Sondrio, 13 novembre 2020   |  

Carola Rackete in stato di fermo in Germania

di Alberto Comuzzi

La militante ecologista tedesca, con altri compagni di lotta, ha interrotto lo sgombero degli spazi necessari all'ampliamento di un'autostrada.

CAROL

Carola Rackete ( credit Tgcom24 | Mediaset Play)

Il giornale tedesco Fuldaer Zeitung dà notizia che Carola Rackete – leggiamo nel giornale online "Fatti e avvenimenti" – si troverebbe in stato di fermo, insieme ad altri attivisti della sinistra radicale, per aver occupato un' area adibita alla potatura degli alberi nella foresta vicino a Homberg-Ohm, nel quartiere di Vogelsberg.

Gli attivisti si opponevano allo sgombero degli spazi necessari all'ampliamento dell'autostrada A49. Il gruppetto sarebbe stato scortato e portato via dalla polizia, che avrebbe deciso l’arresto dei manifestanti dopo che questi ultimi hanno fatto uso di fuochi d’artificio e fumogeni contro le forze dell’ordine.

Carola Rackete, ex comandante della nave Sea Watch 3, non esitò ad approdare a Lampedusa nonostante l'opposizione delle autorità italiane (allora era ministro degli Interni, Matteo Salvini).

L'eroica capitana, come subito fu definita da tutto il sistema mediatico mainstream italiano, trovò appoggio da quelle che allora erano le forze politiche d'opposizione (oggi maggioranza) oltre all'esplicita copertura del suo ministro degli Interni, Horst Seehofer.

In quei giorni e nei giorni successivi (siamo nella prima decade d'Agosto 2019) montarono polemiche furibonde sull'ipotesi che la Rackete avesse agito su preciso ordine del Governo tedesco.

Appurare se l'ipotesi avesse (o abbia) fondamento poco importa. Ciò che Berlino non può smentire è la sua linea politica in tema di emergenza immigrazione, vale a dire di essere assolutamente contraria alla chiusura dei porti.

Posizione legittima quanto ambigua per il semplice motivo che si sa che se i migranti sbarcano e vengono registrati in Italia, spetterà al nostro Paese l’espulsione dei clandestini nel proprio Paese di origine e la ricollocazione in quei pochi Stati europei che hanno accettato le quote imposte da Bruxelles.

Il fermo della Rackete da parte delle Forze dell'ordine tedesche conferma però che a nessuno è permesso di violare una legge o un regolamento sul suolo germanico. Là si può essere antagonista, extraparlamentare di sinistra, attivista di un centro sociale, ma se interrompi un geometra o un operaio edile che stanno lavorando per sistemare una strada pubblica, finisci in manette. Mica si scherza.

È in Italia che tutto è permesso. La Germania è un Paese serio dove, se sbagli, paghi. La Rackete torni in Italia, qui, sì, che troverà amici pronti ad accoglierla e a consentirle di fare ciò che le è vietato nel suo Paese.

 

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