Sondrio, 14 dicembre 2018   |  
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La Francia vacilla per i "gilet gialli", non per il terrorismo

di Alberto Comuzzi

Domani, 15 Dicembre, i “gilet gialli” scendono in piazza per il quinto sabato consecutivo. La protesta non si arresta, nonostante l'ultimo attentato islamico a Strasburgo costato la vita a 3 persone e il ferimento di altre 12.

jhagilet gialli

Domani 15 Dicembre, sarà il quinto sabato in cui i “gilet gialli” scenderanno nelle strade e nelle piazze di diverse città francesi. Dunque neppure l'attentato rivendicato dall'Isis a Strasburgo (costato la vita a tre persone e il ferimento di altre dodici, di cui alcune in modo molto grave come il giornalista Antonio Megalizzi) riesce a fermare la protesta di migliaia di francesi.

A parte le motivazioni di carattere sociale e politico, che hanno scatenato la protesta mettendo in seria difficoltà il presidente Emmanel Macron, spiccano ora anche quelle di carattere economico. «Una catastrofe per il commercio, una catastrofe per la nostra economia», come si legge nel blog “The Huffington Post” che riporta le parole del ministro delle Finanze Bruno Le Maire, il quale avrebbe già quantificato il danno in una perdita dello 0,1% del Pil francese nell'ultimo trimestre dell'anno.

Anche la Banca di Francia ha dimezzato le sue previsioni di crescita nel quarto trimestre, facendole scivolare dallo 0,4% allo 0,2% e imputando la decrescita alle proteste dei “gilet gialli”, che avrebbero inciso sulle attività dei servizi.

François Asselin, presidente della Confederazione delle piccole e medie imprese (Cpme), è andato oltre e ha denunciato che le proteste dei gilet gialli hanno causato danni quantificabili in «non meno di 10 miliardi di euro». Un colpo pesante avrebbero subito anche le attività turistiche: le catene alberghiere quantificano, nei primi giorni di Dicembre, una disdetta di prenotazioni del 10 per cento.

Molti si sono chiesti se non sia stata eccessiva la reazione contro il Governo francese – sfociata in una vera e propria violenta protesta al limite dell'insurrezione –, considerato che questo si era limitato, non ad effettuare, ma semplicemente ad annunciare un aumento del costo della benzina.

La spiegazione è nella realtà dei fatti: Macron ha conquistato il potere con il consenso di una minoranza di francesi (una percentuale tra il 25 e il 30 per cento) ed è l'espressione di quei poteri forti che, in gran parte rappresentano l'universo del mondo radical chic. Molti di costoro vivono nell' Île-de-France, la macro area con al centro Parigi, che è dotata di tutti i servizi, ragione per la quale un eventuale aumento del costo della benzina inciderebbe poco sui loro bilanci.

La maggior parte dei francesi vive però in aree dove senza l'automobile diventa complicato usufruire dei principali servizi come la posta, la farmacia o un poliambulatorio. Per questa parte di cittadinanza un rincaro dei combustibili da trazione diventa quindi un onere pesante del proprio bilancio.

Di fatto, però, la protesta innescata dal previsto aumento del costo della benzina è stata la classica “goccia che fa traboccare il vaso” perché ben altre motivazioni covavano e alimentavano il risentimento del 70 per cento dei francesi decisamente ostili a Macron.

Ne è prova il fatto che tra i “gilet galli” si trovano estremisti di destra e di sinistra, studenti, insegnanti, impiegati, operai; insomma tutti coloro – e sono evidentemente tanti – che hanno motivi per essere insoddisfatti di Macron e della politica espressa dal suo governo.

Anche in Italia non mancano le ragioni per non essere soddisfatti del Governo. Ci si chiede allora: come mai da noi non nascono i “gilet gialli”? La risposta, che conforta ciò che noi stessi pensiamo, l'ha data l'autorevole politologo Gianfranco Pasquino: «Perché sono al governo ben rappresentati dal Movimento 5 stelle».

 

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