Sondrio, 15 marzo 2020   |  

Cucchi: occorre una vasta localizzazione dei contagiati

di Gianfranco Cucchi

Il medico sondriese invita a tenere in grande considerazione i modelli cinese e coreano per batter il virus intensificando le informazioni alla popolazione

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Corea del Sud, operatori sanitari a Seul (credit Ansa)

Dai dati diffusi il 13 Marzo – scriviamo nel pomeriggio di sabato 14 Marzo – in Lombardia vi sono 9.820 contagiati con 890 decessi pari al 9% e con 32.760 tamponi eseguiti:,3,2 per diagnosticare un contagiato. In Veneto 1.595 contagiati con 42 decessi pari al 2,6% con 25.691 tamponi eseguiti pari 16 tamponi per diagnosticare 1 contagiato. In Lombardia per esperienza personale sui miei pazienti viene eseguito il tampone solo se febbre e dispnea con tosse che rappresenta circa il 15 % della popolazione nel resto 85 % con sintomi minori con febbre (ed in un caso con severa leucopenia) non viene eseguito il tampone per cui questi pazienti che sono la maggioranza non sono screenati. Recenti dati pubblicati su The Lancet dimostrano come la mediana dell' eliminazione virale sia di 21 giorni e non di 14 giorni. «Ciò significa», spiega Esposito, docente di Pediatria all' università di Parma, «che una parte di positivi in Italia circola liberamente perché non sa di essere positiva e un' altra parte esce di casa ancora positiva dopo la quarantena domiciliare di 14 giorni, perché nessuno controlla che il tampone si sia negativizzato». Secondo The Lancet, inoltre, un infetto potrebbe contagiare fino a 37 giorni.

L' Italia, poi, ha una letalità fino a 10 volte maggiore rispetto ad altri Paesi, e comunque la più alta del mondo. A contribuire a questo tragico primato è «la scarsa tracciabilità dei casi positivi asintomatici a cui non viene effettuato il tampone nonostante siano stati a stretto contatto con uno o più pazienti accertati, contribuendo in modo inarrestabile alla crescita del contagio». La professoressa Esposito lancia un forte appello per combattere la pandemia, anche sulla base dell' esperienza degli esperti cinesi.
Sono due le armi principali per sconfiggere il Covid-19. «Il distanziamento sociale. E va bene, questo l'abbiamo fatto. Ma se non tracciamo i contatti, quando mai fermiamo l'epidemia?». Il professor Massimo Galli, primario infettivologo del Sacco di Milano, ragiona da scienziato e affronta il virus con pragmatismo: il picco del contagio dipenderà dall'efficacia delle misure di contenimento, afferma, e «la politica del tampone solo a pazienti sintomatici potrebbe rivelarsi insufficiente».

Finora in Corea sono morti 66 pazienti su 7889 contro i 1.266 decessi italiani a fronte di 17.660 contagi pari al 7,16% Ad utilizzare lo studio come esempio per spiegare la situazione in cui l'Italia potrebbe ritrovarsi, è Fabio Sabatini, professore di politica economica della Sapienza Università di Roma che, giustamente, sottolinea di «non essere un virologo» ma solo «uno che ha visto dati e informazioni».
Per Sabatini, c'è il rischio che «se non si tracciano i contagiati e la loro rete di contatti al fine di isolarli e curarli» o «se non intervengono nuovi fattori esogeni a rallentare l'epidemia come il caldo o una mutazione del virus» questa possa ripartire. Un'ipotesi che invece le autorità di Seul avrebbero scongiurato puntando su informazione aperta, partecipazione pubblica e test a tappeto.

Tre pilastri «da cui possiamo imparare molto» ha spiegato il docente nel post su Facebook a cui ieri ha affidato una prima analisi del fenomeno. Anzitutto «le informazioni sono trasmesse continuamente attraverso conferenze stampa e comunicati dettagliati (molto diversi dai nostri stringati bollettini di guerra)». Una trasparenza che rassicura le persone e le rende più cooperative. In secondo luogo il Korean Center for Disease Control (Kcdc), che ha guidato le operazioni fin dall'inizio dell'emergenza con i contagi della setta Shincheonji, «ha organizzato un formidabile sistema di raccolta di informazioni geolocalizzate per il tracciamento dei contatti dei contagiati». Hanno cioè sottoposto prima a test gli oltre 200mila membri della setta, poi quelli delle persone che avevano avuto a che fare con loro (ci sono collegamenti tra il 65% degli infetti) e infine di chiunque avesse sintomi. Non solo, nel mentre hanno invitato «i potenziali contagiati e i viaggiatori che entrano nel Paese» a scaricare «una app per riportare volontariamente ogni giorno eventuali sintomi e la propria posizione». In questo modo applicazioni come CoronaMap e Corona 100m hanno assunto un ruolo determinante, permettendo agli utenti di non frequentare aree pericolose.

Un sistema che ha dato «risultati eccellenti - continua - Il tasso di letalità è ora dello 0,7% (in Lombardia è del 9% )». Se però il meccanismo ha funzionato è stato anche grazie al terzo pilastro della strategia e cioè ai test «mirati, rapidi e precoci» effettuati dal Kcdc. Sfruttando l'esperienza maturata con Sars e Mers (2003 e 2005) e le stazioni drive thru - check point in cui, senza scendere dall'auto, l'automobilista viene testato e riceve una risposta in dieci minuti - hanno raggiunto un ritmo di 20mila tamponi al giorno.
In Italia abbiamo l’esempio del Veneto dove sono stati fatti 16 tamponi per diagnosticare un contagiato con una mortalità del 2,6 % rispetto a 3,2 tamponi per contagiato della Lombardia con una mortalità del 9%. Ovviamente questa disparità è dovuta al fatto che in Lombardia si fanno i tamponi solo sui casi più gravi, ma questo non consente la tracciabilità dei paucisintomatici (febbre tosse senza dispnea) che però sono oltre l’85% degli infetti che non vengono individuati e possono contribuire a diffondere il contagio, se non sottoposti a misure molto più restrittive.

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