Sondrio , 05 agosto 2020   |  

Ci vuole un fiore. Dal degrado alla cura dell’ambiente

di Gabriella Stucchi

“Oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.(Laudato si’, 49)

Ci vuole un fiore

Nell’Introduzione Francesco Soddu, direttore Caritas italiana, riferendosi ai cinque anni della «Laudato si’», richiama “la sfida urgente di proteggere la nostra casa comune” espressa dal papa, che sottolinea “la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale...”.
Da qui l’invito a un’azione pedagogica, per creare una “cittadinanza ecologica” che “riesca a cambiare e a far maturare le abitudini in un’ottica di responsabilità verso gli altri e verso il mondo”, consapevoli di essere tutti parte di un’unica famiglia umana legata da vincoli di fraternità e solidarietà.

Si propongono quindi alcune storie, la prima delle quali, “Terra dei fuochi” ha come autore Maurizio Patriciello, parroco a S. Paolo Apostolo, Caivano (NA). Egli, dopo aver rilevato che proprio dal dramma di questa terra fu ispirata l’enciclica «Laudato si’» ed evidenziato l’impegno dei volontari del posto per evidenziare questa emergenza- rifiuti, ne descrive la Munnezza. Questa è costituita non da immondizie della Campania, ma che vengono anche dal Nord e dal Centro Italia, per risparmiare sullo smaltimento. Da qui l’introduzione della camorra e tantissime piccole e medie aziende campane che lavorano in nero, con evasione fiscale. Per smaltire si ricorre al fuoco: i rom e i disoccupati per pochi euro trasportano e bruciano tonnellate di scarti, pronti a scappare per non essere catturati dalle forze dell’ordine. Il vento disperderà le ceneri, facendo respirare fumi tossici e velenosi al popolo, che però ha portato
il problema all’attenzione nazionale, europea.

Don Patriciello stesso ha espresso la sua testimonianza il 18 novembre 2018, ma non si fece nulla sugli inceneritori e i problemi restano, con gravi ripercussioni sulla vita dei cittadini, i cui funerali sono ormai innumerevoli. In particolare don Patriciello chiede di pregare per Daniele, di dodici anni, nel cui corpo avanza il cancro.

Mons. Antonio Panico, Vicario episcopale per la pastorale sociale, il lavoro, la giustizia e la custodia del creato a Taranto, dopo aver mostrato come l’attenzione prioritaria concentrata sulla produzione di acciaio avrebbe portato, oltre alla perdita di lavoro per molti, gravi conseguenze sul piano sanitario e ambientale, cita l’iniziativa della Chiesa locale, guidata dall’arcivescovo Filippo Santoro che, dopo confronti con i vari interlocutori istituzionali, le associazioni e il mondo scientifico, ha creato una Commissione diocesana che si occupasse esclusivamente di custodia del creato. Si è decontaminato, con l’aiuto del CNR, un terreno donato alla diocesi il cui terreno era gravemente compromesso, si è ristrutturato un palazzo della Città vecchia per realizzare il Centro diocesano di accoglienza notturna per i senzatetto.

Si è poi creato, grazie alla raccolto fondi degli abitanti del quartiere Tamburi, promossa dalla compianta giornalista Nadia Toffa, un reparto di Oncoematologia pediatrica all’interno dell’ospedale Santissima Annunziata. Il direttore dott.Valerio Cecinati, barese di nascita e tarantino di elezione, con costanza e abnegazione si dedica al proprio lavoro, infonde fiducia nei genitori, sostenuto dalla moglie, la dott.ssa Letizia Brescia, che opera con fede, speranza e carità. Entrambi si ispirano agli insegnamenti di don Milani e con la generosità di moltissime persone, hanno creato una realtà che offre una certezza in più per il domani.

Maria Rita Olianas, responsabile Settore emergenze e operatrice della Caritas diocesana di Genova, descrive, attraverso la figura di Eugenia, che abita a piano terra vicino al torrente Polcevera, le situazioni drammatiche che si vivono quando cadono ingenti quantità di acqua, i piccoli rivi si ingrossano, i tombini non ricevono più e il piazzale si allaga. La cementificazione e l’urbanizzazione selvaggia hanno eliminato la vegetazione che rallenta il cumulo di fanghi e detriti e tutto è sommerso dall’acqua, come nel 1953, o nel 1970, quando non ci furono luce e gas, o nel 2011, in cui annegarono sei donne. Da quella tragedia l’amministrazione pubblica ha emanato provvedimenti strutturali e normativi e la cittadinanza ha assunto un atteggiamento di autotutela.

