse prendere in considerazione un simile orientamento e tradurlo in principio operativo.

Così, a occhio, nell'arco di una legislatura riusciremmo a diminuire drasticamente buona parte degli sprechi e, probabilmente, a contenere pure la dilagante corruzione.

Nel nostro Paese i soggetti abilitati a spendere denaro pubblico sono una miriade e, purtroppo, la maggior parte di loro non ha competenze per gestirlo in modo oculato. Quel che è peggio però è che non facendo alcun sacrificio per procurarsi le risorse di cui dispongono, tali soggetti le elargiscono con grande superficialità.

V'è poi la naturale propensione da parte del nostro ceto politico di usare il denaro pubblico per consolidare le proprie leadership.

Nulla di scandaloso, per carità, a patto di avere in mente e perseguire un progetto alto di sviluppo dello Stato. È ciò che sta avvenendo in Italia? Non ci pare proprio.

Mercoledì 20 Maggio al Senato, come per altro avevamo previsto, s'è consumato l'ennesimo episodio che conferma la preoccupazione di mantenere il proprio status (leggi privilegi) da parte della quasi totalità dei deputati della Repubblica.

Il chiacchierato ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è rimasto al suo posto nonostante alcuni clamorosi errori commessi e denunciati addirittura da un suo alleato di governo. L'ex rottamatore fiorentino, coerente con la sua missione politica, che è quella di allargare le proprie clientele, ha fatto l'ennesima piroetta e – si badi bene – per "opportunità politica" (le parole sono sue) ha votato contro la mozione di sfiducia a Bonafede.

Il Governo è salvo; purtroppo in pericolo siamo noi italiani. Intendiamoci, il senatore Renzi è in ottima compagnia perché gli si affiancano "statisti" del calibro di Luigi Di Maio, Zingaretti, Speranza, tutti impegnati a circondarsi di amici e di amici degli amici da collocare in uffici dell'apparato pubblico.

È stupefacente come alla greppia del nostro Stato attingano un po' tutti: dalle grandi imprese ai singoli cittadini, buona parte dei quali ben acquartierati negli infiniti rivoli della burocrazia. La tendenza ad allargare l'ingerenza dello Stato in tutti i settori della società è perseguita con forte determinazione dall'attuale compagine governativa. Più soldi nelle mani pubbliche, più spese incontrollate, più clientele e più deficit.

Per l’anno 2020, in termini di competenza, le previsioni per le entrate finali dello Stato sono pari a 583.989 milioni di euro, mentre quelle per le spese finali ammontano a 662.584 milioni; il saldo netto da finanziare si attesta a 78.595 milioni. Queste cifre sono eloquenti e si commentano da sole.

Friedmann ci raccomanderebbe di lasciare meno risorse nelle mani di governanti, governatori, assessori, presidenti di comunità montane, aziende municipalizzate etc. etc, ma anche di essere meno generosi nell'elargire sostegni a grandi attori economici che con il pretesto di salvare posti di lavoro incassano quattrini, ma grazie a intrecci societari con partner stranieri, riescono poi a distribuire (e incassare) imponenti dividendi azionari.

 

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5 Giugno 1921 è il primo giorno scelto con circolare del Comando generale dell'Arma dei Carabinieri (del 7 Aprile dello stesso anno) per celebrare, ogni anno, la propria festa. Il 5 Giugno è la data di concessione della medaglia d'oro all'Arma medesima. In tutta Italia oggi la celebrazione avviene in clima d'austerità in sintonia con la situazione generale del Paese. Ancora una volta i Carabinieri dimostrano l'alto senso di responsabilità che li contraddistingue da 199 anni, giorno della loro fondazione. I Lecchesi, come tutti gli italiani, si stringono con affetto attorno ai loro Carabinieri.

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