Sondrio , 03 agosto 2017   |  

Caldo, alveari bollenti e fiori secchi

Alveari bollenti e fiori secchi, addio al 30 per cento del miele lombardo

miele lombardia

E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti regionale sulle conseguenze dell’ondata di caldo torrido che sta investendo l’Italia da nord a sud. “Dopo le gelate di primavera, adesso oltre 5mila apicoltori dei nostri territori devono fare fronte a temperature africane che, soprattutto in pianura, stanno facendo seccare i fiori spontanei togliendo risorse e nutrimento alle api. A fine stagione in Lombardia rischiamo di avere 500 tonnellate in meno di miele e di prodotti dell’alveare rispetto alle 1.700 tonnellate delle annate normali” spiega Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti regionale. "In trent'anni di lavoro ne ho viste di estati calde e secche, ma come questa mai - racconta Stefano Andreazza, apicoltore di Parabiago (Milano) - Abbiamo già perso circa la metà del raccolto del millefiori estivo e adesso la situazione è drammatica: con questo secco i prati sono bruciati, non ci sono fiori e le api non riescono a trovare il nutrimento, soprattutto nelle zone di pianura. Senza le giuste scorte di cibo si indeboliscono, le covate rallentano o si bloccano e quando arriverà l'inverno molte api saranno così debilitate che non riusciranno a sopravvivere". 

In Lombardia  vengono gestiti oltre 143mila alveari per una popolazione stimata di oltre 4 miliardi di api. E se la media regionale è di 28 alveari per allevatore, a Pavia la media sale a 53 mentre a Monza Brianza scende fino a 16. Comunque il record di provincia più apicola per numero di alveari spetta a Varese con 21.026 “case del miele”, mentre il primo posto per numero di “pastori delle api” spetta a Brescia con 981 operatori. Edoardo Mombelli gestisce 280 alveari nel parco dell’Oglio (Brescia) insieme alla moglie Ilenia: “E’ una stagione decisamente scarsa  registriamo una riduzione del 40% su quasi tutte le varietà di miele a causa del clima. L’acacia ha risentito della gelata di aprile, mentre tiglio, robinia e millefiori con la grande siccità degli ultimi mesi hanno subito un taglio di produzione dal 30 al 40%. Meno problemi in montagna con il miele di castagno. Nei prati di pianura invece le fioriture sono state brevi e i fiori spontanei seccano velocemente a causa delle temperature torride, c’è scarsità di nettare e il poco che le api riescono a trovare basta solo a farle sopravvivere. Speriamo che la situazioni migliori nelle prossime settimane”. 

Tiziano Veneroni, agricoltore che gestisce un laboratorio di apicoltura a Broni e dispone di una cinquantina di postazioni sparse in tutta la provincia di Pavia, è sconfortato: “La situazione era già drammatica in primavera. Adesso, se possibile, è ancora peggio Nella nostra zona praticamente non ha piovuto, e per colpa della siccità abbiamo perso quasi il 90 per cento della produzione. Noi abbiamo 800-900 cassette in produzione: in un’annata normale produciamo in media dai 300 ai 400 quintali di miele, quest’anno non siamo riusciti nemmeno ad arrivare ai 50 quintali. Le api hanno sofferto e tutte le varietà sono calate pesantemente”. Aggiunge Francesco Montagna, apicoltore di Mezzanino (Pavia): “Ho una settantina di arnie in produzione e in un annata normale produco circa 25 quintali di miele Quest’anno il calo più pesante l’ho avuto sull’acacia, con l’80 per cento di produzione in meno. Qualcosa sono riuscito a salvare sul millefiori, ma soltanto perché ho le arnie vicino ai campi di erba medica e perché li ho irrigati due volte al giorno per salvarli dal caldo e dalla siccità”. 

