Lecco, 25 marzo 2017   |  

De Gasperi, Adenauer e Schuman: chissà come si rivoltano nella tomba

di Alberto Comuzzi

I loro ideali d'Europa sono stati traditi e oggi si percepisce il distacco tra i cittadini e gli euroburocrati che con alcuni gruppi economico-finanziari sono impegnati a mantenere i propri privilegi.

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Da sinistra: Konrad Adenauer, Robert Schuman e Alcide De Gasperi

Questa mattina, sabato 25 Marzo, presso il Palazzo dei Conservatori in Campidoglio si aprono le celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma: quello costitutivo della Comunità economica europea (Cee) e quello della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). All'incontro partecipano le delegazioni dei 29 Paesi dell'Unione europea mentre è prevista per mercoledì 29 Marzo la procedura d'avvio di uscita della Gran Bretagna.

È profondamente mutata la situazione tra quel 25 Marzo 1957, giorno in cui le massime autorità di sei Paesi – Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo – si trovarono a Roma per dare inizio all'integrazione europea e gli avvenimenti relativi all'odierno 25 Marzo 2017.

Per evitare l'insorgere di una guerra come quella che dal 1939 al 1945 aveva devastato l'intero Vecchio Continente, tre cattolici praticanti – il francese Robert Schuman (1886 - 1963), il tedesco Konrad Adenauer (1876 – 1967) e l'italiano Alcide De Gasperi (1881 - 1954), l'ultimo vero statista degno di tale nome che abbia avuto il nostro Paese – diedero vita alla Ceca (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), istituzione che precorse la nascita dell'Unione europea.

Il principio su cui si fondava la Ceca, oltre che economico (mettere insieme le risorse energetiche) era etico: togliere le eventuali cause di dissidi che avrebbero potuto alimentare nuovi conflitti. Adenauer, Schuman e De Gasperi immaginarono un'Europa basata sull'amicizia tra i popoli, un'Europa di popoli.

Il tempo, purtroppo, non ha dato loro ragione. Agli ideali di affratellamento perseguiti dai tre padri dell'Europa si sono sostituiti i valori mercantilistici delle élite economico-finanziarie sostenute da una compiacente burocrazia che, come tutte le burocrazie, tende più a perpetuare i privilegi acquisiti che a rispondere alle istanze e alle necessità dei cittadini dei quali dovrebbe essere al servizio.

San Giovanni XXIII, papa Wojtyla, aveva ammonito a non costruire l'Europa dei mercanti, ma, al contrario, a dare vita ad una grande comunità animata da principi e valori che, egli ricordava, avrebbero dovuto essere conformi alla tradizione e alla storia del Vecchio Continente, vale a dire quelli giudaico-cristiani.

Con il buonismo imperante e per non offendere gli oltre trenta (qualcuno dice quaranta) milioni di musulmani presenti in Europa – molti dei quali andati a prendere fino nelle acque territoriali libiche dal nostro ex ministro degli Interni e oggi ministro degli Esteri, Angelino Alfano – sta diventato praticamente impossibile educare le nuove generazioni a fare memoria delle proprie origini e tradizioni, che sono proprio quelle che hanno fatto grande l'Europa.

Wolfgang Schäuble, ministro dell'Economia tedesco, s'è allineato alla posizione politica del suo cancelliere, Angela Merkel, che ormai parla di Europa a due velocità. Fuori dalla metafora ciò significa fine dell'Europa. In pratica, da un lato, nascita di un gruppo di Stati, presumibilmente quelli del Nord con la Germania, uniti in un blocco; e da un altro, un serie di altre aggregazioni di Nazioni con economie più o meno forti o di singoli Stati e Staterelli. Quindi fine del sogno europeo.

D'altra parte è inutile farsi tante illusioni: gli europei, per fortuna, da oltre 70 anni non si ammazzano più tra di loro, ma la guerra economica continuano a farsela. Che dire, per esempio, di quelle multinazionali tedesche e francesi che con bilanci attivi e pur facendo profitti in Italia tagliano il personale, ovviamente italiano? Certo non ci si ammazza più con le bombe, ma togliere il lavoro per aumentare un già lauto profitto non è uccidere centinaia di persone? Indebolire l'economia e quindi la società di nazioni che dovrebbero essere parte del medesimo sodalizio, dell'identica famiglia europea, non è già di per sé stessa un'azione di guerra?

A margine dell'ultima assemblea dei Giornalisti europei, tenutasi a Trento, abbiamo avuto modo di dialogare a lungo con i diretti discendenti di De Gasperi, la figlia, signora Maria Romana e di Adenauer, il nipote, Sven-Georg (Schuman non ha discendenti non essendosi sposato). Alla domanda che cosa sia rimasto del progetto di Europa del loro papà e nonno, entrambi hanno risposto scuotendo il capo e con un eloquente sorriso: «Ben poco».

De Gasperi, Adenauer e Schuman immaginarono che il futuro dell'Europa «non sarebbe stato costruito con la forza, nemmeno con il desiderio di conquista, ma attraverso la paziente applicazione del metodo democratico, lo spirito di consenso costruttivo e il rispetto della libertà».

Alla luce di ciò che è oggi l'Europa il lettore tragga le sue conclusioni

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