Trento (Tn), 19 dicembre 2016   |  

Dai mercatini di Rango, Canale e Balbido affiorano antiche leggende e storie inquietanti

di Donatella Salambat

Tre borghi medievali del Trentino assaliti da turisti e curiosi alla ricerca di regali da mettere sotto l'albero, ma anche di quella magica atmosfera natalizia che preannuncia la nascita di Gesù. 

mercatini di Natale

Con l'avvicinarsi del 25 Dicembre le strade delle città si colorano di luci, compaiono gli alberi di Natale ed anche gli ormai famosi "mercatini" che espongono oggetti di antiquariato oltre a sciarpe, cappelli, dolcetti.


In questo periodo, una regione più di altre si distingue per le sue atmosfere natalizie, il Trentino, dove esistono ben tre borghi medievali (Rango, Canale e Balbido, noto anche come paese dei murales) che, per il giorno della nascità di Gesù, sembrano trasfigurarsi, trasformando le proprie case, vie e piazze. Questi borghi medievali, incastonati nella montagna, sono formati da un piccolo pugno di case, stretti vicoli, vecchie legnaie, cortili e porticati sotto i quali si accendono le luci di Natale e trovano ospitalità le bancarelle con prodotti tipici dell'artigianato locale.


Rango, frazione del Comune di Bleggio con circa 150 abitanti,  è un paese che dista circa un'ora di auto da Riva del Garda ed è inserito tra i borghi più belli d'Italia.

E' ricco di case in pietra e legno, collegate tra loro dai “vòlt”, gli antichi passaggi in pietra, ed in occasione del Natale si illumina di luci fantasmagoriche. Anche le strade si animano, soprattutto nei fine settimana, riempiendosi di vita con rievocazioni di antichi mestieri e persino asini, pecore e conigli trovano ospitalità in apposite casette a loro destinate.
Rango oltre alle bancarelle di Natale, è noto anche per storie interessanti come quella riportata in un carteggio inedito che parla di un presunto caso di spiritismo che qui si verificò nel 1889 e che coinvolse anche il curato di Quadra, don Lorenzo Guetti. Un fatto che destò scandalo "anche fuori delle Giudicarie nelle vallate circonvicine". La vicenda coinvolse la famiglia di Pietro Reversi di Rango e in particolare la figlia Veronica Reversi di soli 12 anni.
“Il primo a darne notizia è il parroco di Santa Croce Giovanni Battista Lenzi, fondatore della prima cooperativa insieme a don Guetti, in una lettera spedita al vescovo di Trento Eugenio Carlo Valussi. Da molto tempo a Rango si sentivano degli strani rumori provenire da una casa dove dormiva una ragazza "come un picchiar nel muro, un batter delle mani come sopra un tamburo, uno scricchiolar e muoversi di mobili, e un graffiar di unghioni su pel letto". Uno sgabello di noce "si vide muoversi come un guindolo e trasportarsi lungi dal suo posto un metro e cinquanta centimetri".
Il vescovo per cercare di risolvere la situazione mandò a don Lorenzo una reliquia del "Beato nostro Vescovo giovanni Nepumuceno" da donare alla fanciulla. Don Guetti riferiva al parroco Lenzi in una lettera che dopo tale applicazione "per due notti non si udì nulla, e le due notti posteriori si udì solo alla mattina a quasi giorno e mai più la sera".


Altre notizie sulla situazione di Rango giungono dalle lettere spedite al Lenzi dal curato dei Campi di Riva, don Luigi Baroldi, figura poliedrica di prete-scienziato e cooperatore. Facendo visita a Rango don Baroldi annotava che dopo essere uscito dalla stanza dove dormiva la ragazza recitando la preghiera a San Michele Arcangelo alle parole "imperet illi Deus" ovvero "gli comandi Iddio" i rumori si arrestavano di colpo mentre recitando segretamente l'inizio del Vangelo di Giovanni "infuriavano maggiormente". Al termine della lettera assicurava che in quella casa "non ci andrei più a qualsiasi costo per l'orrore che mi hanno ispirato". In una lettera inviata al parroco la settimana successiva lo stesso don Baroldi riferiva che il padre della ragazza, Pietro Reversi si era recato a Riva e passando per Pranzo, un po' alterato dal vino, raccontava che lui stesso aveva detto a Veronica che "verrà un prete, fa che batta e batta forte da fargli paura. Testuali parole".