Esterina Mariotti, presidente dell’Associazione Produttori Apistici di Cremona, provincia dove operano oltre 200 pastori delle api con più di 5.100 alveari, conferma: “Per la nostra apicoltura è un anno da dimenticare. Abbiamo chiesto lo stato di calamità. Già tra maggio e giugno abbiamo evidenziato un pesante calo nella produzione di miele, unito a preoccupanti danni sulla salute e lo sviluppo delle famiglie di api. Per mieli come acacia e tarassaco potevamo parlare di una riduzione di produzione della metà. Ancora più alta, direi -70%, la perdita per il tiglio. Ora si aggiunge l’azzeramento della produzione di millefiori. Non si è perso solo il miele, quella che è venuta meno è anche la capacità produttiva delle api. Abbiamo stimato un danno di oltre 500mila euro. Con questo clima anomalo, altalenante in primavera e poi caldissimo adesso, le famiglie di api si sono rovinate, non sono più in grado di produrre la quantità di miele di una stagione normale”. 

Da Maleo (Lodi), Marco Curti racconta: "Prima le gelate tardive, poi il caldo e la siccità: un mix che non ci lascia scampo. In pianura abbiamo avuto una produzione di tiglio inferiore della metà rispetto a un anno normale. E la situazione non è diversa per l'acacia. Nei nostri territori quest'anno  è praticamente scomparsa anche la melata. In più con questo caldo e la mancanza di pioggia, le api non trovano da mangiare e si indeboliscono: l'ultima speranza è l'edera, che fiorisce a inizio settembre ed è molto importante per il loro nutrimento”.

 

Andrea Carera, apicoltore di 55 anni di Oltrona al Lago, frazione di Gavirate, è uno dei 517 “pastori delle api” di Varese e spiega: “Abbiamo già perso il 70% del miele d'acacia DOP per colpa delle gelate primaverili. Regge invece la produzione delle varietà estive, nonostante il caldo influisca sulle covate delle regine e quindi sulle popolazioni degli alveari”. A Como, dove 408 apicoltori gestiscono 11.740 alveari, Enrico Ranghetti, 52 anni, apicoltore di Beregazzo con Figliaro, racconta: “È la prima volta che, per colpa del caldo, registro nella nostra zona una riduzione così forte delle covate delle api regine e sulla riproduzione degli sciami. La mortalità, quest'anno, può essere stimata attorno al 60%. Quest'annata sta facendo registrare il 70% in meno di quasi tutte le varietà di miele, tranne il castagno, che per ora, sembra partito bene”. 

In provincia di Mantova, dove ci sono 6.872 alveari seguiti da 275 apicoltori, conferma il calo di produzione Sara Cauzzi, 46 anni, che ha 150 alveari tra Goito e le colline dell’Alto Mantovano: “Quando c’è stata la fioritura dell’acacia le temperature troppo basse hanno distrutto l’intera produzione. Speravamo nel tiglio, ma il caldo ha bruciato tutto il fiore e sono costretta a dare da mangiare alle api con acqua e zucchero per evitare che muoiano. Ora sto raccogliendo soltanto un po’ di millefiori, grazie ai campi di trifoglio vicini all’apiario di Goito. Ma in generale, la perdita è stata superiore al 70%”.  

“Dopo il freddo di inizio stagione è arrivato il caldo torrido a dare il colpo di grazia.- spiega Irvano Fortini, apicoltore di Arzago D’Adda (Bergamo) con 800 alveari - le alte temperature e la scarsità di precipitazioni  nelle zone di pianura hanno compromesso la produzione di miele, in particolare di acacia e millefiori. Siamo riusciti a recuperare qualcosa con le fioriture di castagno, rododendro e tiglio in montagna dove il caldo si è sentito meno. Quest’anno è stato veramente un disastro, metà della produzione è andata in fumo a causa delle bizze del clima”.   

Il mondo delle api in Lombardia  

TERRITORIO

PASTORI DELLE API

CASE DEL MIELE

BERGAMO

748

19.347

BRESCIA

981

19.568

COMO

408

11.740

CREMONA

212

5.118

LECCO

339

12.390

LODI

88

2.205

MONZA BRIANZA

143

2.403

MILANO

566

14.652

MANTOVA

275

6.872

PAVIA

292

15.712

SONDRIO

519

12.187

VARESE

517

21.026

LOMBARDIA

5.088

143.220

Fonte: Elaborazioni Coldiretti Lombardia su dati Anagrafe Apistica

 

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