Bari, 08 luglio 2018   |  

Francesco: “Chi detiene il potere si ponga a servizio della pace”

Francesco e Tawadros fanno volare una colomba in segno di pace fuori dalla basilica di San Nicola a Bari

Bari

Nella basilica di San Nicola a Bari Francesco e i patriarchi di tutte le Chiese del Medio Oriente hanno discusso sulla situazione della regione. Al termine Francesco e i suoi ospiti hanno liberato delle colombe in segno di pace.

Il dialogo si è aperto con una relazione di Pierbattista Pizzaballa, amministratore del patriarcato latino di Gerusalemme, che ha affrontato il tema dei cambiamenti epocali - sia politici che religiosi - in corso nell’area. La devastazione delle recenti guerre, in particolare nella martoriata Siria, e il ruolo delle Chiese cristiane, che devono abbandonare qualsiasi “alleanza” con i poteri politici ed evitare di affidarsi a strategie umane e politiche di fronte all’emorragia che ha fatto fuggire oltre la metà dei loro fedeli.

il Papa ha preso la parola, dicendosi grato per il momento di condivisione vissuto con i patriarchi. Bergoglio ha innanzitutto ricordato un aspetto fondamentale dello stile evangelico: la presenza dei cristiani in Medio Oriente sarà tanto più profetica quanto più sarà pacifica ed estranea alle logiche del mondo. «Anche il nostro essere Chiesa - ha detto Francesco - è tentato dalle logiche del mondo, logiche di potenza e di guadagno, logiche sbrigative e di convenienza. E c’è il nostro peccato, l’incoerenza tra la fede e la vita, che oscura la testimonianza. Sentiamo di doverci convertire ancora una volta al Vangelo, garanzia di autentica libertà, e di farlo con urgenza ora, nella notte del Medio Oriente in agonia. Come nella notte angosciosa del Getsemani, non saranno la fuga o la spada ad anticipare l’alba radiosa di Pasqua, ma il dono di sé a imitazione del Signore».

È un richiamo significativo a non andarsene come pure a non invocare potenti “protettori” armati, che si fonda su un’evidenza storica: la fede cristiana che ha avuto origine in Medio Oriente «ha conquistato il cuore dell’uomo lungo i secoli perché legata non ai poteri del mondo, ma alla forza inerme della croce». Bergoglio ha quindi sottolineato che il dialogo odierno «è stato un segno che l’incontro e l’unità vanno cercati sempre, senza paura delle diversità . Così pure la pace: va coltivata anche nei terreni aridi delle contrapposizioni, perché oggi, malgrado tutto, non c’è alternativa possibile alla pace. Non le tregue garantite da muri e prove di forza porteranno la pace, ma la volontà reale di ascolto e dialogo». I cristiani si impegnano a favorire l’arte dell’incontro perché «all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni» di speranza. Solo avendo cura che a nessuno manchino il pane e il lavoro, la dignità e la speranza, le urla di guerra si muteranno in canti di pace».

Per far sì che questo accada, «è essenziale che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! Basta usare il Medio Oriente per profitti estranei al Medio Oriente!».

Francesco, interrotto dagli applausi, ha quindi denunciato «la piaga» della guerra che «tragicamente assale quest’amata regione. Ne è vittima soprattutto la povera gente. Pensiamo alla martoriata Siria, in particolare alla provincia Daraa. Lì sono ripresi aspri combattimenti che hanno provocato un ingente numero di sfollati, esposti a sofferenze terribili. La guerra è figlia del potere e della povertà. Si sconfigge rinunciando alle logiche di supremazia e sradicando la miseria. Tanti conflitti sono stati fomentati anche da forme di fondamentalismo e di fanatismo che, travestite di pretesti religiosi, hanno in realtà bestemmiato il nome di Dio, che è pace, e perseguitato il fratello che da sempre vive accanto». Ma la violenza «è sempre alimentata dalle armi. Non si può alzare la voce per parlare di pace mentre di nascosto si perseguono sfrenate corse al riarmo. È una gravissima responsabilità, che pesa sulla coscienza delle nazioni, in particolare di quelle più potenti».

«Non si dimentichi il secolo scorso - è il grido del Pontefice - non si scordino le lezioni di Hiroshima e Nagasaki, non si trasformino le terre d’Oriente, dove è sorto il Verbo della pace, in buie distese di silenzio. Basta contrapposizioni ostinate, basta alla sete di guadagno, che non guarda in faccia a nessuno pur di accaparrare giacimenti di gas e combustibili, senza ritegno per la casa comune e senza scrupoli sul fatto che il mercato dell’energia detti la legge della convivenza tra i popoli!».

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