Sondrio, 15 maggio 2020   |  

Educare per ricostruire

di Giulio Boscagli

La ripartenza del Paese dipende in gran parte da uomini e donne che sappiano risvegliare, non solo nei giovani, la nostalgia di una vita buona, insieme.

don ticozzi giovanni

Don Giovanni Ticozzi

Nell’affrontare le sfide che ci attendono si fa spesso ricorso a una riflessione sui tempi della ripresa dopo la guerra. Lo abbiamo fatto anche noi ricordando in un precedente intervento l’attenzione al lavoro (e il conseguente affronto deciso del grave problema della disoccupazione) che caratterizzò l’attività dei governi del primo dopoguerra.

C’è un altro tema che segnò quegli anni e che avrebbe bisogno di essere affrontato anche oggi con la stessa forza e lucidità di allora.
Penso al tema dell’istruzione e della scuola. Lo voglio rileggere in chiave locale, stimolato a farlo da un recente intervento di Aloisio Bonfanti che, nella rubrica di storia locale che tiene su Leccoonline, ha ricordato la medaglia d’argento assegnata al Comune di Lecco nel 1958 per meriti acquisiti nel campo dell’istruzione pubblica.

La città uscita dalla guerra era impegnata a rimettere in piedi il sistema delle fabbriche e delle officine, ma una visione del futuro necessitava di un sistema di formazione superiore allora di fatto limitato al solo Istituto per ragionieri fondato agli inizi del secolo. Così in un breve arco di tempo fiorirono e si consolidarono in città, su iniziativa dell’amministrazione comunale, i due licei, l’istituto magistrale e, poco più tardi, l’istituto tecnico. A queste iniziative civiche si deve aggiungere quella delle suore salesiane che avevano aperto a loro volta un istituto magistrale riservato alle ragazze, mentre continuava da decenni la preziosa opera educativa delle suore di Maria Bambina al collegio di Rancio e quella della Casa degli Angeli.

La medaglia venne assegnata per queste realizzazioni ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza la presenza di amministratori capaci di vedere il futuro e di credere e investire nelle nuove generazioni. Non a casso amministratori che erano in diversi casi anche uomini e donne di scuola.

Tra questi mi pace ricordare la figura di don Giovanni Ticozzi che fu preside del Liceo Classico: attivo nella resistenza come responsabile del CLN lecchese fu imprigionato a San Vittore. Nel 1945 ritornò allla presidenza del liceo classico fino alla morte che lo colse nel 1958 al tavolo di lavoro.

Così si esprimeva commemorando davanti ai suoi studenti il decennale del 25 aprile: “Ragazzi miei, siamo appena usciti da una tremenda guerra, disastrosa, terminata sciaguratamente con una resa incondizionata …Stiamo ora risollevandoci; abbiamo già fatto progressi enormi e confortanti in meno di un decennio dal disastro… e da quale disastro! Guardiamo quindi fiduciosi nell’avvenire! Non importa se siamo poveri, senza risorse. Quello che conta è avere volontà, operosità, onestà: con questo si supplisce a tutto ciò che l’avara natura ci ha negato e tanto maggiore sarà il merito, e tanto più gloriosa la conquista. (…) è necessario che si divenga onesti, operosi, competenti ciascuno nel suo ambito, amanti scrupolosi del proprio dovere, pensosi più degli altri che di noi stessi, è necessario che si cominci subito e prima da noi e in noi quest’opera di formazione e di risanamento morale, subito e prima di aspettarsela dagli altri. (…) A voi, a voi soprattutto è affidata quest’opera grandiosa, preziosa e feconda di risanamento, di ricostruzione materiale, politica, spirituale d’Italia: a voi che siete senza colpa, a voi che avete energia e possibilità. A voi che avete lungo avvenire”.

Quando si pensa alla ricostruzione è fondamentale ricordare, assieme agli aiuti del piano Marshall, all’intelligenza e alla visione politica di chi aveva le grandi responsabilità di governo, anche l’opera fondamentale di educatori come don Ticozzi che hanno svolto un’opera decisiva nella formazione di quei giovani che di lì a poco avrebbero dovuto assumere in proprio le diverse responsabilità sociali.

A Lecco, ma penso che realtà analoghe potrebbero essere documentate un po’ ovunque a quel tempo, La funzione della scuola e in essa di figure importanti e appassionate di educatori è stata decisiva per affiancare gli adulti impegnati nei luoghi di lavoro. Così il cardinale Scola ricordava don Ticozzi che era stato suo preside al liceo:
“Da autentico maestro non si accontentava delle mezze misure, ma sapeva lanciarci nell’avvincente impresa di educare la volontà, saziare lo spirito, giocondare la vita”.

Nel suo ricordo Scola coglie anche l’aspetto che può fare di quelle vicende passate un utile insegnamento per l’oggi.
“In don Ticozzi la passione educativa è unita indissolubilmente con la passione civile”. E questa consiste in “una cura integrale del popolo, un gusto vivissimo del dialogo, un senso <roccioso> del bene comune, che hanno origine dalla gratuità in cui il cristiano è immerso; una misura alta e larga della politica”.

Abbiamo accennato al fatto che in quegli anni a Lecco lo scambio scuola-politica fu molto ricco: per citare solo alcuni dei principali protagonisti, ricordiamo il prof Luigi Colombo preside e sindaco; la professoressa Nava preside e vicesindaco, il prof. Coppetti preside e assessore, il prof Calvetti preside, assessore provinciale e deputato.

Stimare la scuola significa avere a cuore il destino delle giovani generazioni e, attraverso di esse, il destino della nazione cui si appartiene.

La ripresa del dopoguerra si deve anche alla dedizione di tanti educatori, nella scuola e – non dimentichiamolo – negli oratori, che indirizzarono tanti ragazzi delle classi popolari ad affrontare i lunghi percorsi scolastici fino ai diplomi e alle lauree sottraendoli a un troppo precoce ingresso in fabbrica. Queste risorse sono poi le menti e le braccia del cosiddetto miracolo economico italiano come raccontano le biografie di tanti imprenditori, medici, docenti, prelati usciti da famiglie di modeste condizioni economiche ma di grande apertura al reale.

Di queste figure c’è un grande bisogno anche oggi.
In realtà la scuola è la grande negletta della politica. Nelle scelte che si susseguono negli anni dominano la scena dell’istruzione le burocrazie ministeriali e sindacali: ai ministri che si alternano rimane lo spazio per giocare con le continue modifiche della maturità e poco altro.

La non cura delle nuove generazioni – che significa non avere a cuore l’avvenire del paese –è particolarmente evidente nel governo attuale che sta complicando l‘organizzazione scolastica oltre ogni ragionevolezza mentre disprezza il ruolo della scuola paritaria, pur previsto dalla legge.

Le parole di don Ticozzi ai suoi ragazzi sono preziose ancora oggi e di fatto sono parole che muovono l’impegno di tantissimi educatori nelle scuole di ogni grado, e che tengono viva un’idea di società fondata sull’impegno, il sacrificio e la dedizione per il bene di tutti.

Resta di grande attualità la saggezza del Piccolo principe di Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”.

La ripartenza del paese dipende in gran parte da uomini e donne che sappiano risvegliare, non solo nei giovani, la nostalgia di una vita buona, insieme.

 

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