Sondrio, 11 gennaio 2020   |  

Il dono dell’amicizia

di Gabriella Stucchi

“L’amicizia porta in sé una forza di sovversione insospettata, unico baluardo contro la follia del mondo”.

Il dono dellamicizia

L’autore Jean Paul Vesco, avvocato per formazione e domenicano per vocazione, nel primo capitolo espone gli eventi attraverso cui ha compreso il vero senso dell’amicizia. Lasciato l’amico Xavier con cui aveva condiviso le esperienze di studi, inizia il noviziato domenicano. Qui trova l’opportunità di distinguere ciò che differenzia i “confratelli” della vita comunitaria da ciò che ha vissuto con Xavier, con cui si sentiva “riposato” dal suo sguardo benevolo, senza timore di essere giudicato.

L’autore ha poi saputo trasformare la celebrazione dell’eucaristia non come lavoro, ma come “riposo”. Il senso profondo dell’eucaristia viene percepito in due circostanze particolari: la celebrazione eucaristica per la morte improvvisa dell’amico Xavier all’indomani del suo ritorno dall’Algeria dove era venuto a trovarlo, e il funerale di Ariane, un’amica dell’università, stroncata dalla malattia di Charcot, lasciando il marito e quattro figli. Queste esperienze aiutano a stabilire un legame con le parole di Cristo durante l’ultima Cena: “...Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (Gv15,15).

L’autore prosegue notando che l’amicizia si realizza quando tra le persone si riconosce che c’è qualcosa in comune: la cultura, il carattere, una passione, una prova. Inoltre l’amicizia è vissuta solo fra individui liberi e uguali che avvertono il senso della gratitudine e sanno comunicare tra loro anche solo attraverso gli sguardi.

Per dare un’immagine precisa dell’amicizia l’autore cita un passo di Simone Weil:
“L’amicizia pura è un’immagine dell’amicizia originale e perfetta, quella della Trinità, essenza stessa di Dio. È impossibile che due essere umani siano uno e tuttavia rispettino scrupolosamente la distanza che li separa, se Dio non è presente in ciascuno di loro”.

“Dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). La citazione di Giovanni offre all’autore lo spunto per spiegare che Gesù in ogni uomo vede un possibile amico, anche in quello la cui umanità è ferita dalla menzogna, dalla sete di potere, dalla cupidigia, dalla viltà, dalla cattiveria.

Un’altra considerazione proposta dall’autore parte dal fatto che con il Battesimo ci è dato il dono della rivelazione di Dio creatore del cielo e della terra per entrare in relazione con ognuna delle sue creature, come un amico con il proprio amico. La nostra responsabilità consiste nel testimoniare questa relazione, consci che questo è il modo per raggiungere la santità a cui ogni vero cristiano è chiamato.

L’autore nota poi che nell’esortazione apostolica ”Amoris laetitia” di papa Francesco il posto riconosciuto all’amicizia nella relazione fra un uomo e Dio disegna un volto di Chiesa diverso, come pure una sensibilità ecclesiale. Viene portato come esempio il fatto che l’accostarsi al sacramento della Riconciliazione è possibile anche senza la condizione preliminare di una separazione dei coniugi.

L’amicizia è anche “fraternità”. Per chiarire il significato profondo di questo termine l’autore cita un passo dell’omelia pronunciata da Frére Pierre Claverie il 2 ottobre 1981 in occasione della sua ordinazione episcopale: ”Con voi ho imparato a capire il linguaggio del cuore, quello dell’amicizia fraterna in cui sono in comunione spirituale le razze e le religioni...Credo che questa amicizia sia più profonda delle nostre differenze, che resista al tempo, alla distanza e alla separazione. Poiché credo che questa amicizia venga da Dio e conduca a Dio”.

L’autore riporta alcuni momenti della vita in Algeria per spiegare l’esperienza dell’”amicizia a tutti i livelli”. “I gesti dell’amicizia sono onnipresenti. Fra uomini ci si abbraccia, ci si guarda quando ci si incrocia, ci si saluta”. Questo contribuisce ad annodare amicizie più profonde. Riporta poi le amicizie conquistate riguardo alle relazioni tra cristiani e musulmani. La nostra amicizia si nutre di ciò che diciamo di buono delle nostre differenze. Sono le amicizie che hanno permesso ai membri della Chiesa di resistere durante gli anni 1990-2000. L’autore cita la frase di Pierre Claverie, qualche giorno prima del suo assassinio, nei confronti di Mohamed Bouchiki, il giovane algerino morto con lui: “Anche per un solo ragazzo come lui vale la pena restare”. L’amicizia fra credenti degni di fede, di religioni diverse, è di natura tale da permettere che questa presenza simultanea di religioni diverse che indicano uno stesso e unico Dio si incontrino.

Nella conclusione l’autore distingue due sfere: quella politica, a cui spettano le risposte politiche di garanzia contro minacce di ordine politico e di sicurezza; la sfera privata che deve prendere continuamente l’iniziativa di tessere legami anziché romperli, di gettare ponti anziché innalzare muri. Occorre imboccare la strada dell’amicizia anziché quella della guerra, perché l’amicizia fa vivere.

Partendo dalla propria esperienza di vescovo in Algeria, attraverso citazioni evangeliche e di figure che hanno espresso la loro testimonianza di fede cristiana fino a dare la vita, l’autore sottolinea come l’amicizia è la base della fraternità cristiana e trasforma il rapporto con il mondo e con le persone. Una lettura molto utile per i nostri giorni a persone di ogni età.

Jean-Paul Vesco “Il dono dell’amicizia” - Queriniana – euro 9.00

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