Sondrio , 15 maggio 2019   |  

Funzionare o esistere?

di Gabriella Stucchi

“Imparare a coabitare con questa nuova dimensione della tecnica, senza annientare la propria profonda alterità”.

esistere

L’autore nota che “le nostre società ‘postmoderne’ hanno adottato una nuova griglia di lettura per interpretare i comportamenti dei loro cittadini”. La vecchiaia, ad esempio, è considerata come ‘male’, dato che non si adattano felicemente all’attuale tecnologia. Occorre invece chiedersi quali siano le vere ‘potenze’ dell’essere anziani.

D’altra parte, la nostra società disciplina e terrorizza i giovani impedendo loro di seguire la propria strada, anche rischiando, senza valutare le loro azioni in base al rapporto costi-benefici. L’autore nota come oggi sia difficile creare legami amorosi; è invece opportuno tener presente che l’amore nasconde le differenze, che sono proprio quelle che ci consentono di fare esperienza di ciò che noi non possiamo sperare.
Altro punto segnalato è la difficoltà di relazionarsi agli altri, ed anche con se stessi.

L’autore mostra poi come l’introduzione della tecnica, nelle sue varie forme, con la grande evoluzione ottenuta nel corso degli anni, abbia fornito un’immagine di uomo incapace di far valere il ruolo della ragione, quasi delegando alle macchine ‘intelligenti’ l’organizzazione della vita delle nostre società. Così l’ipermoderno ha stravolto la visione della vita, vedendo il passato solo come momento in cui non si avevano ancora a disposizione le nuove applicazioni. Il ‘tutto è possibile’ della tecnica è la nuova parola d’ordine del nostro mondo. La vecchiaia, considerata prima come il raggiungimento di una certa saggezza, è ora diventata sinonimo di diminuzione e di perdita. La morte può addirittura essere vista come un difetto tecnico. La diminuzione delle nascite di bambini handicappati è una bella cosa, ma non lo è se è ottenuta attraverso procedimenti tecnici.

L’autore parla poi delle macchine definite ‘automi a stati finiti’ che creano modelli in grado di prevedere con esattezza i comportamenti delle persone. Queste – dice l’autore – sono informazioni, non conoscenze e costituiscono una trappola. È quindi essenziale, per non lasciarsi coinvolgere da tali ideologie, “imparare a coabitare, in modo conflittuale, con questa nuova dimensione della tecnica, senza annientare la propria profonda alterità”. Per il vivente il mondo è esperienza, il che significa che i nostri atti sono causati in un orizzonte di senso e insieme portano a un senso.

È quindi essenziale sottolineare l’importanza dell’identità delle persona, dotata di predisposizioni e tendenze su cui bisogna investire per crescere, operando con coraggio, per ottenere quello che ci fa riconoscere come singolari e irrepetibili. Altro passo è quello di aprirsi alla relazione con l’altro, a qualunque genere appartenga, affrontando le situazioni che ogni giorno si presentano come nuove, gioendo del bello e del buono, soffrendo di ciò che ci fa male, ma senza perdere la fiducia nella vita vera, che si distingue da quella costruita con le macchine (del cui uso, peraltro, si riconosce l’utilità negli ambiti specifici).

Il libro, con numerose citazioni di esperienze personali e di testi di studiosi e scienziati, fornisce i criteri per vivere le sfide della società postmoderna con fiducia e consapevolezza, certi del valore della persona umana al di là di ogni tecnologia.

Miguel Benasayag Funzionare o esistere? – Vita e Pensiero – euro 13.00

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