Lecco , 12 febbraio 2020   |  

Dalla Cina un fiume di lana falsa

Frode che si aggirava intorno ai 5 milioni di euro scoperta dai Baschi Verdi di Torino

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Le etichette “parlavano” di pura lana vergine, ma della calda e pregiata fibra non c’era traccia, i tessuti erano composti interamente da poliestere e poliammide. Per questo motivo la Guardia di Finanza di Torino ha sequestrato nei giorni scorsi oltre 25.000 capi d’abbigliamento confezionati con filato acrilico e falsamente etichettati come filati di pregio.

I “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego di Torino, insospettiti dai prezzi troppo convenienti di alcuni capi di abbigliamento di pregio in vendita in un negozio del capoluogo Piemontese e distribuiti da alcuni grossisti di Lacchiarella, nel milanese, hanno avviato le indagini, supportate dalle analisi scientifiche effettuate da un Laboratorio Chimico specializzato nel settore tessile.

Gli esiti degli esami hanno confermato i sospetti dei Finanzieri svelando la reale composizione dei tessuti spacciati per lana ma in realtà composti, come detto, in fibre sintetiche.

Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore Dott. Alessandro Aghemo, hanno portato i Finanzieri torinesi sino a Prato, dove sono stati individuati gli importatori della falsa merce e dove gli inquirenti hanno perquisito opifici e depositi in cui venivano occultati i falsi capi di abbigliamento.

Sono 25.000 i capi d’abbigliamento rinvenuti, praticamente il contenuto di 4 containers. Questo è lo “score” relativo al sequestro: maglioni, sciarpe e berretti con false indicazioni merceologiche, 200.000 etichette e imballi già pronti per essere immessi sul mercato illegale. Un “fiume di falsa lana” per una frode che si aggirava intorno ai 5 milioni di euro.

Macchine per cucire, etichettatrici, imbustatrici, stiratrici tutte le apparecchiature industriali erano in funzione a pieno regime per il confezionamento, ora è tutto sotto sequestro per il reato di frode in commercio.

Due gli imprenditori di origine cinese denunciati all’Autorità Giudiziaria per reati contro l’industria e il commercio. Sono ora in corso ulteriori accertamenti in relazione all’origine ed alla provenienza di decine di migliaia di “pashmine” in seta, il cui tessuto importato dalla Cina, senza subire radicali trasformazioni, tranne una semplice stampa colorata, una volta confezionato è stato imballato con indicazioni “Made in Italy”.

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