Milano , 13 maggio 2017   |  

Fatima, 13 Maggio 1917: una storia lunga un secolo

di Alberto Comuzzi

A cent'anni dalla prima apparizione la cittadina portoghese continua ad attrarre fedeli. Il forte legame tra san Giovanni Paolo II e la Madonna; l'inspiegabile (?) coincidenza dell'attentato in piazza san Pietro proprio il 13 Maggio 1981. Un tour operator, Diomira Travel, che si distingue per proporre mete di forte richiamo religioso

Madonna di Fatima

Il Santuario di Fatima

 Il 13 Maggio 1917 tre bambini, Lucia dos Santos di 10 anni, Giacinta Marto di 7 anni e Francisco Marto di 9 anni, fratello di Giacinta e cugino di Lucia, badano ad alcune pecore che pascolano in località Cova da Iria(Conca di Iria), alla periferia della cittadina portoghese di Fatima. Improvvisamente una nube si abbassa fino a pochi passi da loro – come riferiranno successivamente – e, diradatasi in pochi istanti, ai loro occhi appare una figura di donna vestita di bianco con in mano un Rosario, che non hanno difficoltà ad identificare come la Madonna. Dopo questa prima apparizione la Donna dà appuntamento ai tre piccoli per il 13 del mese successivo, e così per altri 5 incontri, dal 13 Maggio fino al 13 Ottobre.

In un dialogo con i tre bambini la Signora vestita di bianco confiderà loro che l'immane tragedia che sta travolgendo gran parte dell'umanità (la prima guerra mondiale) sta per finire, ma che se gli uomini non si convertiranno una seconda e ancor più devastante tragedia di abbatterà su di loro (la seconda guerra mondiale). I tre piccoli innocenti riferiranno anche della minaccia del comunismo proveniente dalla Russia, debellabile solo mediante la consacrazione della nazione stessa al cuore immacolato di Maria, per opera del Papa e di tutti i vescovi riuniti. Francesco e Giacinta moriranno di lì a poco, rispettivamente nel 1919 e nel 1920 a seguito dell'epidemia “Spagnola”; Lucia vestirà l'abito religioso e vivrà la vita di claustrale fino al 13 febbraio 2005, giorno della sua morte.

Il 13 Maggio 1981, in Piazza san Pietro, papa Giovanni Paolo II è raggiunto da due proiettili sparati, a tre metri di distanza, da una rivoltella tenuta tra le mani da un killer di professione, un turco collegato ad una organizzazione estremista del suo Paese e con mai ben chiarite contiguità con i servizi segreti sovietici dell'epoca di Breznev.

Mehmet Ali Ağca, questo il nome dell'attentatore, resterà in carcere in Italia per numerosi anni, ma, come egli stesso ammetterà nel corso di alcune interviste, perennemente roso dall'inspiegabile insuccesso della propria missione: come è stato possibile che un assassino di professione, abile come me, abbia fallito il bersaglio a distanza così ravvicinata?

San Giovanni Paolo II non fece mai mistero del suo convincimento che una mano soprannaturale avesse deviato il proiettile mortale. Tutta la vicenda dell'attentato è costellata di elementi facilmente catalogabili come prodigiosi: il professor Francesco Crucitti, il chirurgo che diresse l'intervento durato 5 ore e 15 minuti, rientrato precipitosamente all'ospedale per avere appreso casualmente dalla radio, che raramente ascoltava, di quanto accaduto in piazza san Pietro; il sangue reperito dallo stesso personale sanitario per una seconda trasfusione al Papa (che ne aveva praticamente perso quasi 3 litri) dopo che la prima era stata rigettata; ma soprattutto la traiettoria del proiettile inspiegabilmente deviata dentro il corpo per evitare che potesse ledere organi vitali. Insomma un vero e proprio mistero.

Quel “totus tuus”, il motto di papa Wojtyla di totale dedizione a Maria, acquisterà ancor più evidenza agli occhi del mondo quando, proprio a Fatima, il santo Pontefice donerà la pallottola estratta dal suo corpo perché fosse incastonata nella corona della statua della Madonna (dove è tutt'oggi visibile all'interno della zona museale del Santuario

di Fatima). Ha scritto il cardinale Tarcisio Bertone che i tre pastorelli di Fatima, persone semplici – che, proprio perché tali, sono più vicine al cuore di Dio –, sono stati i depositari di quella “grammatica celeste” che è l'annuncio mariano. Quell'annuncio che tanto è stato a cuore e che ha insistentemente ripetuto durante tutto il suo pontificato san Giovanni Paolo II.

Non stupisce quindi che, proprio nel centenario delle apparizioni a Fatima, molti devoti alla Madonna si stiano orientando per andare a visitare i luoghi frequentati dai tre pastorelli. Molte agenzie turistiche si sono letteralmente scatenate per offrire viaggi in Portogallo nel corso di questo 2017. Fatto da considerare comunque positivo perché proporre una meta con chiare connotazioni religiose aiuta quanto meno a rigenerare lo spirito in un momento in cui predomina la dispersione e il “loisir” è degradato principalmente a un “forzato piacere dei sensi”.

Senza false timidezze o finti pudori, tra le diverse proposte giunteci in redazione e anche nella casella della posta di casa, segnaliamo volentieri quella di Diomira Travel per alcuni semplici e chiari motivi. È un viaggio decisamente orientato a far comprendere il valore spirituale di Fatima e, come corollario, dà un saggio di ciò che il Portogallo può offrire dal punto di vista turistico; non incide eccessivamente sul calendario dei giorni di ferie da utilizzare per chi ha un lavoro subordinato (un venerdì e un lunedì); ha un costo competitivo ed è promosso da un tour operator che garantisce personale qualificato e umanamente ricco.

Infine, agli occhi di un cronista non specializzato nel settore del turismo (ma che può vantare una settantina di viaggi, dal 1980 al 2009, con diversi tour operator), Diomira Travel appare, dopo averne “testato” alcuni itinerari, come una piccola, ma efficiente realtà destinata a svilupparsi velocemente nel variegato universo dell'outgoing.

 

 

 

download pdf Il programma del viaggio a Fatima

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