Milano, 17 luglio 2017   |  
Chiesa   |  Milano

Il giovane Delpini nelle testimonianze di alcuni preti ambrosiani

di Donatella Salambat

Infanzia e adolescenza del neo arcivescovo di Milano nei ricordi di don Antonio Bellasio, don Gianluigi Panzeri, don Egidio Broggini, don Virginio Pontiggia, monsignor Marco Navoni, monsignor Franco Cecchin

Delpini Mario

Mons. Mario Delpini, il primo in basso a sinistra

I predestinati esistono? Che cosa sin dall'infanzia può indicare quale potrebbe essere il nostro futuro? La vicenda umana di monsignor Mario Delpini, che a Settembre prenderà possesso dell' arcidiocesi di Milano come successore del cardinale Angelo Scola dopo essere stato vicario generale,è emblematica perche conferma che fin dai primi anni della sua vita si erano evidenziate quelle attitudini e qualità che ne avrebbbero poi segnato l'intera esistenza.

Nato a Gallarate (Va) il 29 Luglio 1951, il piccolo Mario cresce, terzo di sei fratelli a Jerago con Orago, dove frequenta la parrocchia di San Giorgio, la scuola del paese fino alla quinta elementare. Le scuole medie e i due anni del ginnasio li trascorre, come convittore, nel prestigioso collegio De Filippi, fondato ad Arona dal cardinale Federico Borromeo.

È in questo collegio che l'adolescente Mario Delpini viene notato dal rettore don Antonio Bellasio, sacerdote ricco di una vasta esperienza maturata come insegnante in diverse altre scuole. Don Bellasio dal 1964 al 1993 sarà responsabile del De Filippi, che nel triennio successivo sarà poi governato da don Gianluigi Panzeri, oggi parroco ai Santi Nereo e Achilleo in Milano. È proprio don Panzeri a ricordare le parole con cui don Bellasio descrive gli anni adolescenziali del nuovo Arcivescovo: "un giovane sobrio e responsabile". Don Antonio nota nel giovane serietà e senso del dovere, tanto da nominarlo “prefettino”, ruolo riconosciuto ai ragazzi, di qualche anno più avanti negli studi, che seguono gli studenti più giovani in occasione di manifestazioni ed eventi all'esterno del collegio. Il giovane Mario, inoltre, riesce bene negli studi dimostrando autocontrollo, disciplina e una certa inclinazione per lo studio della religione tanto che in prima e seconda media ottiene il premio per la buona condotta e per la gara di Religione.

Sono numerose le testimonianze raccolte da sacerdoti che hanno conosciuto il giovane Mario durante gli anni della sua formazione, come don Egidio Broggini, vice rettore del Collegio de Filippi, oggi 85enne, che afferma: “Mario Delpini era il più bravo della classe, non era litigioso, ma ubbidiente e studioso". Nel 1967 il giovane Delpini dal Collegio De Filippi passa al Seminario di Venegono Inferiore, a Varese, per frequentare il primo anno. Anche monsignor Marco Navoni, oggi dottore della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ha un ricordo preciso di Mario Delpini nel periodo in cui egli era studente di teologia al terzo anno mentre Mario era al quinto anno. In seguito monsignor Navoni diventerà professore e don Delpini rettore del Seminiario. Entrambi hanno condiviso la stessa esperienza di docenti per ben 15 anni.

Il ricordo del Dottore dell'Ambrosiana del "suo rettore" è quello di uno studente, poi professore, serio, con un grande senso del dovere "che già all'epoca possedeva quel pizzico di ironia e autoironia che lo aiuterà ad affrontare gli ostacoli della vita e cultore di un grande senso di sobrietà sia nella vita privata che nella vita personale".

Significativo anche il ricordo di don Virginio Pontiggia, vice direttore del Seminario di Venegono Inferiore fino al 1981 e successivamente segretario del cardinale Carlo Maria Martini (oggi presidente della Biblioteca del Seminario). Degli anni del seminario trascorsi insieme allo studente Mario Delpini, don Pontiggia ha un ricordo indelebile. Citando un brano del libro del neo Arcivescovo, “Reverendo che maniere. Piccolo galateo pastorale”, dice: «Il mistero della presenza di Dio rimane [purtroppo] tra le cose sapute senza essere vissute … La gente non sa delle nostre veglie notturne o delle sveglie mattutine per riservare tempo alla preghiera; ma io credo che la gente s’avveda dei frutti di questo nascosto, faticoso e consolante sostare con il Signore …”. In queste parole, però, certamente don Mario esprimeva la sua stessa esperienza autobiografica! Infatti, non appena si goda un po’ della sua amicizia, non si fa fatica a trovare in lui un intenso attaccamento personale al Signore Gesù, coltivato in una nutrita e abbondante vita di preghiera. Il mio ricordo risale subito ai nostri anni di seminario, nei quali l’ho sempre visto pregare tanto e soffermarsi tanto tempo in Cappella davanti all’Eucaristia. In quegli anni, usavamo spesso i nostri «Quaderni spirituali», nei quali registravamo, durante il tempo della preghiera personale, le riflessioni che ci nascevano nel cuore e soprattutto la preghiera che rivolgevamo al Signore: era un modo per restare attenti e concentrati sulla Sua presenza. Ricordo don Mario, in ginocchio o seduto sulle panche della Cappella, riempire di pagine e di preghiera quel suo «Quaderno spirituale». E ricordo che … le intere notti di preghiera nell’adorazione eucaristica non erano solo un modo di dire! Se dovessi aggiungere un altro ricordo di quegli anni giovanili, ripenso ancora ad una sua iniziativa del tempo del Liceo, quando, prima di concludere la nostra giornata alle 22,30, Mario cominciò a proporre ad alcuni amici di trovarsi alle 22,00 in una parte un po’ riservata della Basilica del Seminario, per una preghiera ispirata a qualche brano della Parola di Dio, rimeditato nel silenzio e ritradotto in intercessioni suggerite vicendevolmente».

A rilevare un particolare che può apparire curioso, ma che, in realtà, denota uno stile e un tratto del carattere dell'arcivescovo Mario Delpini, è poi il prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin che sottolinea: "Ogni volta che ho avuto occasione di interpellare per ragioni di ministero l'allora vicario generale, monsignor Delpini, ho sempre avuto risposte non formali scritte di suo pugno, nonostante i suoi immaginabili impegni". Un segno tangibile d'attenzione che certamente tanti altri sacerdoti avranno avuto modo di constatare.

C'è già chi ha osservato un parallelismo tra il percorso umano e spirituale tra l'arcivescovo Mario Delpini e il cardinale Giovanni Colombo. E' vero che quest'ultimo non ha ricoperto il ruolo di Vicario Generale prima di salire sulla cattedra di Ambrogio, ma è altrettanto vero che i tanti anni vissuti nell'ambito della formazione del clero ambrosiano hanno segnato entrambe le figure dei due Arcivescovi. Evidentemente il Papa, facendo proprio il suggerimento del cardinale Angelo Scola di scegliere come suo successore monsignor Delpini, ha voluto donare ai fedeli e al clero ambrosiani un Pastore aggiornato e consapevole delle esigenze del proprio “gregge”.

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