Milano, 09 novembre 2016   |  

Da Donald Trump una sberla sonora a finanzieri, politici progressisti, sondaggisti e giornalisti

di Alberto Comuzzi

L'establishment più potente del mondo per mesi ha fatto suonare la gran cassa alla maggior parte dei media, sui quali esercita ampio controllo, per convincere l'opinione pubblica americana a sostenere la fedele interprete dei propri interessi, Hillary Clinton. Gli è andata male.

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Donald Trump, futuro presidente degli Stati Uniti

Sconcerto: dopo 8 anni di presidenza di Barack Obama, l'America volta pagina drasticamente. Una grande rivolta di cittadini che si sono schierati con Donald Trump, deciso oppositore dell'establishment americano, vale a dire delle classi dominanti e delle strutture politiche, economiche, sociali e culturali che hanno governato e diretto, negli ultimi anni, il più importante e ricco Paese dell'Occidente.

Si tratta di una vittoria schiacciante in cui non solo Trump diventa presidente degli Stati Uniti, ma che sarà sostenuto da una maggioranza sia al Senato, sia alla Camera dei rappresentanti.

Facile immaginare che i primi ad andare con il cappello in mano da Trump saranno i suoi presunti compagni di partito: quei repubblicani che, in piena campagna elettorale, gli hanno voltato le spalle annunciando che non solo non lo avrebbero appoggiato, ma addirittura gli avrebbero votato contro. Naturalmente faranno poi “mea culpa” i professionisti delle parole in libertà – sempre presenti nei vari talk show condotti da giornalisti progressisti – e via via tutti coloro che, in un modo o nell'altro devono il proprio benessere alle varie articolazioni del sottobosco della politica.

Trump ha vinto a dispetto di tutti: competitor democratici, oppositori interni, influenti opinionisti, finanzieri, banchieri e quel mondo privilegiato di uomini di spettacolo che sono attori, registi, scenografi, musicisti, cantanti etc. L'America non è quella dell'élite politicamente corretta ben rappresentata da democratici con redditi mediamente superiori ai 250.000 dollari all'anno (attori hollywoodiani e intellettuali newyorkesi, per esempio), ma di milioni di cittadini appartenenti alla cosiddetta working class che ogni giorno fatica per sbarcare il lunario.

Strani eventi della storia: il 9 Novembre 1989 cadeva il muro di Berlino e nello stesso giorno, nel 2016, cade il muro eretto in autotutela dall'establishment americano. Pochi mesi fa la Brexit ha ribaltato un pronostico che sembrava scontato e fatto analogo s'è verificato oggi con la vittoria di Trump. Due elettorati, britannico e statunitense, si sono espressi contro un certo modo di concepire e guidare il mondo. D'ora in poi i progressisti nostrani continueranno a chiamare populisti gli elettori della Brexit e di Trump?

Adesso la valigetta con le chiavi per l'innesco dei missili è nelle mani di un presidente arrivato alla Casa Bianca spinto da un'America trasversale desiderosa di riprendere nelle proprie mani quel destino che le avevano tolto ceti politici, economici e finanziari nei quali non si riconosceva più.

Ci saranno cambiamenti nei rapporti con l'Europa, con i Paesi islamici, con la Russia, con la Cina, insomma con il resto del mondo? Evidentemente, sì. Tra pochi mesi ne vedremo e ne subiremo le conseguenze.

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