Trento , 23 febbraio 2019   |  

Emanuele Stablum vita del medico-religioso in odore di santità

Da lunedì 25 Febbraio e fino al 15 Marzo, presso il polo culturale diocesano Vigilianum, Trento, è visitabile la mostra itinerante che racconta la vita di Emanuele Stablum: trentino della Val di Sole, romano di adozione, in odore di santità.

Stablum studio

Da lunedì 25 Febbraio e fino al 15 Marzo, presso il polo culturale diocesano Vigilianum (Trento, via Endrici) è visitabile la mostra itinerante che racconta la vita di Emanuele Stablum: trentino della Val di Sole, romano di adozione, in odore di santità. Ma, soprattutto, religioso e studioso che ha dato un contributo importante allo sviluppo della medicina e ha messo in gioco la propria vita per salvare quella degli altri.

Nato nel 1895 a Terzolas, abbracciata la vita religiosa con i Figli dell’Immacolata Concezione, negli anni ’30-’40 Stablum diresse l’ospedale dermatologico IDI di Roma e proprio in quel periodo salvò la vita a un centinaio di persone (ebrei e dissidenti politici), vestendoli da religiosi o ricoverandoli in ospedale come malati. Lo Stato di Israele ha riconosciuto Emanuele Stablum come Giusto tra le nazioni.

La Congregazione vaticana per le Cause dei Santi lo ha indicato come Servo di Dio, primo passo sulla strada della beatificazione. La mostra – curata da Ruggero Valentini – illustra in dieci pannelli i passaggi fondamentali della vicenda umana di Stablum: il desiderio di farsi prete e l’iniziale contrarietà della madre; la prima guerra mondiale che colpisce la sua terra natale; il ‘forzato’ abbandono degli studi di teologia per iniziare quelli di medicina; gli anni dell’impegno professionale e di coerente vita consacrata; la tragedia della seconda guerra mondiale e la sua solidarietà verso perseguitati politici ed ebrei; il ruolo di governo nella sua congregazione religiosa e la malattia che lo portò alla morte, avvenuta nel 1950.

Il titolo della mostra - “Le alte Vie di Emanuele Stablum” - esprime la passione del religioso e medico solandro per la montagna e per la propria terra, ma anche il percorso arduo e affascinante, a tratti estremo, della vita consacrata, intrecciato con il lavoro professionale praticato come missione

 

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