Sondrio, 19 dicembre 2022   |  

Bilancio Qatar Mondiali 2022

Che il tango abbia inizio. L'Argentina balla vestita a festa per il terzo titolo mondiale che si è messa in tasca al termine di una memorabile sfida con la Francia.

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di Cristiano Comelli Il 7-6 con cui Messi e compagni sono saliti in cima dopo i rigori lasciando in lacrime i transalpini resterà sicuramente tra le partite più emozionanti che la kermesse in scena dal 1930 abbia saputo riservare. Ma menzione d'onore anche alla Francia di Didier Deschamps e per almeno due ragioni: la prima è che ha comunque conquistato la seconda finale consecutiva e, se pure in quest'occasione non ha potuto alzare la Coppa al cielo, resta pur sempre la seconda forza a livello planetario. La seconda è che ha rivelato al mondo il talento cristallino di un Mbappè capace ieri di sfoderare un biglietto da visita dorato di tre gol di ottima fattura (di cui due su rigore, tre se si contano anche quelli della lotteria finale) e rivelatosi più che mai il metronomo dei transalpini.

Che scalderà i cuori di tifosi e addetti ai lavori è vaticinio fin troppo facile. Ma per una M che brilla all'ombra della Tour Eiffel, ce n'è una che ha fatto impazzire gli argentini che se la coccolano per bene, è quella di Messi, classe pura applicata al mondo della sfera di cuoio, scienza di un calcio che non manca mai di profumare di spettacolo. Perché, Messi e Mbappè lo hanno ricordato, anche il calcio ha la missione di regalare spettacolo. E loro, come primiattori, ci hanno messo materiale in abbondanza. L'Argentina sale quindi con l'ascensore verso la gloria. Le era già riuscito nel 1978 in casa quando ebbe la meglio sull'Olanda per 3-1 e successivamente in Messico con la vittoria sulla Germania per 3-2.

LA FAVOLA MAROCCO

C'è un'Argentina che sorride e un' Africa che esulta di gioia. E' quella che sventola nella bandiera del Marocco, prima nazione africana a conquistare il quarto posto in un mondiale. Ziyech e compagni, con la direzione d'orchestra di un allenatore umile, appassionato e preparato come Walid Regragui, sono riusciti a regalare un sogno non soltanto al loro paese ma a un intero continente. I tempi in cui lo Zaire perdeva per 0-9 dalla Jugoslavia ai mondiali di Germania del 1974 sono lontani anni luce. Ora il calcio africano è pienamente maturo e ha dimostrato di poter dare filo da torcere a realtà europee e sudamericane che da sempre primeggiano nel mondo del pallone in bianco e nero. C'è gloria, però, per il complesso delle squadre africane. Le altre partecipanti, ovvero Tunisia, Camerun, Ghana e Senegal, sono comunque uscite tutte vittoriose in almeno una sfida del mondiale. E anche questo è da ascrivere al novero dell'inedito. L'Africa e il calcio, insomma, si amano sempre di più. E sanno anche vestirsi da protagoniste. Per la gioia di un continente, dell'intero calcio, del mondo.

DIRITTI UMANI

Molto se ne è discusso e non fa qui bisogno di ripercorrere tutto il sentiero. Ci si limita ad auspicare che questi mondiali abbiano dato avvio a un'inversione di tendenza. E , se la Fifa ha fatto scattare alcuni divieti di manifestazioni inneggianti al rispetto per la dignità di ogni uomo, restano comunque gesti simbolici di altissima rilevanza. Che fanno capire come anche lo sport, quando si debba gridare la pace a tutta concretezza, abbia un posto in prima fila. Da autore e non da spettatore. Due su tutti occorrerà pur ricordarli: il rifiuto dei giocatori dell'Iran di cantare l'inno nazionale per protesta contro le vessazioni del regime nei confronti delle donne e degli oppositori e la bocca tappata dei giocatori della Germania a significare la colpevolezza del silenzio. Un silenzio che ha condannato un altro silenzio.

RESTA COMUNQUE….

Resta comunque una grande festa sportiva. Resta comunque l'impronta di un calcio che è stretta ideale tra bandiere di paesi spesso distanti migliaia di chilometri. Resta l'elemento di un campionato mondiale che sa sempre come solleticare le corde dell'emozione di chi lo guarda. Restano bambini e genitori festanti sugli spalti. Che a volte si sono sciolti in lacrime per la sconfitta della propria squadra, ma nel calcio, come nella vita, si vince e si perde. Ma ci si può rialzare. Le lacrime di quei tifosi ci conducono dritti a un sorriso. Paradosso? Niente affatto. In quelle lacrime c'è ancora la magia di un calcio che sa appassionare. e che non smetterà mai di farlo. Si spengono i riflettori sul Qatar e si accendono, timidamente , su Canada, Messico e Stati Uniti che saranno le tre nazioni ospitanti la rassegna del 2026. Tutte e tre, peraltro, presenti nella rassegna che si è appena conclusa. Con l'auspicio che abbia a verificarsi una volta di più un detto riferito al mondo della sfera cuoiata: "il calcio è il regno della lealtà umana esercitata all'aria aperta".

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