Lecco, 17 giugno 2017   |  
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Il Web? Può anche seminare morte, purtroppo

di Alberto Comuzzi

L'ingegner Marco Milani, fondatore e titolare di Ideatech, azienda lecchese che sviluppa soluzioni informatiche personalizzate, con grande onestà intellettuale mette in guardia dai pericoli che la Rete può generare e consiglia il mai superato antidoto: l'educazione all'uso eticamente appropriato delle nuove teconologie.

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Marco Milani, al centro, attorniato dai suoi collaboratori

«La scuola del sociologo della comunicazione Marshall McLuhan (1911-1980) vede Internet come "prolungamento" all’esterno del nostro cervello ed è un dato incontrovertibile che nel giro di pochi decenni la Rete ha sostanzialmente mutato il modo di pensare e di agire di miliardi di persone». Chi parla è Marco Milani, affermato ingegnere informatico che nel 2002, all’età di 27 anni, a Lecco, ha fondato Ideatech, dinamica azienda che sviluppa soluzioni informatiche personalizzate.

Grazie al suo spirito imprenditoriale oggi Ideatech dà lavoro ad una ventina di persone, tra dipendenti e collaboratori, specializzati in diverse aree di software di base o applicativo e di sistema.

Nel suo ufficio di via Lorenzo Balicco l’Ingegnere spiega, al cronista che è venuto ad intervistarlo, i pericoli della Rete che ogni utente dovrebbe conoscere, oltre che in autotutela personale, per evitare guai seri, per esempio, ai propri figli, soprattutto minorenni perché appartengono alla prima generazione naturalmente digitalizzata.
Bambini di tre, quattro anni che giocano disinvoltamente con il cellulare di mamma e papà e che vanno alla ricerca di questo o quel programma non sono più eccezioni, ma utenti ordinari.

Dice Milani: «Internet ha reso globale la comunicazione, con tutto ciò che questo comporta. I vantaggi che ha portato nel creare connessioni tra le persone sono sotto gli occhi di tutti; ma anche gli svantaggi, che sono insiti in tutte le realizzazioni umane, si sono dimostrati enormi in virtù proprio della “forza” gigantesca che la Rete ha di propagare la comunicazione. Un tempo i genitori avevano il problema di avvertire i propri figli a non frequentare compagnie o luoghi pericolosi, di istruirli a “non accettare caramelle da sconosciuti”. Oggi gli ammonimenti educativi si scontrano con pericoli ben più grandi e insidiosi come quelli di taluni programmi proposti dalla Rete».

Il pensiero va a quel “Blue Whale” (balena blu), il gioco online che istiga al suicidio. Il suo autore, uno studente di psicologia russo, è attualmente in carcere per avere indotto 157 giovani a togliersi la vita dopo averne obnubilato la mente attraverso un percorso di cinquanta prove.

Nella rete della “balena blu” sarebbe finita anche una tredicenne di Pescara, fortunatamente salvata in extremis da alcune coetanee allarmate da certe ferite alle braccia che la ragazzina s'era procurata prima di compiere l'ultima prova prevista dall’orribile gioco diffuso in Internet: togliersi la vita.

Da qualche parte si obietta che “insani gesti” siano compiuti da persone psicologicamente deboli o comunque predisposte ad atti di autolesionismo. Opinione sicuramente fondata, ma che nulla toglie alle preoccupazioni di chi sostiene che, purtroppo, in Rete girano messaggi subdoli e straordinariamente invasivi generati da soggetti malvagi che istigano ad azioni malefiche.

«Il vero problema è l’educazione dei genitori», è ancora l’ingegner Milani che parla. «Oggi padri e madri devono conoscere i meccanismi della Rete. I primi da educare nell’acquisire le competenze sui vari mezzi sono proprio i genitori. Spetta a loro e solo a loro conoscere la vita online dei figli. La questione non è “se hai fatto i compiti ti lascio usare il computer, il tablet o lo smartphone per mezz’ora”, oppure “ ti inibisco tecnicamente, attraverso taluni filtri, la possibilità di navigare in certi programmi o aree della rete”.

No – sottolinea con forza Milani –, la questione vera è l’educazione e i valori che la sostengono, anche perché per quanto si possano bloccare alcuni accessi, programmi o messaggi pericolosi arrivano anche casualmente, o per sbaglio, in Rete».

Il problema per il fondatore di Ideatech è dunque principalmente etico, vale a dire quello di un uso appropriato di ciò che la Rete offre, oltre che della sua conoscenza.
L’obiettivo deve quindi essere non “come faccio a controllare mio figlio”, ma “come lo educo”. Chiosa Milani: «I figli hanno una presenza fisica nel mondo, ma ne hanno anche una virtuale nell’online. Si tratta di conoscerla per educarla».

È lodevole e di buon auspicio il fatto che un’esperto come l’ingegner Milani, che vive di software, ponga con fermezza la questione educativa nell’uso di Internet, strumento che ha, di fatto, introdotto la quarta rivoluzione industriale.

Il progresso tecnologico è inarrestabile e solo un supplemento d’anima (educazione ai valori) ne potrà contrastare gli inevitabili pericoli e distorsioni.

 

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