Sondrio , 28 maggio 2020   |  

Maria è la Chiesa

di Gabriella Stucchi

“Senza la mariologia il cristianesimo minaccia di disumanizzarsi inavvertitamente” (Hans Urs von Balthasar)

Maria e la Chiesa

L’autore Gisbert Greshake, uno dei più importanti dogmatici di lingua tedesca, apre il libro con una domanda: “Chi è Maria?”.

Ha quindi inizio la citazione di molti versetti biblici da cui l’autore deduce che nel momento in cui è annunciata l’incarnazione di Dio, Maria viene interpellata come “rappresentante” dell’intero popolo di Dio, come “vergine figlia di Sion”, non semplicemente come ragazza di Nazaret: in lei, la storia del popolo di Israele, anzi di tutta la creazione, giunge alla meta. Lei è anche la vera “sposa” di Dio, nella quale si realizza l’alleanza nuziale di Dio con l’umanità.

In Maria la fede trova il suo compimento, perché con prontezza risponde all’annuncio dell’angelo e si rende disponibile ad essere la madre del Messia; così realizza la fede di Abramo e l’essere servo di Israele. Inoltre realizza il suo “fiat” alla maternità divina anche negli eventi successivi della sua vita, tenendo fede ad esso. Nella sua risposta alla chiamata, ella dà la venuta di Dio per noi tutti. Maria è “Madre dei credenti”: in essa si concentra l’intera storia di Israele, come si vede anche nel Magnificat. Il miracolo del vino delle nozze di Cana (il primo di Gesù) simboleggia l’unione di Dio con il suo popolo e Maria è chiamata “donna”, non più madre, cioè come rappresentante di Israele. Anche sotto la croce Maria è chiamata “donna” ed è insieme a Gesù e ai suoi discepoli nella comunità messianica.
In molte immagini dell’Antico Testamento la “donna” viene interpretata come il popolo di Dio (cfr. nell’Apocalisse la donna perseguitata dal drago precipitato sulla terra che poi fa guerra contro i discendenti di Israele). Maria è rappresentante delle dodici tribù di Israele, che soffre le doglie del parto, da cui nascerà il Messia, quindi Maria sta per l’intero popolo di Dio dell’Antico e del Nuovo Testamento, è la chiesa in persona. Questo è evidente già nel cristianesimo delle origini.

L’autore nei capitoli successivi spiega come va compresa l’identità tra Maria e chiesa e nota che Maria, come “persona corporativa”, rappresenta il tutto, cioè rende realmente presente la comunità, la chiesa intera. Essa è ”uno spazio di relazione nel quale tutti coloro che ne fanno parte sono uniti gli uni con gli altri, e soprattutto con lei che ha detto il ‘sì’ ad accogliere Gesù nel suo grembo”. Maria è in tutto e per tutto creatura, umile serva, ma riceve in dono il Figlio di Dio e la sua vita divina che la fa entrare nella sfera di Dio. Maria è la “sposa dell’Agnello” e le loro nozze hanno per scopo la loro unione. Hans Urs von Balthasar nota che Maria-chiesa sta di fronte a Dio in modo da essere, nello stesso tempo, unita con lui nell’amore.

Ma ci sono differenze: Maria realizza in modo perfetto la corrispondenza fra la sua chiamata e il ‘sì’ della fede, mentre nella chiesa la realizzazione è frammentaria a causa del peccato. Inoltre la chiesa ha la missione di portare tutto all’unità in Cristo, in una forma sacramentale-istituzionale, impegnandosi per la pace, la giustizia e la riconciliazione, prendendosi cura dei poveri. In Maria questo si realizza solo nella sua esistenza transeunte, spazio-temporale.

L’autore nella seconda parte del libro propone il rapporto credere e (co-)operare. In primo luogo pone Maria come “la credente” per eccellenza, che coopera con l’agire salvifico di Dio, come “umile ancella” che coopera alla trasmissione della grazia, della pace, della riconciliazione, della misericordia e dell’amore di Dio in vista dell’evangelizzazione e della santificazione del mondo.

Nel paragrafo successivo l’autore, citando Hans Urs von Balthasar, nota che “la chiesa postconciliare ha perso il suo volto mistico”, presentandosi con organizzazioni, consulte, congressi, sinodi, commissioni, accademie..., diventando funzionalistica, senz’anima, mentre la gente si allontana. Occorre la forma della chiesa che si manifesta in Maria, cioè un rinnovamento dall’interno, la riscoperta e la riattualizzazione della sua forma mariana, cioè il “movimento” del popolo di Dio peregrinante in questo mondo. Così il singolo, sostenuto da fratelli e sorelle, diventa, come Maria, una persona che vive della fede, testimonia la fede e nella fede si conforma a Cristo e, nella forza del Vangelo e dei sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, pone segni di unità, di riconciliazione e di pace, vedendo il mondo come luogo della presenza di Dio, della sua vicinanza, anche attraverso la bellezza della natura.

In questo Maria appare come il “volto unificante” della realtà che ci dona Cristo, ci conduce a Cristo e, insieme con lui, genera la pienezza della realtà. Il cristianesimo, fondato sull’amore di Dio, deve riconoscere nelle altre forme di religione la presenza operosa del medesimo amore che, grazie a Cristo, opera e si realizza al suo interno, creando un rapporto positivo e un dialogo costruttivo, nella relazione Dio-Maria.

Una lettura molto impegnativa, per le numerose citazioni bibliche e filosofiche, ma certamente efficace per una visione di Chiesa basata sull’Amore  incondizionato di Dio che trova in Maria l’”umile ancella” per portare nel mondo la salvezza di Cristo crocifisso e risorto.

Gisbert Greshake “Maria è la Chiesa” – Queriniana – euro 15.00

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