Sondrio, 24 febbraio 2017   |  
Opinioni   |  Salute

Il vero diritto? È quello della donna alla maternità responsabile

di Gianfranco Cucchi

A proposito del polverone sollevato da un bando dell'ospedale San Camillo che ricerca medici non obiettori, quindi disposti a praticare aborti

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Nella vicenda dell’assunzione di ginecologi solo obiettori è passato in secondo piano il diritto della donna alla maternità responsabile. Tutti i pro parlano di diritto all’aborto, tecnicamente Ivg, ma si dimenticano che lo spirito della legge, al primo obiettivo, pone la rimozione da parte dei servizi territoriali e degli enti locali, di tutti quegli ostacoli che non consentono la prosecuzione della gravidanza.

Nessun intellettuale dei pro ha avuto il coraggio di dire che in questi anni non si è fatto nulla, se non sporadiche esperienze, per aiutare la donna a superare questi ostacoli. Perché tutti riconosco che l’aborto è comunque un atto estremo che può avere delle ripercussioni sull’integrità psico-fisica della donna, ma pochi si adoperano per rendere questo atto consapevole.
Un ginecologo non obiettore affermava che la sua coscienza non gli consentiva più di praticare l’ I.V.g. perché questa era diventata una forma di contraccezione tardiva ed era sempre più affrontata da donne giovani e non consapevoli di quello che stavano facendo e che quindi non bastava soltanto porre una firma su un modulo asettico.
Fa riflettere il fatto che nel mondo l’Ivg è legale in una parte minoritaria di nazioni e vi sarà bene un motivo.
Le organizzazioni femminili dovrebbero rivendicare il diritto alla donna di essere sostenuta sul piano economico, lavorativo, relazionale, famigliare per portare a termine la gravidanza. È opportuno riflettere che viviamo in una società che sta morendo, con la natalità sottozero e se non fosse per il contributo delle donne extracomunitarie molti nostri punti nascita, molte nostre scuole, potrebbero chiudere.
Si tratta della scelta di famiglie numerose che pongono in primo piano la vita e non l’ avere un macchina sempre piu grande, una casa con quattro bagni ed uno stipendio sempre maggiore.
Ma non si può non stigmatizzare la scelta di procedere ad un concorso con la clausola di eliminare i ginecologi obiettori, come una prassi discriminatoria. Poniamo che in quello ospedale ci siano 10 medici incaricati da anni, cioè precari, che giustamente aspirano ad un posto di ruolo a tempo indeterminato e che siano obiettori quelli con più titoli o più bravi: questi non potrebbero partecipare al concorso. Perché porre questa clausola che viola la liberà di coscienza del medico, tutelata anche questa da una legge dello stato, e il suo codice etico che mette al primo posto “primum non nocere” ? Si rischia che la politica burocratica condizioni la pratica medica e le scelte che fanno capo al codice etico-professionale del medico, costituendo un precedente che richiama allo stato etico che ha già provocato danni che tutti conosciamo. E poi quale professionalità viene assicurata a medicii ginecologi che si dedicano solo all’Ivg?
Ci possono essere altre misure per garantire queste servizio come l’attivazione di consulenza professionali e la turnazione di medici non obiettori dagli altri ospedal

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