Sondrio, 07 gennaio 2022   |  

A chi tira la volata Draghi?

di Alberto Comuzzi

Troppi atti del Governo hanno generato inquietudine nel Paese e molti si chiedono perché insistere con provvedimenti che limitano la libertà e deprimono l'economia incentrata su artigiani e piccola e media impresa.

chiusura attivita

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato chiamato dal presidente Mattarella per risolvere due urgenti problemi: contenere gli effetti della pandemia e rilanciare l'economia. A poco meno di un anno dal suo insediamento a Palazzo Chigi entrambi i risultati non sono stati raggiunti, nonostante quanto da lui stesso affermato nella conferenza stampa di fine anno.

Il green pass ha tolto la libertà a milioni di lavoratori e non ha impedito che i contagi diminuissero, ma quel che è peggio ha ulteriormente depresso l'economia. 

Il secondo governo Conte e il governo Draghi hanno assunto provvedimenti che hanno favorito la tensione sociale. In particolare, grazie anche al supporto della maggior parte dei media, l'opinione pubblica è stata fortemente suggestionata ed orientata a badare esclusivamente agli effetti del virus di Wuhan ed artatamente distratta dal tema vero: quello della ripresa economica.

Come aveva spiegato Herman Goering, uno dei condannati del processo di Norimberga, «il popolo può essere sempre assoggettato al volere dei potenti, basta dirgli che sta per essere attaccato», cioè mettergli paura e di conseguenza spingerlo a comportarsi come i potenti vogliono.

È evidente che la paura sia il sentimento prevalente che pervade l'animo degli italiani. Sono spaventati i no vax, perché si sentono accusati di diffondere il virus; sono spaventati i vaccinati perché temono di morire se non si vaccinano; sono spaventati coloro che rifiutano questi vaccini perché sono sperimentali e non intendono quindi diventare cavie. Attenzione, però, perché c'è anche una porzione di Paese, probabilmente non tanto esigua, disgustata e irata perché costretta a vaccinarsi per non perdere il lavoro.

Il risveglio dalla Pandemia sta già portando alla consapevolezza che una piaga altrettanto dolorosa continua ad essere aperta con quell'interminabile crisi economica che si trascina dal 2008 (fallimento Lehman Brothers).

Nei primi nove mesi del 2021 un'analisi di Cribis (società di servizi per la gestione del credito commerciale) ha registrato il fallimento di oltre 6.700 imprese. Il settore più colpito è stato il commercio, che ha visto la chiusura di 1.955 imprese, seguito a ruota dal settore dei servizi con 1.659 aziende fallite, l’edilizia con 1.235 e l’industria con 1.084. I dati Istat confermano la perdita di 678.000 posti di lavoro, di cui 336 mila al Nord, dall' inizio della pandemia al Giugno 2021.

Quanto alle cosiddette partite iva (piccoli commercianti, guide turistiche, ambulanti, agenti di commercio, consulenti aziendali, ma anche commercialisti e avvocati) sono diminuite di 302.000 unità.

Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre) ha documentato che «solo nel 2020, in Italia i consumi delle famiglie sono scesi di circa 130 miliardi di euro, soldi che in gran parte alimentavano i ricavi delle piccolissime attività che, a seguito di questa contrazione, non sono più riuscite a far quadrare i propri bilanci».

Nel 2019 Bruxelles premeva perché l'Italia portasse sotto il 2% il rapporto deficit/Pil minacciando di avviare una procedura di infrazione. Il primo governo Conte doveva fare i compiti a casa perché, si diceva, ce lo chiede l'Europa.

Oggi con Mario Draghi, la stessa Europa ci offre oltre 190 miliardi di euro. Improvvisamente le istituzioni del Vecchio Continente hanno trovato risorse per diverse centinaia di miliardi da distribuire tra i propri associati. Siamo in mano a dei prestigiatori o a dei burattinai?

Certamente il Presidente del Consiglio è persona stimata nel mondo di quella finanza internazionale che sostiene il grande reset (Great Reset), il progetto di Klaus Schwab lanciato al World Economic Forum di mettere il mondo nelle mani di un'oligarchia di banchieri e tecnocrati riducendo i popoli a sudditi controllati con strumenti digitali; ed è grazie alle sue relazioni con quel mondo che i cordoni della borsa si sarebbero allentati in favore del nostro Paese.

Detta in modo un po' sbrigativo: se gli italiani non si mettono nelle mani di Draghi (che sta annientando artigiani e piccole e medie imprese a favore di grandi gruppi), la finanza internazionale interviene e fa salire lo spread aumentando i problemi della loro già fiaccata economia. Insomma un bel ricatto per proseguire in quel progetto oligarchico perseguito da Schwab & company.

La domanda quindi che si fanno in molti è: Draghi fa il bene dell'Italia o dei finanzieri internazionali? Non è rassicurante, a questo proposito, il giudizio che durante una trasmissione su Rai1, l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, espresse sull'attuale Capo del Governo: «È un vile affarista non si può nominare presidente del Consiglio dei Ministri chi è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana. È il liquidatore dopo la famosa crociera sul “Britannia” dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana quand’era direttore generale del Tesoro e immaginati che cosa farebbe da presidente del Consiglio dei Ministri svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica, l’Enel, l’Eni e certamente ai suoi ex comparuzzi di Goldman & Sachs».

Da semplici cronisti osserviamo che il Governo sta solo alimentando inquietudine e non sembra affatto orientato ad infondere speranza nei cittadini. Un pessimo segnale. 

Domenica scorsa, 2 Gennaio, durante la Messa festiva, i fedeli nella preghiera universale si sono rivolti a Dio con queste parole: «Per la nostra società: si estinguano l'odio e le tensioni e cresca la solidarietà verso i malati, gli anziani, i deboli e i bisognosi. Per quanti sono oppressi sotto il peso delle difficoltà della vita: sperimentino la tua presenza di Padre, che dona consolazione e nuova speranza».

Ancora una volta sono i credenti a mostrarsi lungimiranti e saggi nel promuovere il bene degli uomini.

 

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