Sondrio , 26 ottobre 2016   |  

In Valtellina c'è un alto tasso di legalità. Parola del Questore

di Alberto Comuzzi

Il dottor Gerardo Acquaviva, che dallo scorso mese di Giugno dirige la Questura di Sondrio, ha rilasciato al nostro giornale l'intervista in esclusiva che qui pubblichiamo.

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Gerardo Acquaviva, Questore di Sondrio

Gerardo Acquaviva, 57 anni, una laurea in Scienze Politiche e un master in Scienza dell'Amministrazione Pubblica, sposato, due figli (di 22 e 25 anni), è il vicino di casa che tutti vorrebbero avere. Volto pacioso, modi garbati, eloquio sobrio a sostegno di ragionamenti pacati sono i tratti salienti della sua persona che, se non sapessimo essere il Questore di Sondrio, potremmo tranquillamente identificare nella classica immagine del gentleman inglese che la cinematografia britannica ha così bene divulgato in centinaia di fortunate pellicole.


«Contrariamente allo stereotipo che vuole il poliziotto come una persona che, fin da bambino, sogna di diventare un uomo della legge», ci dice mentre ci fa accomodare nel suo ufficio di via Nazario Sauro a Sondrio, «io sono entrato nella Polizia di Stato partecipando ad un concorso che si teneva pochi giorni dopo la data della mia laurea. S'è trattato d'un fatto casuale più che di una scelta razionale, anche se, fin da giovane, è maturato in me il fermo convincimento che qualsiasi attività avessi intrapreso da adulto sarebbe comunque stata a favore del prossimo. Ho sempre creduto – e tuttora credo – che il lavoro, svolto con serietà a favore degli altri, migliora innanzi tutto noi stessi, arreca un beneficio a chi c'è vicino e riesce pure a contagiare positivamente l'ambiente che ci circonda».


Orfano all'età di tre anni, terzo di cinque figli, Gerardo Acquaviva ha dovuto maturare in fretta badando a non perdere tempo soprattutto nello studio. Le difficoltà, quando non sfiniscono, temprano e aiutano a discernere il vero bene, dal vero male. «Mai avrei immaginato di trovarmi un giorno a dirigere la Questura di Sondrio», confida con un sorriso disarmante, «quando, nel 1983, poco più che venticinquenne, varcai per la prima volta gli Uffici del Terzo distretto di Milano. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e, grazie anche al conforto e alla pazienza di mia moglie e dei miei figli che mi hanno sempre seguito in ogni destinazione, ho percorso la carriera di funzionario dello Stato acquisendo via via esperienza nei diversi incarichi affidatimi negli uffici di Polizia giudiziaria, della Digos (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali) e di dirigente della Sezione scorte». Il dottor Acquaviva ha operato in numerose città. Tra le altre: a Maragna in Puglia (dove ha avuto l'opportunità, insieme ad altri colleghi molto professionali, di disarticolare la cosiddetta Sacra Corona Unita), a Jesolo in Veneto, a Roma e a Cremona.


Se gli si chiede quale sia il merito che più si riconosce in tanti anni di attività, il Questore risponde con grande umiltà che «alla base di ogni successo di contrasto alla criminalità, non c'è mai un singolo “eroe”, ma il lavoro collettivo di un gruppo di persone coordinate da un dirigente che risulta tanto più esperto quanto più ha avuto occasione di formarsi in contesti e situazioni diverse».
In meno di cinque mesi di presenza a Sondrio (il suo insediamento è avvenuto lo scorso Giugno), il dottor Acquaviva s'è fatto un'opinione precisa del territorio che, sotto il profilo dell'ordine pubblico, non desta particolari preoccupazioni, «grazie anche all'ottimo lavoro svolto», tiene a precisare, «dai colleghi che mi hanno preceduto e, insieme a loro, alle altre Forze dell'Ordine: Carabinieri, Finanza, Polizia provinciale, polizia comunale, tutte dirette da qualificati comandanti». Parole di stima il Questore pronuncia pure per il prefetto Giuseppe Mario Scalia, del quale ammira «la competenza, l'equilibrio e la saggezza nell'espletamento delle sue alte funzioni di coordinamento» e per il pool di Magistrati sondriesi «che senza clamore svolgono il delicato compito di amministrare quella giustizia che i cittadini si aspettano, soprattutto quando si sentono lesi nei loro diritti». Così come «ottima è la collaborazione», che il Questore vuol sottolineare, «sia con le varie rappresentanze sindacali, sia con i diversi amministratori dei Comuni e della Provincia con i quali ho avuto modo già di collaborare».
La recente visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stata motivo di grande soddisfazione per Gerardo Acquaviva perché l'intera macchina della sicurezza, oltre a mostrare la propria efficienza, non ha dovuto fare ricorso al supporto di altre Prefetture o Questure.


Per il Questore di Sondrio “armonia” e “coordinamento” sono le paroline magiche che dovrebbero risuonare nell'animo di ogni funzionario di Polizia. Nasce da questa consapevolezza l'efficace collaborazione con i colleghi svizzeri «con i quali ci scambiamo informazioni e persino servizi di controllo alla frontiera in talune ore della notte, ma», precisa, «sempre nel rigoroso rispetto dei protocolli redatti dei rispettivi Apparati di sicurezza».

Quanto ai Valtellinesi e ai Valchiavennaschi il dottor Acquaviva non ha dubbi: «Posseggono un elevato senso della legalità e il compito delle Forze dell'Ordine è di tutelarlo. Storicamente la Valtellina e la Valchiavenna non hanno generato focolai di delinquenza, ragione per la quale la nostra attenzione è rivolta a due tipi di possibili malviventi: quelli che vengono da province limitrofe per commettere reati (e, subito dopo, rifugiarsi nei luoghi di provenienza) e gli immigrati clandestini, cioè coloro che senza documenti di riconoscimento e neppure titolo per restare nel nostro Paese, per sopravvivere possono più facilmente diventare preda della criminalità. Sia chiaro però che clandestino non è sinonimo di criminale. Discorso totalmente diverso riguarda invece l'atteggiamento che io e i miei collaboratori teniamo nei confronti dei richiedenti asilo. Per molti di costoro posso testimoniare che non pochi miei agenti hanno comportamenti che vanno ben oltre la semplice accoglienza».


L'alto senso civico e il conseguente forte assoggettamento alle regole delle popolazioni valtellinese e chiavennasca è confermato anche dal grande favore con cui è stata accolta la campagna contro la violenza sulle donne lanciata dalla Polizia di Stato. Delle 15 Questure pilota scelte per promuovere l'iniziativa, quella di Sondrio è risultata la prima sostenuta con convinzione da associazioni, enti, scuole e singoli cittadini.
I reati contro il patrimonio, i furti, permangono però la piaga insanabile dell'intera provincia, osserviamo. «Purtroppo, sì», ammette il Questore con malcelata amarezza. «I ladri e i ladruncoli sono la nostra vera spina nel fianco. Con il paziente lavoro intrapreso, però, prima o poi li becchiamo. Non vogliamo che il territorio diventi appetibile per la criminalità, anche se piccola. Sì, prima o poi li becchiamo», sussurra, quasi a nascondere una promessa fatta a sé stesso.

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