Morbegno, 12 novembre 2017   |  
Cronaca   |  Cultura

Il dialetto non è morto, per fortuna

A Morbegno una relazione di Luca Paganetti, giovane insegnante valtellinese, ha messo in luce la metamorfosi dell'uso del vernacolo, non più vissuto come lingua dei meno istruiti

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Luca Paganetti (al centro), in un momento dell'incontro morbegnese

"Il dialetto sta morendo?” Questa la domanda che ci si è posti alla lezione della scuola permanente per adulti di Morbegno organizzata dall’ associazione culturale “Insieme per conoscere” presieduta da Silvana Tirloni e diretta da Gianpiero Dell’ Oca.

Ad affrontare questa interessante tematica Luca Paganetti, giovane insegnante valtellinese attualmente impegnato in una scuola svizzera.

“ I dati Istat 2012 – ha esordito il relatore – dicono che in tutti gli ambiti, famiglia, tra amici e con gli estranei è in netto calo l’ uso esclusivo del dialetto, mentre è invece in incremento l’ uso esclusivo dell’ italiano.

Il dialetto, però, non sta morendo, ma sta cambiando grazie a quelle che consideriamo come delle risorgenze dialettali.

Il dialetto viene utilizzato per fare pubblicità come esempio di tradizione e genuinità; girando per le strade troviamo anche insegne di bar e di negozi con nomi in dialetto che spesso è anche usato in radio e televisioni locali.

Nessuno, 30 anni fa, si sarebbe aspettato che il dialetto sarebbe stato usato anche nella toponomastica: tanti nostri comuni, Livigno uno dei primi e adesso anche tanti altri, hanno dato i nomi alle loro vie in dialetto.

Il dialetto è entrato poi anche nel mondo della canzone con sempre più cantautori e gruppi rock che propongono canzoni dialettali ed è arrivato anche su internet dove troviamo alcuni blog interamente in dialetto. nei nostri paesi abbiamo anche i dizionari”.

Paganetti ha poi ricordato di avere svolto la sua tesi di laurea incentrata sulla pratica quotidiana del dialetto da parte di un gruppo di giovani delle scuole superiori di Morbegno e Bormio. Dal suo lavoro, una vera e propria indagine, è emerso, come era forse prevedibile, un calo dell’ uso del dialetto nelle loro conversazioni, ma non l'estinzione.

“ In conclusione, il dialetto non sta morendo ma si sta solo riposizionando – ha spiegato il relatore –. Non viene più considerato in negativo come lingua di colui che, come un tempo, non sapeva parlare l’ italiano, ma sta assumendo dei valori positivi: da lingua di comunicazione sta diventando un patrimonio culturale e tradizionale delle nostre regioni. Senza questo cambiamento il dialetto sarebbe inevitabilmente andato perso” (Morris Bertolini)

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