Sondrio , 07 luglio 2018   |  

Quale futuro della sanità in Valtellina?

di Gianfranco Cucchi

Qualche riflessione sulla sanità di montagna, tema al centro di un incontro tra i sindaci della Provincia di Sondrio e l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.

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L’incontro dei Sindaci della Provincia di Sondrio con l’Assessore Regionale al Welfare Gallera ha riportato in primo piano il tema della sanità ed il destino dei nostri ospedali.
Un problema che da molti anni è all’attenzione non solo delle forze politiche e sociali ma anche dei cittadini che si sono organizzati nei vari comitati.

Ma per delineare un nuovo progetto per la salute degli abitanti delle nostre valli non possiamo non considerare i dati epidemiologici. La speranza di vita nei maschi in provincia di Sondrio è di circa due anni inferiore alla media italiana.

La mortalità evitabile sempre nel sesso maschile è tra le più elevate in Italia. Il tasso di fuga dai nostri ospedali è triplicato negli ultimi vent’anni (dati fermi al 2014)

Nel frattempo cosa è successo dei nostri ospedali? Sono state chiuse il 25% delle strutture complesse (vedi primariati medico e chirurgici), cioè quelle che curano gli ammalati, con apertura di nuovi primariati nel settore dell’organizzazione e dell’amministrazione.

L’ospedale di Morbegno è stato chiuso e quello di Chiavenna è sostanzialmente in via di chiusura, senza più alcuna struttura complessa medico-chirurgica. L’ospedale di Sondalo è stato penalizzato con la chiusura di interi reparti senza cercare di portare avanti alcun progetto, pure proposto. L’ospedale di Sondrio sopravvive con l’accorpamento dei posti letto di alcuni reparti e la riduzione del tasso dei ricoveri.

Nel frattempo ai nostri confini l’ospedale di Gravedona, prima gestito da religiose ed oggi da un gruppo privato romano, a livello zonale, per intenderci come era una volta Chiavenna, è stato notevolmente potenziato trasformandolo in policlinico con super-specializzazioni non giustificate dal bacino d’utenza preesistente come l’emodinamica e la neurochirurgia.

Tutte attività accreditate dalla Regione Lombardia ad una struttura privata. La vitalità di questo centro è stata in parte garantita dal rimaneggiamento delle nostre stutture ospedaliere. Tanto che un sindaco medico, del Pd, di un paese del Lago di Como ha affermato in un convegno sulla sanità tenutosi a Morbegno che bisognava chiudere Morbegno e Chiavenna perché tanto c’era Gravedona. È quello che esattamente nei fatti è avvenuto in questi anni. Insieme alla crescita esponenziale di numerose strutture private la maggior parte non convenzionate.

Inoltre il sistema dell’Emergenza-Urgenza, dell’Areu ha favorito questo processo trasferendo la maggior parte dei pazienti della Bassa valle e della Valchiavenna fuori provincia ed in primis a Gravedona.

Queste dinamiche non sono avvenute per caso e sono peculiari della nostra provincia. Perché non si sono realizzate, ad esempio. in Valcamonica o nel Lecchese dove l’ospedale di Merate si trova a due passi da Lecco e Vimercate, entrambe con due grossi ospedali di nuova costruzione? Tanto meno è avvenuto nelle altre realtà alpine.
Ma questo era inevitabile: penso di no. E allora che cosa si può fare ?

Primo credere nei nostri ospedali pubblici rimettendo le cose a posto. Rispolverare il progetto abbandonato di un Direttore generale illuminato, uno dei pochi insieme ad un altro che ha avuto il coraggio di dimettersi perché la Regione non ci dava quello che meritavamo, che prevedeva la costruzione di un nuovo ospedale a Sondrio e uno nella bassa valle cassato non per motivi economici, perché i fondi erano già stati stanziati dal Governo, ma per convenienze politiche.

E per Sondalo credere nella vocazione stabilita dalla Regione di presidio multizonale per l’Alta Riabilitazione con gli atti conseguenti.

Penso che in provincia vi siano le risorse adeguate per fare un progetto di rilancio della nostra sanità, ma la politica deve essere conseguente.

 

 

 

 

 

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