La “Tragedia delle Gole del Raganello”, in cui un oceano d’acqua ha portato con sé morte, ferite e dolore, è occasione per Vincenzo Bruno, collaboratore della Caritas diocesana di Lungro, di presentare la bella proposta di Civita, dove la Caritas diocesana ha elaborato il progetto “I cristiani custodi del creato e testimoni della ecologia della fede”, un percorso educativo di sensibilizzazione nei confronti della natura, di cui noi umani siamo parte integrante.

Commovente è la storia di Ada, figlia unica, che prima soffre per la nascita della sorellina Marta, poi si rivela il vero rapporto di amore reciproco, quando nella notte del 10 settembre 2017 si verifica un nubifragio. Marta non si ritrova, Ada chiede agli amici se possono aiutarla; essi aiutano a spalare il fango dalle cantine, e mentre i Vigili del fuoco cercano i dispersi, ritrovano anche quello di Marta, ormai senza vita. Ada vive vicino alla sorella, e nel dolore sa che Marta sarà sempre con lei.

La creazione in Sardegna nel 1962 della Latteria sociale di Santadi, da parte di dodici persone, tra cui un agricoltore di grande personalità, Peppino Sais, classe 1904, offrì la possibilità di superare le difficoltà, arrivando fino a circa 170 soci con un aumento notevole della produzione. “Tutto questo grazie alla nostra testardaggine, al credere fermamente al progetto avviato dai nostri padri”.

Le drammatiche conseguenze dello spopolamento conseguente all’ondata migratoria subito nei piccoli centri è descritto da don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana del Triveneto. Queste si verificano non solo sul piano umano, creando inquietudine e solitudine, ma anche sulla terra, sull’andamento climatico: i lupi distruggono tutto quello che i pensionati coltivano negli orti, mentre la neve che non scende sulle montagne mette in crisi il turismo. Per ovviare alla carenza di provvedimenti legislativi adeguati la Caritas oltre 25 anni fa ha fondato una Scuola di formazione all’impegno socio-politico intitolato a Paolo Borsellino che aiuta i giovani a scoprire la politica come servizio all’uomo, partendo proprio dalle difficoltà del territorio. Così si aiuta a superare le povertà e a ridare vita ai borghi disabitati.

Un rapido quadro presenta come anche nella più dura catastrofe, come quella del terremoto di Amatrice, l’amore per la propria terra, unita alla solidarietà, aiuta a riprendere la vita. È la storia di Anna, che ha subito 14 interventi chirurgici, ha perso il marito e tre figli; di Guido, il padre anziano, che è aiutato da Anna e da un imprenditore, Andrea, che ha perso moglie, figli, la casa e metà dell’azienda. Infine padre Giansante che dopo anni di missione in Africa ora ha scelto di condividere la vita di chi vive tra le macerie.

La distruzione delle costruzioni a Lioni per il terremoto del 23 novembre 1980 è l’occasione per il capomastro Vincenzo per raccontare al figlio Renato Marinaro (l’autore del testo) come la propria abitazione sia rimasta incolume. Semplicemente l’aver imparato, durante la ricostruzione di alcune case di Aquilonia (al confine con la Basilicata) distrutte dal sisma del 1930, come dovessero essere costruiti gli edifici, con l’accurata scelta dei materiali, il rispetto delle regole.

Nella Postfazione Simone Morandini, partendo proprio dagli spunti offerti nelle storie raccontate, indica i punti essenziali per affrontare il “degrado ambientale”. In primo luogo “ascoltare” il grido della terra e quello dei poveri” (Laudato sì’); “accompagnare per una ricostruzione” e azione di “prevenzione”; “azione formativa” che coinvolga tutte le età, tenendo come principi l’amore di Dio, del prossimo e della Terra, nostra casa comune (capitolo II Laudato si’).

Una lettura coinvolgente, che attraverso i personaggi e le storie raccontate mostra la responsabilità che ciascuno ha per salvaguardare i beni del creato e vivere insieme con responsabilità i fenomeni che ci capitano, consapevoli che anche il nostro retto comportamento di cura dell’ambiente ha una notevole risonanza sul mondo intero.

Paolo Beccegato – Renato Marinaro “Ci vuole un fiore” – EDB - euro10.00

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