Sondrio , 24 giugno 2020   |  

Il dio dell’Europa

di Gabriella Stucchi

Il cristianesimo e l’islam in un continente che cambia

Il Dio dellEuropa

Il libro è traduzione italiana di Stefania Allevi e fa riflettere sulle trasformazioni che stanno attraversando le religioni in Europa anche a seguito delle migrazioni e del sempre maggiore pluralismo che caratterizza il continente europeo.

Nell’Introduzione si rileva il rapido cambiamento religioso verificatosi in Europa negli ultimi quarant’anni, con leggi progressiste in materia di sessualità e divorzio, di aborto e omosessualità, matrimonio gay. D’altra parte, si registra una forte presenza islamica a Roma, Londra, Parigi, Madrid e la denatalità ha costretto a introdurre popolazioni di migranti dall’Africa, dall’Asia e dall’America latina. Occorrerà l’interazione fra i vecchi e i nuovi membri d’Europa.

Gli stati europei devono adattarsi per accogliere l’Islam; infatti così le loro politiche e le loro soluzioni giuridiche hanno implicazioni molto vaste, sia per i cristiani che per le nuove religioni emergenti.

L’autore descrive quindi un quadro del cristianesimo europeo, rilevando un netto declino della fede dagli anni 60. La partecipazione ecclesiale è diminuita di un quarto negli ultimi 25 anni. Anche le chiese evangeliche germane hanno perso la metà dei fedeli nell’ultimo mezzo secolo. Il cristianesimo rimane forte in Polonia e Slovacchia.

Con il Concilio Vaticano II si accentuò il ruolo del laicato e alcune conclusioni portarono a conseguenze negative: matrimonio per i preti, approvazione dei contraccettivi, tolleranza verso l’omosessualità. La teologia della liberazione incoraggiò i giovani cattolici a sfidare le strutture gerarchiche nella chiesa come nella società in generale. Solo con Giovanni Paolo II si ricominciò a trasmettere fiducia e sicurezza e la chiesa si pronunciò su problemi morali e politici.

I cattolici risentono anche del calo di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Il clero è sempre più vecchio. Si sono verificati negli ultimi 25 anni anche scandali sessuali nella chiesa, abusi seriali sui bambini, che hanno dato un’immagine di crisi nella chiesa (in Irlanda a partire dai primi anni 90).

Dalla fine degli anni 70 la chiesa d’Inghilterra ha chiuso 1700 strutture; alcune sono state demolite, altre trasformate in case private. Anche il giudaismo ha subito un declino (0,25 della popolazione europea). Pure la fede nell’ambito pubblico è decaduta.

Tuttavia il cristianesimo ha avuto dalla metà dell’800 fino agli anni 60 del 900 una forza maggiore e una popolarità molto più persuasiva di qualunque movimento culturale, per cui la forza culturale della religione è fuori discussione (comunità monastica di Taizé, devozione mariana con proclamazione nel 1950 dell’Assunzione). Per tutti gli anni 50 il progetto dell’unificazione europea trovò un terreno fertile nei circoli politici cattolici: nascita di reti di scuola, società e leghe cristiane, scuole, associazioni, un’intera società civile collegata almeno nominalmente alla Chiesa. Dopo il 1945 migliaia di cristiani subiscono violenze, morte o prigione. Le chiese stanno fiorendo intorno alla metà del XX secolo. Pio XII rimase per molti cattolici un simbolo ispiratore di resistenza antinazista.

Con l’avvento della secolarizzazione il declino religioso nel diversi paesi europei corrisponde al livello di sviluppo economico, incoraggiando l’emancipazione e la parità delle donne; da qui il declino delle dimensioni delle famiglie nelle nazioni dell’Europa occidentale e la penuria di nascite con conseguenze religiose per la chiesa cattolica. Gli abusi sui minori poi suscitano ostilità.

Ma la fede religiosa è ancora una forza importante per molti europei (v. pellegrinaggi e venerazione di santi). Il cristianesimo può ristrutturarsi per servire alle necessità di una società nuova, che richiede più impegno e coinvolgimento in alcune aree della vita, con maggior flessibilità in altre.

A rafforzare il cristianesimo culturale è la diffusa presenza di istituzioni a orientamento religioso. Si verifica anche la fondazione di nuovi ordini religiosi dediti alla difesa e all’espansione della fede e movimenti ecclesiali (Opus Dei - Cammino neocatecumenale- Comunità di S. Egidio - Comunione e Liberazione - Movimento dei Focolari) - Innovazione Giornata mondiale della Gioventù. Anche al di fuori della chiesa cattolica altre realtà cristiane hanno offerto risposte alle prospettive del declino del cristianesimo.

