Sondrio , 08 febbraio 2019   |  

Anticipo di autonomia in Lombardia con nuove regole sull'idroelettrico

La provincia di Sondrio, in particolare, con il maggior numero degli impianti allocati sul territorio, realizza da sola circa il 50% della produzione regionale.

Impianto mini idroelettrico

La Lombardia 'anticipa' l'autonomia grazie alla conversione in legge, oggi alla Camera dei Deputati, del 'Decreto Semplificazione 2018'. Un atto che introduce un'importante modifica al quadro normativo nazionale in materia di grandi derivazioni idroelettriche che, in futuro, consentirà alla Regione di rinnovare le concessioni delle dighe.

Alcune di queste sono scadute da anni e mai riassegnate (in Lombardia 17 su 70). Nel frattempo Regione Lombardia potrà chiedere canoni aggiuntivi per gli impianti con una potenza superiore a 3000 kwatt nel periodo che decorre tra la concessione scaduta e la riassegnazione della stessa, destinandone almeno il 60% alle Province in cui sono presenti gli impianti.

E' stato questo l'argomento illustrato durante l'incontro con la stampa dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana insieme agli assessori regionali Massimo Sertori (Enti locali, montagna e piccoli comuni) e Davide Caparini (Bilancio, finanza e semplificazione).

Con 70 grandi derivazioni per circa 1200 MW di potenza nominale concessa e 600 piccole derivazioni per circa 250 MW di potenza concessa la Lombardia è il primo produttore nazionale di energia idroelettrica e, da sola, concorre ad oltre il 25% della produzione nazionale.

La provincia di Sondrio con 26 grandi derivazioni garantisce circa il 50% della produzione regionale e in questo territorio 'risiede' oltre la metà della potenza concessa 650 MW su 1200.

La nuova disciplina, che modifica il cosiddetto 'Decreto Bersani', conferma che le procedure di ri-assegnazione delle concessioni alla loro scadenza sono effettuate dalle Regioni, ma aggiunge che le dighe, i canali, le condotte forzate alla scadenza della concessione passano gratuitamente in proprietà
delle Regioni invece che dello Stato.

Il canone, secondo quanto stabilito dalla nuova norma, dovrà essere destinato sempre per almeno il 60% alle Province e alle città metropolitane il cui territorio è interessato dalla presenza degli impianti che li potranno destinare a servizi pubblici, come ad esempio gli ospedali di montagna.

 

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