Roma, 08 settembre 2021   |  

Conferenza Episcopale Italiana cura e relazione

La Conferenza Episcopale Italiana ha indirizzato in vista dell'inizio del nuovo anno pastorale una lettera a tutti i vescovi in cui li invita fraternamente a prestare notevole attenzione, in considerazione oltretutto del momento emergenziale, ai due aspetti chiave del loro rapporto con le comunità pastorali in cui operano.

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Nel testo ricorrono due concetti fondamentali: cura e relazione. La Conferenza Episcopale Italiana ha indirizzato in vista dell'inizio del nuovo anno pastorale una lettera a tutti i vescovi in cui li invita fraternamente a prestare notevole attenzione, in considerazione oltretutto del momento emergenziale, ai due aspetti chiave del loro rapporto con le comunità pastorali in cui operano.

"Non può esserci azione pastorale della Chiesa senza la cura delle relazioni- si legge nell'incipit della lettera - nel tempo della pandemia, proprio nei periodi più bui, abbiamo scoperto che l'essenziale è proprio la relazione, tra operatori pastorali, con i ragazzi e le loro famiglie, con le persone sole, per salvaguardare quest'esigenza primaria abbiamo imparato a utliizzare nuovi modi e strumenti per comunicare, social media, streaming".

L'emergenza non è ancora alle spalle. Ma non per questo il messaggio cristiano non deve essere veicolato con un supplemento di sensibilità e impegno, anzi proprio a ragione di questo delicatissimo momento.

"Anche se le attività pastorali sono ancora condizionate dalle giuste e dovute attenzioni per contenere il rischio di contagio dai virus - prosegue la lettera- la campagna vaccinale , tuttora in corso nel paese, permette di far tornare all'ordinario quanto finora previsto come straordinario o emergenziale, ovviamente, dove ricorrono le condizioni di sicurezza, è importante non fare mancare ai fedeli quei gesti di preghiera, partecipazione e speranza che testimoniano la vicinanza della Chiesa in questo tempo così particolare". La lettera si sofferma sulla cura delle relazioni come uno degli elementi cardine evidenziati dal Vangelo dove "Gesù testimonia l'amore del Padre ai malati che incontra, ai peccatori che perdona, ai discepoli che chiama , annuncia la vicinanza del Regno di Dio con la sua prossimità a coloro che sono stati scartati ed emarginati".

Uno stile ricordato come "per la Chiesa" e "dell'attenzione verso tutti". E fondamentale sarà dunque, laddove possibile, secondo la Cei, promuovere di nuovo le occasioni di incontri in presenza per poter ribadire la centralità della dimensione dell'incontro. Relazione pastorale e attenzione alle persone sono un altro aspetto su cui la lettera si sofferma ampiamente: "nella cura della relazione- vi si legge- non deve mai mancare l'attenzione massima alle persone che si incontrano e che si intende servire come operatori". Un'attenzione che deve farsi "gesto d'amore" e a questo riguardo la Cei richiama il videomessaggio di papa Francesco ai popoli dell'America Latina dello scorso 18 agosto: "vaccinarsi, con i vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto d'amore, e contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto d'amore, per se stessi, per familiari e amici e per tutti i popoli".

Vi è poi un richiamo ad aderire a quanto stabilito dallo Stato con diligenza in materia di prevenzione dalla diffusione della pandemia. Il documento si conclude con l'elaborazione di alcune linee operative: "ci sono alcune attività pastorali - si legge- che possono esporre a un particolare rischio di contagio o perchè svolte in gruppo come la catechesi oppure per la loro stessa natura come le attività coreutiche, la cura delle relazioni chiede di incentivare il più possibile l'accesso alla vaccinazione dei ministri straordinari della Comunione Eucaristica, di quanti sono coinvolti in attività caritative, dei catechisti, degli educatori, dei volontari nelle attività ricreative, dei coristi e dei cantori, pertanto le Conferenze Episcopali Regionali e ciascun vescovo, sentiti i Consigli di partecipazione, possono formulare messaggi o esortazioni per invitare alla vaccinazione tutti i fedeli e, in particolar modo, gli operatori pastorali coinvolti nelle attività caratterizzate da un maggiore rischio di contagio, come quelle elencate.

Per contribuire a una maggiore e più efficace informazione, in questa fase potrebbe essere opportuno promuovere incontri con esperti che possano offire spiegazioni e delucidazioni sul tema delle vaccinazioni".

Non si tratta, evidentemente, di una parrocchia che debba rivestirsi di una funzione sanitaria a lei estranea ma piuttosto di una paziente opera di sensibilizzazione dei fedeli sull'importante di avvalersi di tutto quanto messo a disposizione dal mondo sanitario per arginare il morso della pandemia. "Ovviamente.- è la conclusione- rimane inalterata la facoltà di ogni singolo vescovo di definire criteri che consentano di svolgere le attività pastorali in presenza, in condizioni di sicurezza e nel rispetto della normativa vvigente". (Cri.Com.)

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