Sondrio, 23 febbraio 2018   |  
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Dopo il 4 Marzo in Lombardia: dall'economia mista allo statalismo?

di Alberto Comuzzi

Oltre vent'anni di governo di Centrodestra hanno portato la Regione a primeggire in Europa, mentre l'autonomia della provincia di Sondrio è stata sostenuta con ingenti risorse. Il solo impegno del sottosegretario Ugo Parolo ha portato 200 milioni di euro in 5 anni.

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Ugo Parolo, Lega- Salvini premier, sottosegretario ai rapporti con il Consiglio regionale, alla Macroregione alpina (Eusalp), candidato alla Camera dei deputati

L'attenzione per le elezioni politiche nazionali sta oscurando quelle, non meno importanti, del rinnovo dei due consigli regionali della Lombardia e del Lazio. Ovviamente ci occupiamo di quelle di casa nostra: la Lombardia.

Qui la campagna elettorale per il ruolo di presidente s'è polarizzata attorno a due figure: Attilio Fontana, candidato per il Centrodestra e Giorgio Gori, candidato per il Centrosinistra. Il Movimento Cinque stelle e altre formazioni politiche non hanno alcuna possibilità di portare il loro candidato alla presidenza.

Al di là delle storie dei due aspiranti presidenti, i lombardi comunque sceglieranno un borghese: Fontana è un avvocato, due volte sindaco di Varese e già presidente del Consiglio regionale nella giunta Formigoni dal 2001 al 2006; Gori è un architetto che ha sempre lavorato nell'ambito della comunicazione fondando una società di produzioni televisive, curando l'immagine di Matteo Renzi e amministrando come sindaco per 5 anni la città di Bergamo.

È plausibile che tra due borghesi uno scelga l'originale, che non si vergogna di essere tale, come Fontana; e non Gori, che si mette a capo di un'area di centrosinistra, facendo finta di essere progressista, ma, di fatto, rappresentando quella parte di mondo radical chic che, almeno fino all'endorsement pro Berlusconi di Eugenio Scalfari, si riconosceva nella linea politica de “La Repubblica” e ammiccando ad uno strisciante statalismo.

Qualcuno s'è meravigliato perché il presidente del Consiglio, Gentiloni e ministri come Lorenzin, Martina ed altri sono scesi in campo a favore di Gori.

Più che il gioco delle parti (è ovvio che esponenti di primo piano del modo politico sostengano candidati che sono nella loro area, ci sarebbe da stupirsi se accadesse il contrario) sì è trattato di un convinto appoggio che il Centrosinistra dà al proprio candidato perché conquistare la Lombardia vuol dire mettere le mani su una regione che è un vero e proprio Stato (10 milioni di abitanti) capace, con la propria economia, di produrre poco meno del 25 per cento del Prodotto lordo nazionale.

Giusto per far capire al lettore di che cosa stiamo parlando il Prodotto interno della Lombardia (circa 370 miliardi di euro all'anno) è il 10 % in più di quello dell'intera Austria, 20 % in più di quello danese, 30 % in più dell'irlandese, 8 volte quello della Bulgaria e della Croazia.

Brucia al Centrosinistra il fatto di non governare la Lombardia e il Veneto che sono le due regioni italiane che più di altre hanno le carte in regola per stare in Europa. A questo risultato, però, la Lombardia è giunta, oltre all'operosità dei suoi abitanti (artigiani e piccoli e medi imprenditori, soprattutto), grazie anche alle scelte delle giunte di centrodestra che da oltre vent'anni la governano.

Per quanto rigurada poi la nostra provincia di Sondrio non si può certo dire che la giunta Maroni non abbia preso in seria considerazione il suo desiderio di autonomia e di sostegno delle peculiarità tipiche di un territorio di montagna e geograficamente periferico. Il solo impegno di Ugo Parolo (candidato alla Camera dei deputati), sottosegretario ai rapporti con il Consiglio regionale, alle politiche per la montagna, alla Macroregione alpina (Eusalp), ai Quattro motori per l’Europa e alla programmazione negoziata, ha portato in provincia, nell'arco di cinque anni, 200 milioni di euro.

Senza elencare le altre risorse arrivate in Valtellina e in Valchiavenna (agricoltura, turismo, ambiente, area idrogeologica etc.), Parolo ha assicurato 18 milioni di euro annui per i canoni idrici, 40 milioni per le due aree interne, Valchiavenna e Alta Valtellina, 47 milioni di fondi per i comuni di confine e altri 20 milioni (per la messa in sicurezza della frana del Ruinon, della strada dello Stelvio di concerto con l'Anas, oltre a vari strumenti di programmazione negoziata in Valmalenco, Valmasino, Aprica).

Se la matematica non è un'opinione, Parolo ha portato nelle tasche di ognuno dei 180.000 abitanti della provincia 1.100 euro in 5 anni. Chi intende votare per Gori evidentemente spera che il Centrosinistra farà affluire ancor più risorse nel territorio (ma, come dice il proverbio: chi vive sperando muore cantando).

Tornando alla Regione le opposizioni hanno fatto di tutto per mettere in cattiva luce le politiche di Formigoni e di Maroni e rabbiosamente hanno cercato pretesti, per esempio, per denigrare le scelte in materia di sanità, il servizio che più sta a cuore ai cittadini.

Hanno dovuto però capitolare e mettere, come si suol dire, la coda in mezzo alle gambe, davanti all'impressionante numero di italiani residenti in altre regioni (Trentino compreso) venuti a farsi curare negli ospedali lombardi. I governi Formigoni e Maroni hanno messo in campo, nei limiti consentiti dalle leggi dello Stato, politiche a sostegno delle famiglie e delle nascite (fondo Nasko e buoni bebè), mentre hanno sempre osteggiato l'ingresso di stranieri non in grado di mantenersi.

Le varie sinistre lombarde, in perfetta sintonia con quelle nazionali, hanno appoggiato l'arrivo di stranieri con politiche d'accoglienza indiscriminata che hanno pesantemente inciso sulla sicurezza e che determineranno lo spostamento di voti verso il centrodestra.

La scelta dei lombardi il 4 Marzo, in estrema sintesi, sarà o continuare sulla strada tracciata dal Centrodestra (Fontana:«Porterò avanti il lavoro cominciato da chi mi ha preceduto»), che significa larga autonomia, sostegno all'iniziativa privata, contenimento della spesa pubblica, o imboccarne una diversa, proposta dal Centrosinistra, basata sull'antica ricetta dello statalismo. Tutto qui.

Noi che abbiamo i capelli bianchi e che abbiamo coscienza di che cosa sia lo statalismo restiamo fedeli agli insegnamenti paterni che ci ammonivano, saggiamente: «Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova».

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