Sondrio , 25 ottobre 2019   |  

Elogio della cittá? Dal luogo delle paure alla comunità della gioia

di Gabriella Stucchi

Una sfida alla quale siamo chiamati tutti nel Terzo millennio.

Elogio della citta

L’interrogativo del titolo è spiegato dall’autore Giovanni Maria Flick (figura assai nota per le alte cariche ricoperte nella magistratura e nell’Università) nella premessa, in cui pone il lettore di fronte a tre tragici eventi che si sono verificati negli ultimi due anni: il crollo del ponte Morandi a Genova nell’agosto del 2018; l’incendio della guglia ottocentesca della cattedrale di Notre-Dame il 15 aprile 2019; il 26 aprile 2019la morte di un lavoratore ghanese clandestino nell’incendio della sua barca vicino a Foggia. L’autore sottolinea la diversità delle reazioni suscitate: un grande rilievo per i primi due eventi, l’indifferenza generale nell’ultimo. Per questo sospende ogni giudizio personale e invita i lettori a riflettere sui messaggi biblici e sui principi della Costituzione.

L’autore parte dalla visione della città come “bene comune”, che quindi deve essere gestito e governato, in tutti i suoi ambiti, nell’interesse di tutti, con la disponibilità per tutti di uno spazio comune, per godere i beni nella gestione comune e partecipata.

Questo richiede essenziale da una parte la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale, storico e artistico e dall’altra l’apertura a innovazioni sul sistema urbano e la riqualificazioni di edifici. Per questo – dice l’autore – occorre porre al centro di ogni progetto la persona.

È necessario anche ribadire il ruolo importante dei borghi, intervenendo con un impegno dell’architettura per la conservazione dei paesaggi agricoli e montani, che costituiscono tesori del patrimonio culturale dell’umanità, e col garantire servizi territoriali e collegamenti veloci infrastrutturali.

L’autore cita Roma e Venezia, città storiche di rilevanza mondiale, che richiedono interventi per assicurare un equilibrio tra conservazione e rigenerazione.

Per sostenere questi concetti l’autore ricorre a riferimenti biblici in cui sono numerosi i richiami alla città, al suo sviluppo di ordine religioso, storico, politico, economico e sociale, come contesto in cui gli uomini convivono e cooperano. È pure citata l’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, che rileva come molte città sono divenute invivibili a causa dell’inquinamento e di altri fattori che portano al degrado.
Altro aspetto rilevato è quello della multiculturalità, che però non sempre è vissuta come occasione di incontro e di solidarietà, ma anzi come segregazione e violenza.

L’autore presenta esempi negativi di città riportati da autori biblici e profeti: Enoch (la cui fondazione è attribuita a Caino), Babele, Sodoma, Gomorra, mentre Gerusalemme è la “ sposa, dimora di Dio con gli uomini” (Apocalisse); una “città ideale, accogliente, aperta, capace di ospitalità, per attuare la pace” (card. Martini).
Questo purtroppo – nota l’autore – non corrisponde alla realtà attuale, in cui nei confronti del migrante non ci muoviamo nella direzione tracciata dalla Costituzione.

L’autore si sofferma sull’argomento, rimarcando che bisogna organizzare sistemi di controllo efficaci all’ingresso del nostro Paese, dopo il doveroso salvataggio in mare. Occorre far seguire alla prima accoglienza e ai corridoi umanitari forme di accoglienza dignitose, affrontare i problemi dell’integrazione in modo costruttivo, non abbandonare i migranti al lavoro nero in un sistema di criminalità organizzata e non. “Il tema delle migrazioni va ricondotto alle radici dell’Europa”, con un dialogo fra la cultura laica e quella religiosa, a favore dell’umanità e della dignità nella città, nello Stato, nell’Europa. In quest’ottica si comprende come insieme ai diritti civili e a quelli politici occorre assicurare a ciascuno il rispetto dei diritti sociali (assistenza sanitaria) e di quelli economici (il diritto al lavoro).

L’ultimo punto affrontato dall’autore è quello della “città giusta”, che sappia fornire servizi e strumenti per la convivenza; intervenire sulle periferie, sulle zone di degrado; applicare il principio di sussidiarietà. Perché questo si realizzi, è indispensabile investire sull’efficienza del sistema del Paese per assicurare la sua capacità di produrre lavoro e di sviluppare una dignitosa qualità di vita delle persone, tenendo presente anche l’importanza dell’apprendimento della lingua per la comprensione reciproca. Allora sarà la “città della gioia”!

La lettura del libro, ricco di citazioni di testi legislativi e biblici, impegna ciascuno a realizzare la “comunità della gioia”. Così sarà risolto l’interrogativo del titolo del libro.

Giovanni Maria Flich “ELOGIO DELLA CITTÁ?” – Paoline – euro 14.00

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