Inoltre è evidente la crescita delle chiese degli immigrati tra gli africani, gli asiatici dell’est e i latinoamericani: pur essendo meno numerosi dei musulmani, questi cristiani rappresentano una forza culturale e religiosa potente. I missionari sono diffusi: in Gran Bretagna circa 1500 missionari sono ospitati e molti provengono da paesi africani.

C’è però da notare che l’unione delle culture può far sorgere conflitti interni e se i nuovi immigrati giunti nel 2000 fossero ammessi nella Comunità Europea aumenterà la popolazione musulmana dell’Unione del 40%.

L’autore si sofferma molto sugli aspetti della comunità musulmana. Parla del sufismo, uno dei movimenti più significativi all’interno dell’Islam, ampiamente diffuso in Europa. L’autore poi rileva le battaglie ideologiche scattate in molte moschee in tutta Europa, anche in Italia, che spesso scandalizzano molti fedeli. La criminalità organizzata e lo spaccio di droga in Europa hanno come protagonisti gruppi musulmani, spesso collegati al terrorismo: albanesi, turchi, curdi, pakistani e marocchini. Questo non ha implicazioni con l’Islam, ma per il fenomeno dei musulmani ladruncoli infoltisce la popolazione carceraria.

I giovani delle nuove generazioni sono divisi tra due culture: separati dalla patria dei genitori, ma incapaci di identificarsi con il paese in cui sono nati e cresciuti. Frequentano incontri, conferenze e partecipano tramite Internet a chatroom concentriche sul tema del jihad o del martirio. Questo è diffuso nelle società sconvolte dalla guerra, quali la Palestina o l’Iraq. In Europa frequenti sono i conflitti razziali, culturali ed etnici, soprattutto in Svezia. Recenti atti di violenza non sono determinati dall’estremismo islamista, ma da lesioni sociali che richiederebbero un miglioramento economico generale.

Mentre le donne negli anni 1989-90 erano oggetto di violenze e abusi, ora si stanno sviluppando figure di attiviste per difendere i diritti delle donne e gruppi che forniscono loro protezione da situazioni sociali e familiari oppressive; tra le donne si registra un’espansione dell’educazione religiosa.

L’autore sostiene che in una società multireligiosa le diverse comunità devono avere il diritto di esprimere pubblicamente le loro fedi, sia negli edifici di culto, sia nelle persone. L’Europa oggi si trova di fronte al pericolo di un estremismo violento radicato nell’Islamismo rivoluzionario.

Pe contrastare il terrorismo la soluzione deve venire dalle nazioni europee stesse, con la riduzione delle tensioni tra le comunità etniche e le correnti principali delle città europee, facendo spazio a bisogni e interessi religiosi e integrando i gruppi etnici più nuovi nelle nazioni europee. Occorre “Trasformare l’Europa”, vincere la “islamofobia” (paura irrazionale dell’Islam); tollerare l’intolleranza; imparare a tacere; libertà di parola; tolleranza, rispettare i valori della parità di genere e della libertà sessuale.

I governi devono cooperare con organizzazioni musulmane, ma con una maggiore consapevolezza della colorazione politica; è necessario realizzare il dialogo costruttivo con la comunità religiosa, creando un clima in cui l’uno interagisca con l’altro in una situazione multireligiosa.

L’autore rileva però che le potenziali divisioni sono ancora preoccupanti. Nelle singole nazioni c’è un conflitto tra due atteggiamenti nei confronti di Yavé. Mentre Giovanni Paolo II è entrato in una moschea nel 2001 a Damasco, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso non era incline alla collaborazione interreligiosa.

Nell’ultimo decennio riunioni di leader cattolici europei hanno vissuto conflitti sul rapporto con l’Islam. Tuttavia, nonostante le discussioni, cristiani e musulmani hanno molto da imparare gli uni dagli altri sia nel campo pratico che in quello teologico. Le forti radici europee della chiesa con i movimenti hanno buona probabilità di diffondersi in altre parti del mondo, affinché il cattolicesimo europeo offra un laboratorio di fede. Interagire con l’Islam aiuta e la presenza di tanti immigrati cristiani renderà possibile la diffusione nel mondo.

L’autore attraverso un’analisi molto accurata e ben documentata, offre un’immagine chiara e precisa delle due religioni, e rimarcando aspetti positivi e negativi reciproci, presenta la possibilità di una convivenza pacifica nel rispetto dei propri principi.

Philip Jenkins “Il Dio dell’Europa” - EMI – euro 25.00

 

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