Sondrio, 31 marzo 2019   |  
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Con l'autonomia regionale migliori servizi ai cittadini

di Alberto Comuzzi

Da una seria riforma degli enti territoriali sub statali i cittadini hanno solo da guadagnare. I problemi semmai possono sorgere agli amministratori che devono dimostrare di essere capaci di governare in autonomia.

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Nell'editoriale pubblicato da Resegoneonline venerdì 22 Marzo – testo che sottoscriviamo interamente –, Giulio Boscagli, affrontando il tema dell'autonomia, annotava, tra l'altro, quanto sarebbe utile al nostro Paese una riforma «che riduca il numero delle regioni accorpando quelle che sono poco più grandi della provincia di Lecco affidando loro competenze esclusive» e nel contempo «che restituisca le province a un ruolo democratico con competenze limitate» in modo d'aiutare «i cittadini a ritrovare fiducia in istituzioni che sempre di più vengono viste come inefficienti alimentando l’antipolitica».

In una simbolica staffetta tra editorialisti delle testate del nostro network Alpi Media Group, prendiamo il testimone da Boscagli per aggiungere qualche ulteriore considerazione, almeno per la frazione di nostra competenza (altre se ne aggiungeranno prima di tagliare il traguardo di una corsa che appare davvero ancora molto lunga).

Scendiamo subito sul terreno pratico. In Italia ci sono 5.497 comuni sotto i 5.000 abitanti, che rappresentano il 69,45 per cento del numero totale dei comuni italiani (attualmente sono 7.915). Se fosse varata una legge (nell'ambito delle autonomie) in base alla quale un Comune è tale solo se raggiunge i 10.000 abitanti si creerebbe un'economia di scala con un enorme beneficio per le casse statali, regionali, provinciali e comunali.

Un esempio per capirci. Se un Comune di 2.000 abitanti ha in organico uno o al massimo due vigili urbani, il servizio che costoro possono dare alla cittadinanza rimane oggettivamente compreso e compresso nelle ore diurne. Immaginiamo ora di accorpare cinque comuni di 2.000 abitanti, ovviamente in un territorio contiguo.

La somma degli agenti di polizia municipale oscillerebbe immediatamente tra i 7/8 e i 10. Ciò consentirebbe al servizio di vigilanza urbana di predisporre per il proprio personale sia un turnover nelle ore solari, sia, perché no?, un servizio di perlustrazione notturna che andrebbe ad integrarsi con quelle garantite, nel medesimo territorio, dalla altre Forze dell'Ordine.

A parte le grandi città, quando si verifica un incidente stradale, ad intervenire per i rilievi del caso è l'Arma dei Carabinieri, che si vede costretta, soprattutto nelle piccole stazioni di provincia dove gli organici sono esigui, a sospendere il controllo di vigilanza almeno per il tempo necessario a ripristinare il traffico nel luogo dell'incidente.

Ci siamo volutamente attardati su questo esempio per far capire al lettore che quando si parla di autonomia – di ridare cioè forza ad una Provincia (facendo eleggere come una volta i consiglieri dai cittadini) e possibilmente di ridisegnare la mappa dei comuni che potrebbe seguire al passaggio delle deleghe dallo Stato alle Regioni nelle materie indicate dall' art. 117 della Costituzione – in gioco c'è soprattutto la razionalizzazione dei costi della macchina pubblica e il conseguente miglioramento dei servizi.

Non ci si venga a dire che riducendo il numero di sindaci e di consiglieri si intacca la democrazia. Anzi, è il contrario; perché se io che vivo in un comune di 2.000 abitanti, dove conosco praticamente tutti, so che alla prossima tornata elettorale dovrò scegliere un sindaco insieme ai cittadini di altri due, tre, quattro comuni, starò molto attento a chi dare la mia fiducia. Studierò accuratamente i curriculum di tutti i candidati.

Allo stesso modo, io candidato sindaco, per prevalere sugli altri miei concorrenti, dovrò ottenere la fiducia di un elettorato ben più vasto di quello della mia comunità d'appartenenza.

Una selezione più competitiva della classe dirigente che diventa pertanto più qualificata. Per quanto riguarda la salvaguardia delle specificità, delle tradizioni, dei costumi, delle usanze, della stessa storia di un comune, nulla verrebbe intaccato perché tutto si conserverebbe, come presumibilmente preteso, con diritto, dalle singole comunità.

Gli stessi servizi erogati dai piccoli comuni prima della loro fusione potrebbero tranquillamente essere assicurati nelle sedi e nei presidi originali senza elementi di discontinuità.

Insomma la razionalità, anche nell'apparato pubblico, può solo portare efficienza e quindi servizi migliori che si traducono in una qualità di vita più elevata, per tutti.

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