Ricevute le lettere del Baroldi il parroco di Santa Croce riferiva al vescovo che il curato dei Campi gli sembrava prendesse la cosa "con troppo calore" tuttavia riferiva che "sembrerebbe che il Reversi padre non sia più in buona fede". Dopo questi eventi sembra che don Lenzi demandò la gestione riguardante la "tregenda spiritica di Rango" ad una persona fidata: il curato di Quadra don Lorenzo Guetti. Parallelamente anche il potere austriaco (da cui dipendeva Trento) avviò un indagine riguardante gli strani fenomeni di Rango mandando più volte il medico distrettuale Antonio Tschurschenthaler in visita a Rango. Fu così che don Guetti nelle sue lettere al parroco e al vescovo riferiva riguardo le visite a Rango accompagnato dal medico distrettuale.


In una prima lettera datata 13 marzo 1889 riferiva che il medico esaminò minuziosamente la stanza e ordinò alla ragazza di indossare un paio di guanti per capire se le graffiature fossero prodotte dalle sue mani o meno. Ma Veronica si rifiutò e "si mise a piangere e pianse per ben mezz'ora". In appendice alla lettera don Lorenzo riferiva inoltre che "il medico tentò alla mia assenza d'ipnotizzare la ragazza; ma mi disse che gli riuscì impossibile perché la ragazza rifuggiva da tale operazione. Avea con sè anche la macchina elettrica ma non ne fece alcun uso". Don Guetti dall'alto del suo carisma concludeva la lettera mettendo in guardia "tanto dalla troppa credulità del volgo come dalla spinta incredulità dei presunti dotti". Una seconda visita ebbe luogo il 23 marzo. Interrogando la famiglia riguardo gli strani fenomeni ottenne in risposta che il giorno prima mentre recitavano il rosario per il figlio defunto Alessandro Bernardo Reversi "sulla panca del focolare ove stava appoggiata la ragazza ed altri membri di casa si sentirono forti colpi e graffiamenti e movimento della stessa, e appena terminato il de profundis finirono di colpo i sussurri". Don Lorenzo per tranquillizzare la famiglia si offrì di celebrare una messa il giorno dopo in suffragio del figlio defunto, fedelmente riportata sul diario personale delle messe. In data 27 marzo don Lorenzo si recò nuovamente a Rango accompagnato dal medico distrettuale. Prima di far entrare la ragazza nella stanza il medico, questa volta, applicò ad uno sgabello un "unto nero ed attaccaticcio". Dopo vari tentativi mentre la ragazza era vicina allo sgabello quest'ultimo "si mosse verso la stessa tre o quattro volte. Eppure nessuno degli spettatori aveva mai veduto il minimo movimento della ragazza nel muovere la sedia. Lo doveva fare con una singolare destrezza". Don lorenzo concludeva tuttavia dicendo che "non era ancora tempo di dire una sentenza perentoria in proposito".
In un'ultima lettera datata 15 maggio don Lorenzo assicurava che dopo che la ragazza aveva ricevuto il sacramento della Prima comunione non si udì quasi più nulla di straordinario. Da altre fonti conosciamo che il padre successivamente emigrò in America mentre la madre e le due figlie si trasferirono a Verona dove furono collocate in servizio presso famiglie private. I fenomeni sembravano spariti ma a metà dicembre 1890 i padroni licenziarono la ragazza perché "incominciarono a sentire ogni notte casa del diavolo nella stanza dove dormiva la ragazza". E' presumibile che Veronica riuscì tuttavia a costruirsi una nuova vita in quel di Verona. Lo testimonia l'atto con cui il 24 maggio 1911 sposò Adda Pietro Paolo proveniente dalla parrocchia di Valgatarra di Marano.

