Sondrio, 07 ottobre 2022   |  

Assenza dei cattolici in politica è una crisi di fede

La crisi di fede e il declino delle Chiese in Europa porta una mancanza di valori cristiani sui quali i tre fondatori dell'Unione Europea Schumann, Adenauer e De Gasperi diedero inizio a un'epoca di grande sviluppo e solidarietà europea

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“ La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”. Queste parole che sarebbe bello poter ascoltare da qualche importante esponente politico dei nostri giorni, sono in realtà l’inizio della cosiddetta “Dichiarazione Schuman”, il ministro degli esteri francese che – proponendo “di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei”, pose le basi per costruire quella che oggi è l’Unione Europea, convinto come era che “Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche”. Per la sua apertura al nemico storico della Francia, la Germania appunto, Schuman fu accusato di antipatriottismo nel suo paese.

Da questa origine l’Europa ha potuto costruirsi passando da Mercato Comune (MEC) a Comunità Europea (CEE) e infine all’attuale Unione Europea che, tuttavia, in questo ultimo passaggio, sembra aver perso quello straordinario insieme di idealità e di realismo che si può leggere nella Dichiarazione.

Questi valori, solo in apparenza contrastanti, dovrebbero caratterizzare il politico cristiano (ancor più se cattolico quale era Schuman oggi riconosciuto venerabile dalla Chiesa) e non è un caso se quella proposta trovò ascolto in altri cristiani come il tedesco Adenauer e l’italiano De Gasperi che seppero coinvolgere colleghi laici e dare inizio a un’epoca di grande sviluppo e di solidarietà europea.

Oggi tutto questo appare appannato, le istituzioni europee sono in grave difficoltà sia per la crisi economica sia per la guerra scoppiata al suo interno ma soprattutto per lo smarrimento della propria identità.

Forse non è un caso che, almeno in Italia, come se si sentisse la mancanza di questa componente, abbia ripreso spazio la riflessione sul ruolo politico dei cattolici che oggi appaiono silenti o fuori dal confronto delle idee e dalla politica: la rivista Il Regno ha chiamato “Terza questione cattolica”, questa fase di incertezza dopo quella risorgimentale e del confronto con il comunismo nel secondo dopoguerra.

Non è possibile vivere dei ricordi del “partito cattolico” (non fosse altro perché generazioni nuove non sanno neppure cosa sia stato) né immaginare di essere pienamente rappresentati da questo o quel partito ma neppure è possibile fermarsi a subire l’avanzata di nuovi diritti che mettono in discussione non solo le fondamenta della fede cristiana ma le basi stesse della cultura della società europea.

”Non si tratta solo di difendere una posizione e una concezione particolare della vita da attacchi esterni, ma di immettere nel dibattito pubblico delle ragioni potenzialmente valide per tutti” così il cardinale Scola nel volumetto che riprende e amplia il discorso di Sant’Ambrogio del 2013 dedicato alla libertà religiosa.

“Il cristianesimo ha infatti la pretesa di rispondere alle attese e ai bisogni di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, come proposta e mai come imposizione”, questa pretesa è un contributo importante alla vita di un popolo, come riconosce un filosofo laico come Habermas citato da Scola: “uno Stato veramente democratico non può scoraggiare i credenti e le comunità religiose dall’esprimersi come tali anche politicamente, perché non può sapere se, in caso contrario, la società laica non si privi di importanti risorse di creazione del senso”.

Paradossalmente ecco un intellettuale laico che spinge i cristiani alla testimonianza della propria fede nell’ambito pubblico, una fede integrale, non solo la sottolineatura di alcuni aspetti parziali, dice Scola,perché “una fede integralmente vissuta ha un’irrinunciabile rilevanza antropologica, sociale e cosmologica, carica di conseguenze politiche assai concrete” e ancora “se si testimoniano in ogni ambito dell’umana esperienza, compreso quello politico e partitico, le proprie convinzioni non si lede il diritto di nessuno. Al contrario, mentre lo si promuove, si mette in moto la virtuosa ricerca del compromesso (cum-promitto) nobile, su beni specifici di carattere etico, sociale, cultuale, economico e politico”.

Occorre quindi superare lo schema per cui i cattolici si lasciano definire dalle stesse divisioni della politica (di destra se sono per la vita e la famiglia di sinistra se per i poveri e l’accoglienza…) e riscoprirsi portatori di un senso della vita che, essendoci donato, non può che essere riproposto a tutti attraverso la testimonianza di comunità cristiane vive.

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