Sondrio, 30 aprile 2020   |  
Opinioni   |  Salute

Contro covid-19 strategie comuni

di Gianfranco Cucchi

È opportuno consentire ai medici di medicina generale la possibilità di ordinare direttamente l’esecuzione in urgenza di un tampone all’ammalato e ai famigliari.

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Ci apprestiamo alla fase due con apprensione perché il numero di nuovi contagiati da coronavirus è ancora molto elevato come il numero dei decessi. È positivo il dimezzamento dei ricoverati in terapia intensiva ed il numero dei ricoverati. In Cina dopo questo lasso di tempo non vi erano più nuovi casi..

Il pericolo, evocato dagli esperti, è che possano accendersi dei nuovi focolai epidemici che se non prontamente contenuti e spenti potrebbero innalzare la curva dei contagiati e dei ricoveri. È noto che i principali focolai sono costituiti dalle strutture assistenziali di degenza (ospedali e Rsa) poi dai focolai domestici ed infine, da ultimi, i luoghi di lavoro. Si parla di focolaio epidemico l’improvviso aumento di casi all’interno di una comunità, anche di un singolo caso.

Orbene in questa fase di emergenza la capacità di spegnere i focolai è variata da regione a regione con l’istituzione di zone rosse di isolamento e di mappatura dell’infezione tramite tamponi degli operatori degli ospedali/Rsa e dei degenti con differenti risultati in termine di diffusione del contagio e di mortalità.

A mio modesto parere non possiamo più permetterci queste differenti strategie. La comunità scientifica è unanime nell’indicare prioritario l’individuazione delle persone infette e dei contatti stretti (a partire dai famigliari) con diagnosi sul tampone naso-faringeo.

Purtroppo anche questa capacità di diagnosi è stata diversificata da regione e regione con la Lombardia che solo negli ultimi giorni ha raddoppiato i tamponi portandoli a circa 10 mila al giorno. Il Veneto ha annunciato la strategia di eseguire 30 mila tamponi al giorno a fronte di metà della popolazione e un quarto di casi positivi ufficiali.

Il 24 Aprile una signora di mezza età accusa febbre elevata, mal di gola e mialgie diffuse in un paese della Valtellina. Il medico curante sospetta un’infezione da covid-19 per cui anche il marito viene messo in quarantena; entrambi lavorano in servizi pubblici essenziali non sanitari per cui l’Ats non esegue il tampone diagnostico. Hanno tre figli conviventi: come si comporta il nucleo famigliare, quale tipo di sorveglianza viene applicata se non quella fiduciaria del medico di famiglia?

Questo può costituire un focolaio epidemico che non è stato sancito con certezza dal dipartimento di prevenzione ed i provvedimenti ed il buon esito sono improntati alla diligenza dei soggetti coinvolti.
A ridosso della fase 2 non siamo preparati a isolare ed individuare i focolai epidemici e questo costituisce un grande rischio.

È fondamentale invertire la rotta assegnando ai medici di medicina generale la possibilità di ordinare direttamente l’esecuzione in urgenza di un tampone all’ammalato e ai famigliari ed in caso di positività il Dipartimento di sanità pubblica farà scattare i meccanismi di sorveglianza sanitaria attiva anche finalizzati al rientro al lavoro.

Questa strategia è stata ampiamente disattesa, e ne vediamo tutt’ora gli effetti, ma non può piuù essere ritardata con una maggiore capacità diagnostica nei laboratori di analisi di Sondrio, Sondalo e Chiavenna con tempi rapidi di riposta (non si possono aspettare fino a 7 giorni) e di un potenziamento delle risorse umane di sanità pubblica territoriale.

 

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