A Canale di Tenno, frazione del Comune di Tenno con i suoi 44 abitanti, è un borgo dove arte e cultura vanno a braccetto per la gioia di grandi e piccini.

Canale di Tenno è un altro borgo medievale che sorge a 600 metri di altezza sulle colline che guardano il versante trentino del lago di Garda, fra Riva del Garda e l'altopiano di Fiavè, sulla strada che collega il lago alle Giudicarie. E' un agglomerato rurale di origine medievale datato 1211 e la sua archietettura è fatta di volti, sottopassi, vicoletti e ballatoi, piazzette interne, case adossate le une alle altre come negli antichi villaggi del duecento. A Canale vi è un piccolo ma ricco museo che raccoglie gli attrezzi della vita contadina e la “Casa degli Artisti”, dedicata al pittore adottivo di Canale, Giacomo Vittone. Oggi è un centro di produzione artistica che ospita corsi, mostre, concerti, ma è anche una residenza per artisti. Canale di Tenno è famoso anche per alcune manifestazioni come il "Rustico Medioevo", che fa riferimento proprio alle antiche origini del borgo e riporta in scena alcuni momenti della vita medioevale del borgo. In inverno invece, durante tutti i weekend di dicembre che precedono il Natale, le viuzze del borgo ospitano i tradizionali mercatini di Natale. Il paese, abbandonato negli anni del dopoguerra, è tornato a vivere negli anni Sessanta grazie ad una vivace attività artistica e culturale, ma una delle sue carte vincenti non è solo la bellezza del paesaggio, ma i volti, i vicoli e i cortili che ospitano un mercatino di Natale unico nel suo genere. Nelle cantine si trovano le bancarelle colorate, colme di prodotti tipici locali e di oggetti confezionati con passione da abili artigiani e hobbisti. La tradizione trova spazio anche in cucina, dove vengono riproposti i sapori genuini di quest’angolo di Trentino come la “carne salada e i fasoi”, piatto tipico nato nel 1500.

A Balbido i murales raccontano la vita del tempo che fù.

Altro borgo medievale, famoso, non per i mercatini di Natale, ma per le opere murarie apposte sulle case è Balbido, un piccolo paese del Bleggio superiore, con solo 300 abitanti e dista circa 20 minuti di auto dal Comune di Riva del Garda, è noto per i “murales” dipinti sulle facciate esterne delle case e per questo motivo membro dell'Associazione Paesi Dipinti - Muri d'autore. Passeggiando tra gli androni, le corti interne e le strette vie selciate, si possono ammirare numerosi murales sulle facciate delle case che, oltre a raccontare gli aspetti della vita del passato come le sagre con la corsa dei cavalli e le leggende delle streghe della misteriosa Val Marcia, illustrano la difficile vita contadina, tanto dura da spingere gli uomini ad emigrare, diventando molèti (arrotini), ombrelèri (ombrellai), carègheti (impagliatori di sedie), calièri (calzolai), etc. Dal 1987 ad oggi artisti locali hanno fatto comparire sui muri del paese volti e scene di vita scomparsi, un luogo cercato nella memoria delle persone più anziane, affiorato dai loro racconti. Un omaggio alla storia di questo paese e a chi l’ha fatta e vissuta. I murales, raccontano quindi la storia della gente e dei fatti di chi lì visse. Non mancano alcuni murales dedicati alla cooperazione legati alla vita di Don Guetti ed uno, dipinto nel 1988, dedicato all’emigrazione, fenomeno assai rilevante per le popolazioni di questa valle.

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