Sondrio , 06 aprile 2018   |  
Opinioni   |  Politica

La Politica torni a parlare il linguaggio della verità

di Giulio Boscagli

Una osservazione di buon senso che, soprattutto, fa rientrare questa confusa fase politica all’interno del dettato costituzionale

mattarella dichiarazione

Il presidente Sergio Mattarella

Sono i giorni delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Così il sito Corriere.it riporta il commento del Presidente della Repubblica al termine del primo giro di incontri con le diverse forze politiche: «Farò trascorrere qualche giorno di riflessione - ha spiegato il capo dello Stato -, anche per l’esigenza di maggiore tempo prospettata da molte parti politiche. E sarà utile anche a me per riflettere su quanto mi è stato prospettato dai partiti. La prossima settimana convocherò un nuovo ciclo di consultazioni per capire se nel frattempo la possibilità di un’intesa sarà oppure no maturata».

Una osservazione di buon senso che, soprattutto, fa rientrare questa confusa fase politica all’interno del dettato costituzionale. C’è in effetti – non da oggi ma da quando si è iniziato a parlare di “seconda repubblica” –un grande equivoco che aleggia sulla politica italiana ed è quello di continuamente trascurare il fatto che l’Italia è una repubblica parlamentare così come l’hanno voluta i costituenti settanta anni fa. Repubblica parlamentare significa che i cittadini con il loro voto lo scorso 4 marzo non hanno eletto nessun “premier” (figura non esistente nella costituzione italiana che prevede solo il “Presidente del Consiglio dei Ministri”) ma solo un nuovo Parlamento in cui sono presenti le diverse formazioni politiche che ambiscono, giustamente, a formare un nuovo governo. Ma per questo è necessario che esista, nelle due assemblee parlamentari, Camera e Senato, una maggioranza capace di votare a questo governo la fiducia.

L’equivoco di ragionare invece come se si fosse in una forma di tipo presidenziale come esiste in altri paesi ha portato in questi giorni a sentire affermazioni di questo o quel leader che non hanno alcuna attinenza con la costituzione. Legittimamente i partiti indicano al corpo elettorale le persone che intendono proporre come eventuale guida guida del governo ma questa scelta rimane compito specifico del Presidente della Repubblica perché è lui che, secondo la Costituzione all’art. 92 “ nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”

Questa semplice attenersi alla Costituzione tuttavia, a causa di quell’equivoco cui accennavo, non ha parte adeguata nell’attuale momento politico visto che i partiti, tramite i loro leader, hanno impostato la campagna elettorale non semplicemente sulla diversità delle proposte politiche ma addirittura sulla contrapposizione frontale quando non addirittura sui veti e sulla delegittimazione dell’avversario.

Se poi a questo aggiungiamo tutti i roboanti discorsi “anti-inciucio” cui ci hanno sottoposti alcuni partiti e altrettanti organi di stampa si capisce la difficoltà a trovare le modalità per una coalizione sufficientemente omogenea e stabile, capace di sostenere un governo.

Paghiamo il prezzo di non saper decidere quale veste istituzionale dare all’Italia nonostante i discorsi che si spendono ormai da più di due decenni e due riforme costituzionali (del centrodestra e del centrosinistra) bocciate dagli elettori.

Non ci si vuol rendere conto, a livello delle responsabilità di partito, che il Paese si può adeguatamente riformare solo con la collaborazione di tutte le sue componenti. Le fughe in avanti (che si chiamino rivoluzione liberale o secessione/devoluzione, rottamazione o “smacchiamento del giaguaro”) portano solo sconfitte politiche a chi se ne fa portatore, nessun cambiamento reale e allontanamento della popolazione dalla serietà e complessità della buona politica.

A settanta anni dalle elezioni politiche del 18 aprile 1948 che segnarono la scelta di campo definitiva per il nostro paese grazie alla Democrazia Cristiana e ai partiti laici con essa alleati, giova riflettere sulla capacità di decidere e sulle modalità con cui offrire agli elettori le motivazioni delle decisioni.

Tornare a parlare con i cittadini il linguaggio della verità e delle proposte serie e motivate è l’unico antidoto alla vittoria delle pulsioni populiste e rottamatorie che sanno forse indicare i mali del paese ma non i rimedi adeguati e necessari. Auguriamoci che la pausa di riflessione presa dal Presidente Mattarella porti consiglio per decisioni all’altezza dei problemi del nostro paese.

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