Sondrio, 19 ottobre 2018   |  

Dazio zero a Vietnam affossa riso italiano

In Lombardia il 10 per cento in meno della superficie coltivate

riso bianco

Con il via libera all’accordo l’Unione Europea autorizza l’importazione a dazio zero dal Vietnam di 20mila tonnellate di riso semigreggio, 30mila tonnellate di lavorato e 30mila tonnellate di riso aromatico in una situazione di grave difficoltà per la produzione nazionale. E’ quanto denuncia la Coldiretti in riferimento al testo dell’accordo UE-Vietnam adottato dalla Commissione europea nel sottolineare l’ultimo risultato negativo della nuova stagione di accordi commerciali inaugurata dall’Unione Europea con il Canada (CETA).

«Il settore agricolo non deve diventare merce di scambio in accordi internazionali che non tengono conto del pesante impatto economico, occupazionale e ambientale sui territori, commenta Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia. Con queste decisioni i cittadini si allontanano dall’Unione Europea, come evidenzia il sondaggio Eurobarometro. Inoltre, precisa il Presidente Prandini, ancor più grave il fatto che l’accordo non prevede l’approvazione dei Parlamenti Nazionali e sarà inviato direttamente a Consiglio e Parlamento Ue per la ratifica».

Si tratta, sottolinea la Coldiretti, di una decisione sbagliata e contraddittoria in virtù della difficile situazione del comparto per le importazioni di riso da Cambogia e Birmania e alla luce dell’apertura da parte dell’Unione Europea di un’inchiesta in merito al regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero.

Le importazioni da Paesi asiatici che non rispettano le stesso norme sanitarie, ambientali e sul lavoro delle produzioni europee sono  la causa principale della crisi del settore risicolo Made in Italy. La campagna risicola è in corso  ma le prime stime danno un calo produttivo, frutto anche del crollo dei prezzi causato dalle importazioni che ha messo in ginocchio le aziende italiane. In Lombardia  in base a un primo monitoraggio sul territorio si stima un calo fino al 10% nelle superfici coltivate che si dovrebbero così assestare sotto quota 100 mila ettari.

A livello provinciale oltre l’80% delle risaie è concentrato nel Pavese, seguono i territori di Milano, Lodi e Mantova. L’Italia  è il principale produttore europeo di riso con oltre 4.000 aziende su poco meno di 230mila ettari, per un fatturato al consumo di circa un miliardo di euro all’anno.

L’accordo con il Vietnam  prevede peraltro la protezione di appena 38 denominazioni di origine italiane sulle 296 tutelate dall’Unione Europea con la possibilità di utilizzare il termine Parmesan per prodotti di imitazione del parmigiano Reggiano e Grana Padano, ma anche i termini Asiago, Fontina e Gorgonzola potranno continuare ad essere utilizzati da qualsiasi persona, e dai suoi successori, che abbiano commercializzato in buona fede prodotti della stessa categoria con tali nomi prima del 1 gennaio 2017.

Di fatto l’accordo su questi temi ricalca quello con il Canada (CETA) che  ha fatto da apripista legittimando per la prima volta nella storia della Ue la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali.

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